Geopolitica del clima, tanti bla bla bla, promesse e tradimenti. Tra Milano e Glasgow ultima chiamata

da Remocontro, 1 ottobre 2021

Da ieri a sabato a Milano l’incontro di un selezionato gruppo di governi per la pre-COP26. L’evento parte subito dopo la fine di Youth4Climate, dove 400 giovani attivisti hanno chiesto di «chiudere le industrie alimentate da fonti fossili entro il 2030».

Disuniti per il clima

La pre-COP è l’avvio di negoziati sempre più serrati che, passando per il G20 italiano di ottobre, porteranno alla COP26 di Glasgow di novembre. Sarà lì che i governi di tutti i paesi Onu dovranno dichiarare i propri nuovi obiettivi vincolanti di medio periodo nella lotta al cambiamento climatico. O almeno provarci.

“Bla, bla, bla”

Ieri la giovane svedese Greta Thunberg non è andata per il sottile, e le sue parole di scherno nei confronti dei governi mondiali sono finite in prima pagina. Promesse tante, interventi reali pochi, l’accusa più che provata. Dal 2020 tantissimi paesi hanno annunciato obiettivi di ‘neutralità climatica’ al 2050 (tra cui Ue e Usa) o “carbonica” al 2060 (la Cina). E a settembre Biden ha promesso di raddoppiare i fondi americani per aiutare i paesi più poveri ad affrontare la transizione, da 5 a 11 miliardi. Ma siamo ancora lontani.

Chi rema contro (ma non come noi)

Perché c’è chi fa poco, e persino chi rema contro, denuncia ISPI. Con obiettivi “troppo ambiziosi” – la difesa al ‘piano piano, poco a poco’- le ragioni spesso vitali dei grandi esportatori di fonti fossili: da paesi stabili come Arabia Saudita alla Russia (entrambi membri del G20), a quelli attraversati da crisi come Libia, Iran e Iraq. Per loro, il “futuro verde” sarà complicato.

Eppur qualcosa si muove

Roma e Londra alleate, e le promesse a livello G20 negli ultimi mesi si sono moltiplicate. E il riscaldamento globale potrebbe fermarsi a +2,1 gradi nel 2100, anziché toccare i +2,8 come avverrebbe senza ulteriori riforme.
Ma l’accordo di Parigi prevedeva uno sforzo ancora superiore, a +1,5°, e per arrivarci servirebbero investimenti per 100 trilioni di dollari in 30 anni.

L’aumento delle bollette

Ma oggi c’è un altro problema: l’aumento delle bollette, in Europa e nel mondo. Che rischia di raffreddare la “voglia di transizione” proprio a ridosso di COP26, l’ormai prossimo vertice planetario di Glasgow.

Allarme clima ‘codice rosso’

Il rapporto sul clima pubblicato ad agosto dal Panel intergovernativo delle Nazioni Unite è un “codice rosso” per l’umanità. La temperatura del nostro pianeta si è già innalzata di 1.1 gradi rispetto ai livelli pre-industriali e l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1.5 gradi, come stabilito alla Conferenza di Parigi del 2015, fallirà già nel 2040 se non si procederà immediatamente a tagli massicci delle emissioni di anidride carbonica.

Chi muore di Covid senza vaccini

Quella sull’ambiente è una grande partita geopolitica perché i Paesi in via di sviluppo non accetteranno di parlare di clima finché non vedranno progressi sul fonte dei vaccini e della ripresa economica. Se non ci aiutate nella pandemia, dicono, perché dovremmo credere alle promesse occidentali per il futuro? Gli si chiede di cambiare radicalmente il modello di sviluppo per indirizzarsi verso qualcosa di incerto che noi stessi non abbiamo ancora realizzato, denuncia Luigi Ippolito sul Corriere della sera.

Soldi soldi soldi

Per saltare direttamente a una economia pulita i Paesi emergenti hanno bisogni di accesso a capitali e risorse umane: « Non è una questione di sussidi» spiegano gli esperti, «ma di fornire capacità finanziaria a quei Paesi per investire in tecnologie verdi, assieme alla capacità tecnologica. Paesi come l’India o il Bangladesh oppure il Pakistan devono avere la fiducia che se passano alle energie rinnovabili le luci resteranno accese, detto brutalmente».

Poi la logica di Potenza

RealpolitiK: «al momento la Cina sta fornendo molto più sostegno alle vaccinazioni nei Paesi in via di sviluppo che gli occidentali e dunque quei Paesi non faranno pressioni sulla Cina mentre ricevono i vaccini da loro». Ma anche una contrapposizione frontale con Pechino non porterebbe nulla di buono : «Se noi andiamo verso una nuova guerra fredda, la Cina non avrà spazi di manovra e non avrà incentivi a cambiare».

Triangolo virtuoso fra tanti vizi?

«Il triangolo su cui costruire una politica climatica di successo è Usa-Ue-Cina: non abbiamo chance se queste tre componenti non lavorano assieme in una maniera cooperativa. Non c’è al momento comprensione a livello governativo in Occidente di quanto sia importante guardare attraverso l’intero spettro geopolitico e non vedere il cambiamento climatico come un problema a se stante».

Cop26 del 2021 è l’ultima chiamata

«Non vediamo abbastanza paura sulle facce dei diplomatici: è difficile vedere come si rimetterebbero assieme gli sforzi, dato l’attuale contesto globale e il dilagare dei populismi. Non pensate che si possa tentare di nuovo dopo questa volta»

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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