Germania domani al voto: l’incerto dopo Merkel anche per l’Europa

da Remocontro, 26 settembre 2021

Le elezioni di domani in Germania, per rinnovare i rappresentanti del Bundestag, segnano la fine dell’era Merkel. Tra sondaggi dell’ultim’ora e ipotesi di alleanze, l’Europa attende l’esito del voto con il fiato sospeso. Cosa possiamo attenderci, cosa dobbiamo temere.

Fine era Merkel ma ancora pandemia

La Germania al voto, in un’elezione federale che segna la fine dell’era Merkel dopo 16 anni alla guida del paese, lasciando il suo Paese e l’Europa alle prese con una situazione estremamente difficile. «A un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, reduci da uno dei peggiori disastri naturali della recente storia europea e tra crescenti tensioni internazionali», la sintesi ISPI.

Leader tra le più popolari al mondo

Secondo un recente sondaggio del Pew Research Centre, Angela Merkel gode dell’80% della fiducia degli intervistati a livello mondiale, ma lascia senza un ‘erede designato’ e la partita è totalmente aperta. Anzi, con la quasi certezza che nessuno dei partiti favoriti otterrà una vittoria che gli consenta di governare da solo. Ed è dalle alleanze che comporranno la futura coalizione che dipenderà il nome del prossimo cancelliere del paese, prima economia europea, all’indomani dell’addio alla politica di Angela Merkel.

Erede all’altezza cercasi

Dopo settimane passate in pole position –sempre sondaggi, ovviamente-, il cristianodemocratico Armin Laschet e la verde Annalena Baerbock, contendenti della vigilia, si sono visti sorpassare da Olaf Scholz. Il candidato social democratico, attuale vicecancelliere, decretato vincitore dei tre dibattiti televisivi – l’ultimo ieri sera – è apparso più convincente, più preparato e rassicurante agli occhi dell’elettorato tedesco. Primo nei sondaggi, ha puntato la sua corsa su proposte di sinistra, ma puntando alla continuità con Merkel.

Sondaggi, per quel che valgono

Con il 25% di preferenze nelle intenzioni di voto, il vantaggio di Olaf Scholz è ormai stabile da settimane. L’Unione Cdu-Csu -il partito della Merkel-, invece è ferma al 22%, in crescita di un punto percentuale negli ultimi sette giorni, seguita dai Verdi, al 16%. I liberali della Fdp sono in calo di un punto all’11%, pari con l’estrema destra AfD, mentre il partito di sinistra della Linke è pericolosamente precipitato al 6%, appena un punto sopra la soglia di sbarramento.

L’avanzata di Sholz è stata talmente impetuosa da spingere la cancelliera uscente a un sostegno scoperto e poco istituzionale ad Armin Laschet, il candidato deludente del suo partito, contro la possibilità di un governo tutto socialdemocratico.

Tante possibili coalizioni

L’ipotesi più diffusa è ancora una ‘Große Koalition SPD-CDU’, ma con premier socialdemocratico. Ma la frammentazione del voto porta molti a ritenere che il prossimo governo sarà un’alleanza a tre. E qui si sfiorano formule e colori calcistici. Coalizione ‘Giamaica’ dai colori tradizionali di Cdu-Csu, Verdi e Fdp (rispettivamente nero, verde e giallo), la Kenya tra Cdu-Csu, Spd e Verdi, e la coalizione ‘Germania’, formata da Union, Spd e Fdp. Ma c’è anche chi scommette su quella ‘a semaforo’, composta cioè da Spd, Verdi e Fdp, mandando la Cdu all’opposizione dopo 16 anni di governo.

Tutti candidabili, neonazi esclusi

Fatta eccezione per la destra radicale di AfD, con cui nessun partito si è detto disposto a collaborare, tutti i principali partiti in lizza sembrano avere delle chances per entrare al governo. Spd e Cdu-Csu, ovviamente, il gara per il cancellierato. Incertezza e maggior partecipazione. «Di certo si tratterà di un’elezione molto partecipata», segnalano gli analisti dell’Ispi. Le aspettative di affluenza ai seggi superano il 70% degli aventi diritto mentre il voto per corrispondenza, già diffuso nelle precedenti tornate, è stato rafforzato dalla crisi sanitaria, e oltre metà dei tedeschi, quando domenica si apriranno i seggi, potrebbe aver già votato.

L’Europa trattiene il fiato

Con l’uscita di scena di Angela Merkel l’Europa perde un leader che ha saputo indirizzare l’intero continente durante anni difficili. Vero che tutte le probabili alleanze post-voto produrranno coalizioni convintamente europeiste, salvo diverso peso dei protagonisti. E l’incertezza si somma ad alcune paure. La Germania che uscirà dalle urne sarà ancora paladina di quel Patto di Stabilità ancora al centro di un braccio di ferro tra i paesi dell’Unione?

Poi le incognite Francia e Italia

 Alle elezioni tedesche seguiranno in primavera quelle francesi, la prossima primavera, con il presidente Macron non saldissimo in sella. Altro timore europeo, che “Super Mario” Draghi lasci l’incarico di primo ministro italiano per la Presidenza della Repubblica, «innescando un’altra tornata elettorale in cui, come oltralpe, i populisti nazionalisti potrebbero ottenere buoni risultati». Ma non c’è….?…del peggio che spaventa.

Democrazia sotto esame

Dall’esame di democrazia alla democrazia sotto esame. «Se la democrazia in Europa dimostrerà di non funzionare, i giovani europei cercheranno modelli alternativi», avverte Timothy Garton Ash sulle colonne del Guardian. «Il 53% dei giovani europei già afferma di ritenere che gli stati autoritari siano meglio attrezzati delle democrazie per affrontare il riscaldamento globale». Affermazioni da paura. La sfida dell’Europa è dimostrare il contrario, e non solo per la crisi climatica.

Domani tutti a Berlino

Anche Joe Biden, Xi Jinping e Vladimir Putin osserveranno con grande attenzione quanto accade nel cuore dell’Europa, pronti a cogliere eventuali segni di debolezza. Non tutti e non sempre da amici.  

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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