GeD sul contratto dei giornalisti: “Solo un piccolo passo ma è tempo di rivedere i diritti”

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Sono molti anni ormai che la FNSI è costretta ad accettare “contratti di contenimento”, come il Segretario generale Siddi ha definito quello siglato giorni fa con gli editori. Che sia molto difficile ottenere un giornalismo di qualità nelle condizioni contrattuali ed extra-contrattuali in cui si svolge il lavoro quotidiano della maggioranza dei colleghi non vi sono dubbi.  Questa vertenza si è conclusa senza scioperi che la categoria, sempre più debole e divisa, non potrebbe neppure permettersi. D’altra parte, senza il sostegno dell’opinione pubblica e “fino a quando i giornalisti non avranno voglia e forza per lottare – come scrive Vittorio Roidi nell’articolo che segue – non si andrà lontano” (nandocan).

****di Vittorio Roidi, 28 giugno 2014 – Un fatto positivo, nello scenario desolante della nostra informazione. Tutto sommato, la sigla del nuovo contratto nazionale può essere definita così. Nessun entusiasmo, ma un accordo che si presta a considerazioni favorevoli: la categoria resta unita; non si sfascia sotto i colpi della crisi; comincia a mettere riparo all’obbrobrio delle collaborazioni da pochi euro; ottiene dal governo quei fondi che possono aiutarla a sostenere l’Inpgi e gli ammortizzatori sociali.

E’ costato molta fatica, il contratto. Secondo gli editori poteva anche scomparire. E anche i giornalisti italiani si sarebbero trovati come quelli di tante altre nazioni, dove ciascuno deve vedersela con la propria azienda (quando ce l’ha) non esistendo un contratto nazionale di lavoro. Invece gli editori sono stati costretti a trattare. Le garanzie e gli istituti fondamentali non sono toccati e per la prima volta si riesce a regolamentare il lavoro autonomo. La remunerazione è poca cosa – se si pensa a quanto guadagnano una colf o un imbianchino – ma il passo avanti è evidente.

All’interno della Giunta federale ci sono stati contrasti. I rappresentanti dei free lance chiedevano un minimo più alto. L’hanno chiamata “svendita” e non hanno torto, ma la forza per ottenere di più il sindacato non l’aveva. Potrebbe essere, invece, un buon terreno da dissodare nei contrati aziendali.

La Fieg ha dimostrato buon senso, ben sapendo che i 120 milioni di euro messi sul tavolo dal Sottosegretario Lotti sarebbero arrivati solo dopo la sigla dell’accordo contrattuale. E quei soldi servono per dare fiato all’Inpgi e sostegno agli ammortizzatori sociali, ai quali gli editori fanno spesso ricorso. La fissa sembra ormai tramontata, ma di fronte alle difficoltà delle aziende qualche sacrificio andava fatto.

Un “contratto di contenimento” lo ha definito il Segretario Franco Siddi. Non va dimenticato che la trattativa si è svolta senza scioperi, che la categoria non sarebbe stata in grado di affrontare senza spezzarsi in tanti tronconi. Il punto è lì: fino a quando i giornalisti non avranno voglia e forza per lottare, non si andrà lontano. Un tempo, nelle stagioni nelle quali le vacche erano magre, il sindacato ne approfittava per migliorare la parte professionale del contratto, quella dei diritti, che da molti anni non viene toccata (l’articolo 6 sui poteri del direttore, il 34 sui Cdr….). Speriamo che la crisi economica del settore lasci un po’ di respiro. Intanto sarebbe tempo di rilanciare e ripensare anche gli istituti fondamentali. Ma ci vuole una spinta nuova, un’energia che non sembra esistere né nelle redazioni né nel sindacato.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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