G7 e Ucraina: la guerra finta per la Nato e la guerra vera del gas russo all’Europa

Piero Orteca su Remocontro, 13 gennaio 2022

Le presunte minacce militari russe ai confini con l’Ucraina per avvertire la Nato a non esagerare con la sua espansione verso est. E il blocco Americano Nato (ma non tutto), al G7 di Liverpool minaccia a sua volta Mosca, ma a colpi di sanzioni economiche o non di missili. “Gravi  conseguenze” (economiche) per la Russia in caso di invasione. Che però non conviene a nessuno. Putin può fare la guerra girando i rubinetti del gas

Morire per Kiev?

I messaggi che arrivano da Liverpool, dove si sono riuniti i Ministri degli Esteri del G7, una cosa la dicono chiara: non ci sarà alcuna guerra. Perché nessuno vuole morire per Kiev. Per il resto, i Sette, semplicemente, non hanno saputo che pesci pigliare. Si sono sforzati di elaborare una linea comune, che coprisse interessi divergenti. Sì, perché il rapporto con la Russia è “asimmetrico” e a qualcuno preme più di altri. Gli alleati temono un’invasione o, almeno, fingono di crederci, dato che gli fa comodo. Finora la lingua parlata dal “diplomatichese” è stata abbastanza criptica. Anzi, fumosa. Si sono susseguite dichiarazioni allarmate (e allarmistiche), su un massiccio concentramento di truppe di Mosca ai confini, soprattutto orientali, dell’Ucraina. E in molti, già da un pezzo, hanno cominciato a prevedere (quasi a evocare) una possibile invasione, con le ripercussioni del caso.

La Teoria dei giochi

Siamo in piena Teoria dei giochi: cosa pensa veramente l’avversario, al di là di quello che dice? E, non sembri un indovinello da cruciverba, cosa pensa Putin di ciò che sta pensando Biden di lui? Insomma, fino a dove si è disposti a spingersi, giocando una partita di poker (basata sul calcolo) ma, rischiando di trovarsi, invece, davanti a un tavolo di zecchinetto, in cui conta solo la buona (o la cattiva) sorte? Occhio, perché in crisi di questo tipo, bastano una mossa sbagliata o una dichiarazione azzardata per far saltare il banco. E lo sanno tutti, a partire da Biden e Putin. E allora? Guerra sì, ma di parole, minacce allusioni e contro minacce. Ucraina e Russia non si sono mai digerite, nei secoli dei secoli e specie al tempo dell’Unione Sovietica. Troppo lungo spiegare perché. Crollata in una nuvola di calcinacci l’Urss, ognuno ha seguito la sua strada.

Kiev a ovest trascurando il suo est

Kiev, ovviamente, ha guardato subito a ovest, cercando un modello sociale ed economico che le garantisse uno sviluppo accelerato, dopo settant’anni di comunismo. L’assicurazione sulla vita? Mettersi, in qualche modo, sotto l’ombrello protettivo dell’Alleanza atlantica. Desiderio vissuto come un vero e proprio sfregio strategico, da parte di Mosca. Per mettere tutti d’accordo, ci si è inventati la formula della “Partnership for peace”: un piede dentro e uno fuori. Non fai formalmente parte della Nato, ma sei, mettiamola così, un “simpatizzante”.  Anche perché l’Ucraina era minoranza nell’Unione Sovietica. Ma oggi, come in un gioco di scatole cinesi, è a sua volta maggioranza di una forte minoranza russa, che vive nell’est del Paese. E questo è un problema aperto.

Nessun’altra Crimea

Visto come è finita con la Crimea, Kiev teme che Putin possa inventarsi qualche altro “blitz”, mettendo il mondo davanti al fatto compiuto. Per questo vorrebbe entrare di gran corsa nella Nato. In questo caso, un’eventuale invasione (art.5) sarebbe un vero e proprio casus belli e costringerebbe tutta l’Alleanza a entrare in una guerra. Contro la Russia. Inutile dire che codesto scenario non solleva grandi entusiasmi. Con tutta la montagna di rogne che il pianeta deve affrontare, tra pandemia, recessione economica, degrado ambientale, carenze energetiche  e macro-aree di crisi vecchie e nuove (dal Medio Oriente, al Sud-Est asiatico) nessuno vuole morire per Kiev. Ergo, bisognerà mettersi d’accordo, con un “do ut des”. Funziona così, anche se l’algoritmo dell’imbroglio ucraino è maledettamente complicato.

Biden e le sue elezioni di Medio termine

Proprio l’altro ieri, il Presidente americano è tornato alla sua zigzagante “foreign policy”, ribadendo che sosterrà a tutti i costi la richiesta di adesione alla Nato presentata dall’Ucraina. Evidentemente, quando parla così “Sleepy Joe” pensa più alle elezioni di Medio termine del prossimo anno per il Congresso, che a una vera e saggia strategia di confronto con la Russia di Putin. Con dichiarazioni in libera uscita e con 175 mila soldati russi concentrati ai confini ucraini, Biden non fa altro che gettare taniche di kerosene sul fuoco della crisi. Molto più misurata è stata la Ministra degli Esteri britannica, Liz Truss, la quale ha sostenuto che la Russia dovrà affrontare “gravi conseguenze economiche” se invaderà l’Ucraina. A una precisa domanda della BBC su un possibile appoggio militare inglese, la Truss ha risposto che Londra sosterrà gli ucraini con attività di formazione e aiutandoli a procurarsi il carburante necessario.

Non invasione o al massimo Donbass

Insomma, ci siamo capiti. Nessun intervento militare per opporsi a un’eventuale “invasione” da parte di Mosca. Secondo noi, molto improbabile, ma che, in ogni caso, riguarderebbe solo le province orientali a maggioranza russofona. D’altro canto, a lume di logica, oggi la guerra Putin può farla senza sparare un colpo. Gli basta solo stringere il rubinetto del gas.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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