Film «elezioni in Libia», regista noto, produzione incerta

da Remocontro, 14 gennaio 2022

«Scrivere di Libia è sempre sconcertante, figuriamoci un articolo informativo che non sia troppo complicato né troppo semplificato», la premessa di Khalifa Abo Khraisse, di professione regista e sceneggiatore, che per l’occasione, cambia mestiere, anche se con molti timori. Ma il racconto che propone su Internazionale, è analisi certamente molto originale e acuta e utile.

Tarhuna città di molti segreti

Una candela a Padreterno

«Dopo aver assorbito troppe notizie e informazioni provenienti da quel paese senti la necessità di entrare in una chiesa, accendere una candela e chiedere perdono per il peccato di sapere troppe cose sulla Libia. Con l’avvicinarsi della data delle elezioni, forse conviene organizzarsi per comprare una bella scorta di candele».

Kuskus di candidati

Più di novanta candidati alle presidenziali (forse) del 24 dicembre. Troppi ed è un peccato, perché lì dentro, altro che materia per un solo film. «Ex leader di milizie, uomini d’affari accusati di corruzione, “presunti” spacciatori, ex membri dell’élite ai tempi del regime di Muammar Gheddafi e così via». Problemi editoriali vari e, alla fine, il regista decide di concentrarsi sulla controversa legge elettorale, epilogo finale di un processo politico già a brandelli.

Riassunto delle puntate precedenti

Dal 2014 il paese è diviso in due: a est comandava Khalifa Haftar, capo delle ‘Forze armate arabe libiche’ (Faal, il modo in cui Haftar chiama le sue forze sui mezzi d’informazione arabi), e la camera dei rappresentanti della Libia guidata da Aguila Saleh. A ovest, c’era il governo di accordo nazionale e l’alto consiglio di stato, un organismo consultivo. «Nel 2019 Haftar ha ostacolato e poi impedito lo svolgimento delle elezioni sostenute dalle Nazioni Unite».

Il generale perdisempre

«Scommettendo sulla sua abilità di sbloccare le cose con la forza militare, lanciò un attacco a sorpresa su Tripoli, con il sostegno di Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto. Dopo più di un anno di una guerra sanguinosa, che ha causato molti morti, è stato sconfitto e costretto a ritirarsi dalla parte ovest del paese, anche perché la Turchia è intervenuta a sostegno del governo di Tripoli».

‘Forum libico per il dialogo politico’

Mediazione Onu e Mohamed al Menfi è stato scelto come presidente del consiglio presidenziale e Abdul Hamid Dbaibah come primo ministro del governo di unità nazionale. Loro a guidare il Paese sino alle elezioni della vigilia di Natale. Liti sulla legge elettorale che escluderebbe alcuni per favorire altri. Presidenziali in due turni, il secondo 52 giorni dopo il primo. Per il parlamento si voterà solo al secondo turno delle presidenziali. Rebus politico istituzionale a soluzione incerta.

Candidati va e vieni

L’articolo 12 della legge consente ai funzionari in carica di candidarsi alle elezioni a patto che si dimettano dai loro incarichi tre mesi prima del voto. Ma in caso il voto saltasse (possibilità ancora alte), potrebbero riprendere il loro posto e ricevere un risarcimento per il salario non percepito. Al Mishri, della Fratellanza musulmana dichiara la legge non legale e chiede di aggiungere un articolo che impedisca a membri delle forze armate di candidarsi alle presidenziali per due anni dopo essersi dimessi. Riferimento trasparente al Maresciallo.

I guai americani di Haftar

A settembre dello scorso anno, due cittadini libici hanno sporto denuncia contro di lui a un tribunale federale della Virginia, negli Stati Uniti, accusandolo della morte di diversi componenti delle loro famiglie. Haftar ha la doppia cittadinanza, libica e statunitense, e possiede proprietà e investimenti negli Usa per un valore di circa 8 milioni di dollari. Strano per un semplice generale di Gheddafi. Ora non rischia solo di perdere il suo patrimonio americano, ma anche di essere sottoposto alla giurisdizione statunitense. In più, la legge elettorale libica proibisce a chi ha doppia cittadinanza di candidarsi alla carica di presidente. «A meno che non venga autorizzato da un’autorità competente». E chi può negare oggi un favore al sempre molto armato Haftar?

Candidati ‘quasi incensurati’

«Folle di cittadini molto arrabbiati hanno già fatto chiudere gli uffici elettorali in più di otto città per esprimere la loro opposizione alla possibilità che ricercati dalla giustizia o che personaggi responsabili della morte o della fuga dal paese dei libici possano candidarsi alle elezioni». E qui torna il regista e sceneggiatore del film ‘elezioni in Libia’, regista scettico per produzione e set molto molto incerto.

Candele e sigarette

«Invece di accendere una candela e chiedere perdono per il peccato di sapere troppo di Libia, continuo ad accendermi una sigaretta dopo l’altra, che è peggio, perché le loro braci mi scavano buchi nei polmoni e nelle tasche. Perciò comprerò una sola candela e l’accenderò il 24 dicembre, in onore dell’anima dei piani defunti per le elezioni libiche».

Se dovessi sbagliarmi, cosa che mi piacerebbe tanto ma accade di rado, sarà comunque Natale e la candela non andrà sprecata.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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