Gaza 10mila sfollati e 125 uccisi. Proteste e morti in Cisgiordania. La guerra dispari

di Remocontro, 15 maggio 2021

Situazione umanitaria gravissima, almeno 200 gli edifici colpiti dai raid israeliani. Ancora razzi di Hamas su Israele. In Cisgiordania i soldati sparano contro i dimostranti: 10 morti. Conflitto in una nuova fase con l’offensiva lanciata nella notte dalle forze aeree e terrestri contro l’enclave palestinese. Non un’invasione, con un equivoco probabilmente voluto.
La diplomazia, intanto, stenta a far sentire la sua voce. Solo domenica riunione del Consiglio di sicurezza Onu, rinvio su richiesta Usa.
Washington appare in una posizione di imbarazzo, stretta fra l’appoggio all’alleato israeliano e la necessità di mantenere una posizione equilibrata per evitare l’isolamento.

Bombe su Gaza e guerra civile 

«Almeno 10.000 palestinesi sono fuggiti e altri lo faranno nei prossimi giorni seguendo il copione del 2014 quando fiumi di persone si misero in marcia per sottrarsi ai bombardamenti dell’operazione Margine Protettivo. Il premier Netanyahu ripete che la campagna militare andrà avanti per dare una dura lezione ad Hamas. A Gaza sono i civili a pagare il prezzo più alto dei bombardamenti. 125 fino a ieri sera, tra i quali 31 ragazzi e bambini e 20 donne. I feriti sono oltre 900. Più di 200 edifici sono stati distrutti negli ultimi cinque giorni», sintesi NenaNews. E la cronaca di Michele Giorgio regista anche 8 i morti e decine i feriti in Israele per i razzi di Hamas.

Rivolta contro l’occupazione militare

Ieri sangue anche in Cisgiordania senza bombardamenti ma rabbia diffusa, alla vigilia della Nakba, la commemorano la perdita della terra e l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi profughi.«Migliaia di persone, in maggioranza giovani, hanno manifestato in oltre venti località contro l’occupazione e contro le frequenti scorribande dei coloni israeliani nei villaggi palestinesi. Ai lanci di sassi e bottiglie che partivano da dietro le colonne di fumo nero dei copertoni in fiamme, i militari israeliani hanno risposto sparando: dieci i palestinesi uccisi, decine di feriti. In serata si è aggiunta un’undicesima vittima, colpito, dicono i palestinesi, dal fuoco dei coloni israeliani a Iskaka (Salfit)».

Diplomazia assente, Biden in imbarazzo

Solo domenica pomeriggio la riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che si doveva tenere venerdì. Slittamento imposto dagli Stati “per dare tempo alla diplomazia”. Ma quale diplomazia? «Washington appare in una posizione di imbarazzo, stretta fra l’appoggio all’alleato israeliano e la necessità di mantenere una posizione equilibrata per evitare l’isolamento», sottolinea Avvenire. E ora Il segretario di Stato Blinken, esprime «profonda preoccupazione per la violenza nelle strade di Israele». Poi concede qualcosa anche alla parte palestinese: «Riteniamo che israeliani e palestinesi abbiano diritto in eguale misura a libertà, sicurezza, dignità e prosperità».

Non è una guerra alla pari

«Guerra, conflitto di lunga durata fra forze che hanno una potenza militare almeno paragonabile». ‘Guerra asimmetrica’ a voler forzare. Ciò che sta accadendo tra Israele e le enclavi palestinesi è tutto dispari. Alcuni dati tecnici del Post. Israele può contare su tecnologie militari molto avanzate, come droni sofisticati e sistemi per raccogliere informazioni di intelligence da usare per compiere attacchi aerei mirati su Gaza, e su un sistema di difesa antimissilistico, Iron Dome, che finora ha intercettato la stragrande maggioranza dei razzi sparati dalla Striscia. I gruppi armati palestinesi stanno invece impiegando armi molto rudimentali, per lo più razzi terra-terra e non guidati, a differenza dei missili israeliani che sono guidati.

Arsenali fa da te contro super potenza

Commentando le differenze miliari tra Israele e Hamas, il Financial Times ha scritto che «Hamas, con i suoi razzi fatti in casa, i suoi soldati male armati e il suo esercito affamato di denaro, sta affrontando la forza aerea israeliana, la più potente di tutto il Medio Oriente, e sta rischiando l’inizio di un’invasione di terra». Per ora Israele non ha escluso l’ipotesi di un intervento terrestre, e ha ammassato i suoi soldati ai confini con la Striscia: anche sotto questo aspetto la differenza numerica, di addestramento e di equipaggiamento tra i soldati dei due schieramenti è notevole, seppure i combattimenti in uno spazio urbano riducano spesso la sproporzione di forze tra le parti in guerra.

Quando la superiorità militare non basta

Superiorità militare non significa necessariamente la certezza di una vittoria netta, come ha dimostrato anche l’ultima guerra combattuta tra gruppi armati palestinesi e Israele nel 2014, ricorda sempre il Post. «La Striscia di Gaza è uno dei territori più densamente abitati al mondo – 2 milioni di persone in un’area di 365 km², cioè più di 4mila abitanti per km² – e le strutture militari di Hamas, del Jihad Islamico e degli altri gruppi palestinesi sono nascoste negli edifici civili, rendendo più difficile la loro distruzione»

La guerra del 2014 andò avanti per 67 giorni, furono uccisi più di 2mila palestinesi e 73 israeliani, soprattutto soldati. Da allora politica e diplomazia sembrano avere prodotto solo un semplice rinvio di guerra.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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