Fondamentalismi

Accomunare la predicazione di Maometto e il Corano con il terrore islamista equivale a non distinguere i Vangeli dall’aggressione delle Crociate o dagli orrori dell’Inquisizione. Come Marnetto anche #iononsonocharlie (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 30 ottobre 2020 – In Francia, all’orrore ancora ancora vivo per la decapitazione dell’insegnante Paty si aggiunge quello per l’uccisione di altri tre inermi cittadini. Con l’aggravante del luogo sacro – una cattedrale – dove l’esecuzione è stata consumata.

Più brutale di così è difficile immaginare una strage. Ed è fortissima la pulsione ad un odio reattivo altrettanto potente contro l’islam in generale. Tanto che i politici e i giornali più violenti hanno già stabilito un’identità tra l’essere musulmani e assassini. Ciò detto, lo Stato laico deve difendersi dall’islam fondamentalista, come dalla satira fondamentalista.

Posizioni queste entrambe estreme, perché pongono i propri valori come assoluti e non limitabili, neanche di fronte alla sofferenza altrui. Certo, la satira radicale non può minimamente equipararsi all’islam radicale sul piano della violenza fisica, visto che nessun vignettista ha mai ammazzato un fedele in una moschea.

Però porsi dei limiti reciproci di rispetto è l’unica strada per instaurare una convivenza costruttiva tra diverse culture. Ed evitare invece che leader opportunisti come Erdogan possano lucrare sulla frustrazione di milioni di mussulmani offesi per vignette dissacranti, per acquisire ascendente e potenziare la propria dittatura con la radicalità.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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