G20 alla rincorsa della pandemia, del dopo Afghanistan e delle maggiori ferite aperte nel mondo

da Remocontro, 5 dicembre 2021

G20 ufficiale, summit dei capi di Stato e di governo oggi e domani, dopo i molti incontri bilaterali di ieri e preparare accordi o almeno a cercare di sanare le fratture più esposte. Biden da Papa Francesco sui vescovi forcaioli Usa e con Macron a riparare la falle dei sottomarini nucleari all’Australia. E Draghi, super mediatore Ue del dopo Merkel a cercare di mettere pezze sui buchi del mondo.
G20 stremato dalle divisioni interne, imbrigliato nel tentativo affannoso di concordare un comunicato ufficiale, a poche ore dalla foto di gruppo che inaugura il vertice, anticipa Nicoletta Dentico. Mentre Alberto Negri segnala senza sconti le principali ferite aperte che si porta dietro questo G-20. 

Problemi a raffica, soluzioni poche

Prima questione fra tutte, i futuri scenari della salute globale di fronte alla pandemia tutt’altro che superata. Ancora il tentativo di superare l’egoismo dei brevetti sui vaccini, Unione europea in testa, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità per definire regole vincolanti per rispondere alle pandemie del futuro. Il G20 pensato come un forum ristretto e dunque più agile, meno burocratico delle istituzioni internazionali in affanno e spesso semiparalizzate, ma che ora deve convincere.

Aspettative sopravvalutate

Ma il G20 ripropone al suo interno le stesse linee di frattura che insidiano la comunità internazionale in versione allargata, denuncia Nicoletta Dentico, citando il caso delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, quest’ultima a Roma con il suo ministro degli esteri e Xi rimasto e casa.

Pandemia e follia anti vaccini

«La crisi sanitaria insidia la Russia e i paesi dell’Europa orientale, e persiste anche l’apartheid dei vaccini. Anzi, si aggrava». G20 e OMS, obiettivo vaccinare il 40% della popolazione mondiale entro la fine del 2021 e conseguire il 70% di immunizzazione entro la metà del 2022. Ma, per come stanno andando le cose, denuncia il manifesto, «la dichiarazione ha tutti i tratti della presa in giro».

G20 e Afghanistan

«La principale ferita che ci porta questo G-20, come del resto quelli che l’hanno preceduto, è l’assoluta mancanza di giustizia. Mai una volta che si senta qualcuno che difenda una causa giusta rispetto al destino dei popoli. Il G-20 è nei fatti una sfilata di conformisti privi di valori ma con una superlativa qualità: il cinismo», la premessa severa di Alberto Negri. 

  • Gli esportatori di democrazia in Afghanistan che ora lo hanno abbandonato alla fame,
  • o quelli che volevano liberare gli iracheni da Saddam Hussein e poi li hanno lasciati in mano al Califfato. 
  • E poi Gheddafi, lasciando che la Libia e l’intero Sahel scivolassero nel caos. 
  • E migliaia di jihadisti in Siria per abbattere Assad, salvo poi doverli combattere, 
  • Quindi si sono serviti dei curdi siriani contro l’Isis per lasciarli massacrare dalla Turchia nel Rojava.

La giustizia vera non ha cittadinanza al G-20

«La giustizia vera assente nelle autocrazie ma anche dalle cosiddette democrazie liberali. Basta guardare cosa accade ai palestinesi sottoposti da Israele a un regime di apartheid: Israele ha appena approvato oltre 3mila nuove case per i coloni per impedire la nascita di uno Stato palestinese. Gli europei protestano, Washington fa finta di indignarsi ma nel concreto non accadrà nulla: Israele può fare quel che gli pare e ignorare tutte le risoluzioni Onu».

Ci lamentiamo giustamente di autocrati come Putin, Xi Jinping, Erdogan, ma quale segnale invia l’Occidente a questi regimi? È questo l’esempio di giustizia che diamo dalle nostre parti e poi la pretendiamo dagli altri?

La futura spartizione del mondo

Che cosa si decide al G-20 di concreto, al di là dei comunicati ufficiali? Una certa spartizione del mondo secondo interessi economici (il G-20 nasce come forum finanziario), e linee di influenza sempre più mobili. 

  • «Usa e occidentali vendono armi ai loro satelliti, facendo finta di esportare la democrazia, 
  • Mosca può fare quello che vuole degli oppositori, 
  • Pechino diventata per il suo peso economico, il vero nuovo nemico per il cattolico Biden, ha mano libera per far fuori chi gli pare, da chi dissente agli uiguiri dello Xinjiang, 
  • i principi del Golfo possono strangolare chiunque senza che nessuno abbia da eccepire, 
  • in cambio aspettiamo i loro investimenti in occidente per lo shopping di armi e di squadre di calcio. 
  • The show must go on».

Mancanza di giustizia e cinismo

La principale ferita che ci porta questo G-20, come del resto quelli che l’hanno preceduto, è l’assoluta mancanza di giustizia Mai una volta che si senta qualcuno che difenda una causa giusta rispetto al destino dei popoli. Il G-20 è nei fatti una sfilata di conformisti privi di valori ma con una superlativa qualità: il cinismo.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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