Fu ‘Nordafrica francese’ . Parigi guarda alla Libia. Bis all’intervento 2011?

 Fino a quando i ras di piccole o grandi potenze potranno permettersi di decidere i destini di un continente, depredando e minacciando a seconda delle convenienze in nome di una comunità internazionale del tutto immaginaria, l’Africa non sarà mai indipendente e l’ipocrisia neocoloniale, nascosta dietro una classe dirigente locale corrotta, continuerà a costringere i suoi abitanti alla miseria o alla fuga.(nandocan)

Francia ministro difesa in Africa***di Ennio Remondino, 3 gennaio 2015* – «La Francia non potrà mai accettare che la Libia si trasformi in una roccaforte terrorista». Toni decisi, da padrini/padroni quelli del del Ministro della difesa francese Jean-Yves Le Drian. Il Paese spaccato tra le fazioni islamiste, che controllano parte della la Tripolitania e della Cirenaica.

La Francia che guarda al Nordafrica come cosa sua, vizio di grandeur postcoloniale e di legittime e sensate preoccupazioni, l’Onu impotente e l’Italia trascinata in missioni internazionali non sue. Comunque la netta presa di posizione fracese almeno fa chiarezza. La Francia avverte che non è disposta a subire che la Libia si trasformi in una roccaforte terrorista. Come sta di fatto accadendo. Paese spaccato tra le fazioni islamiste che controllano pezzi Tripolitania e Cirenaica, il governo di Abdulah al Thani ed il Parlamento trasferiti a Tobruk. Oltre al Califfato di Derna che ha giurato fedeltà a Isis.

«Quello che accade in Libia e ne’ più ne’ meno che caos politico e di sicurezza, che sta portando alla formazione di un santuario terrorista alle porte dell’Europa. Sarebbe una gravissimo errore per la comunità internazionale assistere senza agire davanti allo sviluppo di un cancro nel cuore del Mediterraneo. Non è accettabile». Lo ha detto il ministro francese da N’Djamena, capitale del Ciad dopo il Capodanno con le truppe francesi che schierano in cinque paesi del Sahel 3mila uomini con 400 veicoli e blindati e una trentina di aerei ed elicotteri nell’Operazione ‘Berkhane’ contro le fazioni islamiste.

A sollecitare un intervento militare in Libia è intervenuto anche il presidente nigerino, Mahamadou Issoufou. «Un intervento internazionale per la riconciliazione di tutti i libici compresi i sostenitori di Gheddafi» ha dichiarato dopo un colloquio con Le Drian, alla tv satellitare al-Arabiya, ribadendo i suoi dubbi sulla possibilità che la crisi libica possa risolversi col dialogo politico tra le parti in campo, cioè la posizione assunta dall’Italia. «Non vedo come -dice Issoufou- i terroristi armati possano creare le condizioni per la riconciliazione tra i libici». Aria di intervento con applausi africani.

* da RemoContro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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