Da Fronte del video: e finalmente è arrivato anche Santoro…

Santoro Michele servizio pubblicoE finalmente è arrivato anche Santoro, ad arricchire un piatto televisivo già troppo ricco. Lui, padre di tutti i talk show politici, si è ripresentato nel ruolo (già non facile) di se stesso, nella stagione che vede più tentativi di imitazione, proprio come la Settimana enigmistica.

In apertura di Servizio pubblico ha recitato il solito monologo, che non è il suo numero migliore, perché dove Santoro è veramente il più bravo è nel governare il dibattito e nella scelta giornalistica, ma anche «pedagogica», del menu editoriale. Come ha fatto giovedì sera, riordinando una materia, come quella della sentenza che ha condannato Berlusconi per frode fiscale, di cui tutti parlano senza mai entrare nel merito. Mentre la ingombrante presenza di De Gregorio in studio era lo scoop giusto per aprire la prospettiva sulle prossime avventure processuali di Berlusconi.
Passato e presente uniti nella lotta per documentare la macroscopica anomalia italiana di un leader politico che, non solo non si dimette neppure dopo una condanna definitiva, ma ricatta e minaccia le istituzioni.
Tutte cose di una gravità insostenibile, tra le quali quella che (personalmente) ci ha colpito di più è stata la «circumnavigazione» della casa di Daniele Lorenzano alla Medina di Marrakech: un enorme fortino da boss mafioso, a protezione di un «correo» di Berlusconi nella frode dei diritti tv. Perché Lorenzano era un uomo che tutti noi giornalisti televisivi abbiamo conosciuto come responsabile di acquisti clamorosi di fiction americana per le reti di Berlusconi. Era ritenuto (e sicuramente era) un abile professionista, capace di infliggere alla macchina farraginosa della Rai forti colpi concorrenziali. Eppure, il suo ruolo fondamentale era quello di complice in un progetto criminale che è servito per frodare allo Stato italiano, nel corso degli anni, 360 milioni di dollari!

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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