G.R.E.T.A.

***di Massimo Marnetto, 11 novembre 2021

La Cop 26, con molta fatica, fa qualche passo in avanti, anche grazie all’accordo Usa e Cina di riduzione delle emissioni. Ma da Glasgow non arrivano altrettanti segnali incoraggianti di metodo. Anzi, credo che fissare date così differite – come il 2050 – aumenti il rischio di caricare il futuro di aspettative, per esentare il presente da impegni.

Questo ambientalismo “a babbo morto” va scandito da un cronoprogramma di fasi annuali verificabili e monitorate dal un organismo sovranazionale dedicato. Così che si sappia non solo quale dovrà essere il traguardo finale (2050), ma quali risultati a breve dovremo raggiungere per poi conseguirlo.

E non in termini di vaghe intenzioni, ma considerando le emissioni ridotte, risultanti da una batteria di indicatori di convergenza misurabili (es. minore energia fossile consumata, maggiore energia rinnovabile prodotta, numero alberi piantati, ecc.). in ogni singolo paese sottoscrittore. Il tutto pubblicato – annualmente – nel General Report of Earth Transition Achievements (G.R.E.T.A.)

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