G7 mezzo pieno o mezzo vuoto? Sette Grandi a metà

da Remocontro, 14 giugno 2021

Cronache radiotelevisive fatte dai comunicati ufficiali, alchimia nota per addolcire i disaccordi ed esaltare le mezze misure facendone esaltanti obiettivi raggiunti. Questa volta neppure i comunicati ufficiali sono riusciti a far apparire questa G7 una cosa grande. La bottiglia piena a metà.
25 pagine di promesse, dal «porre fine alla pandemia entro il 2022» al «proteggere il pianeta sostenendo una rivoluzione verde». E una «agenda condivisa per un’azione globale». Ma come detto da sommario, attenti al lupo. Cornovaglia 2021 difficilmente passerà alla storia.
La guerra alla Cina chiesta dagli Stati Uniti, guerra commerciale tanto per iniziare, solo un po’, ed educatamente.

Tante promesse

25 pagine di promesse, dal «porre fine alla pandemia entro il 2022» al «proteggere il pianeta sostenendo una rivoluzione verde». E una «agenda condivisa per un’azione globale». Ma come detto da sommario, attenti al lupo. Cornovaglia 2021 difficilmente passerà alla storia.

Il cattivo numero 1

La guerra alla Cina chiesta dagli Stati Uniti, guerra commerciale tanto per iniziare, non si farà. Dalla minacce alle esortazioni, che sono ben altra cosa. «Rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali, specialmente in relazione allo Xinjiang, garantendo un alto livello di autonomia per Hong Kong». Giusto e doveroso dirlo. «Ma allo stesso tempo -su forte spinta europea- si apre alla «collaborazione in aree di reciproco interesse per le sfide globali condivise, in particolare il cambiamento climatico e la biodiversità perduta».

Il cattivo numero 2

Quanto alla Russia, «stop alle sue attività maligne», definizione molto creativa per le sue presunte interferenze nei sistemi democratici di altri Paesi, «e ad adempiere ai suoi obblighi e impegni internazionali in materia di diritti umani». Detto ciò, «è interesse del G7 avere relazioni stabili e prevedibili con Mosca, con cui continueremo a impegnarci nelle aree di comune interesse».

Nuova geografia politica

‘Democrazia euroatlantica’, e non più e solo Atlantica per non equivocare con l’alleanza militare Nato su cui faranno finta di essere tutti d’accordo da domani (ma l’Ucraina No). Prioritaria negli interessi americani, nonostante le cortesie di Biden rispetto alla sgarberie di Trump, resta l’area dell’Indo-Pacifico. Il Giappone alleato chiave sempre Usa, e quel miscuglio Indo-Pacifico, che non chiama per nome né la Cina né l’India, ambedue eventuali amicizie pericolose.

Multilateralismo Biden Blinken

Il presidente Usa Joe Biden, alla sua prima missione internazionale, prova a rilanciare il multilateralismo, ma sempre e rigorosamente a guida americana. Ma i leader europei sono a loro volta ‘multilaterali’ e, salvo l’estroso ma poco credibile padrone di casa, «non escono completamente assoggettati alla linea americana», il commento più diffuso della stampa internazionale.

Contro la Cina, ’concorrenza’

La Casa Bianca avrebbe voluto una posizione più dura nei confronti del regime cinese, ma –oltre alle esortazioni già citate nel documento finale, sul piano commerciale ed economico si parla di «concorrenza». Concorrenza economica che vale per tutti, il messaggio sottinteso che attraversa l’Atlantico.

Merkel dura e Draghi soft, ma uniti

Sia Angela Merkel, scottata dalla forzatura Usa sul gasdotto dalla Russia, sia Mario Draghi, dichiaratamente più filo atlantico, nelle rispettive conferenze stampa finali, parlano di «collaborazione con Pechino», anche se «in modo franco», a mettere assieme diritti umani e affari. Draghi e il prossimo G20 italiano: «Dovremo lavorare con la Cina in vista del G20, degli impegni climatici, della ricostruzione del mondo dopo la pandemia». Angela Merkel: «La ratifica dell’accordo sugli investimenti Ue-Cina è ancora possibile».

Vaccini, Big Pharma e un po’ di carità

Restano i brevetti sui vaccini, ma i sette certamente più ricchi promettono un miliardo di dosi ai Paesi poveri e in via di sviluppo. «Tanti ma ampiamente insufficienti per risolvere il dramma, visto che occorrono altri 10 miliardi di vaccini per immunizzare il 70% degli abitanti della Terra e raggiungere l’immunità di gregge a livello globale», sottolinea Giulia Belardelli.

Clima e ambiente

Altri buoni propositi sulla riduzione dei gas serra, ma nessun accordo sui tempi per eliminare l’uso del carbone. Un fallimento che gli attivisti del clima considerano con una profonda delusione in vista della Conferenza Onu di novembre a Glasgow, sottolinea l’HuffPost.

Build Back Better World

Il mistero ‘Build Back Better World’, «piano per ricostruire meglio il mondo», alternativa Usa alla ‘Nuova via della seta’ cinese. Sottrarre a Pechino il mercato di infrastrutture dei Paesi poveri. Molto americano ma ancora poco chiaro, con monopoli alternativi tra loro, di discutibile interesse o coinvolgimento europeo.

L’America tornata al tavolo

«Ora, però, l’America è tornata al tavolo», insiste Biden. «Insieme, rappresentiamo i valori delle democrazie e non dei regimi autocratici». Bene, ma poi come intendiamo davvero la democrazia euroatlantica? Più Nato e più a Est, a ridosso di una Russia sempre più nemica e nuova guerra fredda? E Kiev che già ora insiste: «Ucraina avamposto del mondo democratico (?). La Nato ci accolga subito». Democrazia decisamente incerta, ma Nato e poi forse anche nell’Ue sarebbe l’intenzione Usa: chi ci crede alzi la mano.

Ora il summit dei Paesi Nato e poi il vertice Usa-Ue, prima del faccia a faccia di Biden con il presidente russo Putin. Tante promesse, tante contraddizioni, risultati incerti, bicchiere a metà.

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