Folle America di Trump per ora fa sorridere, ma..

“Mala tempora currunt sed peiora parantur”, la frase di Cicerone è antica e a tutti capita di ripeterla. Tuttavia non è mai vero che andrà necessariamente peggio. Sulle elezioni presidenziali americane ricordo quello che mi disse in un’ intervista Arthur Schlesinger, ascoltatissimo consigliere del presidente Kennedy (si faceva scrivere da lui i discorsi elettorali) e politologo di fama internazionale: spiegava che in generale, l’orientamento degli elettori ha un andamento pendolare, conservatori e progressisti si alternano per periodi più o meno lunghi e poi, una volta eletto, nessun leader si palesa così radicale come nella competizione che l’ha portato al potere. Così, chi giudica la scena elettorale americana sconvolta dal fenomeno Trump, “sottovalutato dagli ambienti ufficiali e premiato da una parte consistente dell’opinione pubblica”, o è giovane o ha dimenticato lo choc che molti di noi ebbero quando gli americani si recarono a votare in massa mediocri attori di Hollywood come Ronald Reagan (peraltro già governatore della California) o Arnold Schwarzenegger . Certo se una volta vinte le primarie Donald Trump si affermasse anche come successore di Obama, quella vittoria, oltre che un’oscillazione senza precedenti del pendolo, verrebbe commentata come una bocciatura senza appello dell’attuale presidenza. Una candidatura dunque la sua decisamente improbabile ma, considerata la tendenza generale degli elettorati conservatori verso il populismo, non impossibile.  Del resto, non pare che i candidati concorrenti siano dei moderati. Dall’evangelico Ted Cruz, vincitore nell’Iowa, che si proclama capace “di farsi guidare da Dio” a Marco Rubio, imperialista convinto, sostenuto da una parte del fondamentalismo religioso e dai nostalgici reaganiani. Mala tempora currunt?

Trump Donald***di Michele Marsonet, 1 febbraio 2016* – Chi si raccapezza nelle sempre più strane primarie Usa? Nemmeno i professionisti delle previsioni elettorali che, pure, in America godono di un certo prestigio. La scena complessiva è stata sconvolta dal fenomeno Donald Trump, che a questo punto risulta sottovalutato dagli ambienti ufficiali e, in fondo, premiato da una parte consistente dell’opinione pubblica.

Si pensava che la decisione di non partecipare all’ultimo dibattito televisivo tra i candidati repubblicani lo avrebbe danneggiato. In fondo, in politica, le diserzioni di solito si pagano.

E invece niente. Molti hanno notato che, senza la presenza del tycoon, i suoi avversari hanno fatto la figura di tanti nani all’improvviso orfani della loro Biancaneve (anche se l’accostamento al personaggio disneyano appare quanto mai azzardato). E tuttavia è un fatto che il dibattito è risultato noioso e scipito una volta privato delle battute trumpiane.

Chissà, forse ha ragione David Axelrod, ex capo della comunicazione di Barack Obama, quando nota in un articolo sul “New York Times” (e poi ripreso da “Repubblica”) che il tycoon piace perché è l’esatto opposto del Presidente in carica (e in scadenza).

Axelrod è uno che di comunicazione se ne intende, avendo fornito un contributo notevole all’inatteso successo di Obama, particolarmente in occasione della sua prima elezione. Sarebbe quindi imprudente trascurare la sua opinione al riguardo.

La tesi, in sostanza, è che gli elettori americani tendono, quasi sempre, a scegliere come Presidente un personaggio molto diverso dal suo predecessore. Vogliono insomma un cambiamento radicale di stile e di personalità dopo quattro – o otto – anni nei quali la scena è stata dominata da un certo tipo di personalità.

E senza dubbio, in questo caso, il mutamento lascerebbe senza fiato. Pacato ma indeciso e tentennante Obama, vulcanico e deciso (e pure volgare) Trump. Contrariamente alle previsioni, il miliardario della East Coast è riuscito a conquistare una base elettorale solida che, per ora, sembra addirittura in espansione.

Tutto questo infischiandosene allegramente della correttezza politica e degli stereotipi che abbondano in ogni campagna, in America come altrove. Alle critiche feroci che gli vengono rivolte risponde con un semplice “I don’t care” e va dritto per la sua strada. E molti elettori apprezzano: pare sia riuscito a sfondare anche in larghi strati delle nuove generazioni.

Ted Cruz ha detto che Trump è “instabile”, facendo notare che un personaggio simile alla Casa Bianca creerebbe problemi pure a livello internazionale. Ma non sembra che il rilievo di Cruz venga preso molto sul serio, e di certo l’inconsistenza sua e degli altri candidati repubblicani non aiuta.

Anche nel campo opposto i giochi sono tuttora aperti. Hillary Clinton è in crescente difficoltà per il problema delle email segrete conservate nel suo server personale. Sanders si è rivelato assai più tosto e coriaceo di quanto ci si attendeva, mentre il più giovane outsider progressista Martin O’Malley ha fatto una buona figura nei dibattiti pubblici.

Per tornare a Trump, ha indubbiamente ragione Vittorio Zucconi quando scrive che gli ha giovato la profanazione del “totem dibattito”, istituzione che nessuno finora negli Usa aveva osato mettere in discussione. Resta il fatto che il tycoon sembra più un ottimo giocatore di poker che un plausibile Presidente, e una sua imprevedibile vittoria finale causerebbe sconquassi nel mondo intero.

*da RemoContro

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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