Ferri, Costa, Gentile… buoni propositi e buone biografie non sempre coincidono

Gentile Antonio 2In coda alla pacata presa di posizione del segretario generale della Federazione nazionale della stampa, aggiungo il video con la registrazione telefonica delle forti pressioni esercitate dallo stampatore del giornale “L’Ora di Calabria” sull’editore Alfredo Citrigno perché induca il direttore a non  pubblicare la notizia dell’indagine a carico del figlio del sottosegretario Antonio Gentile. Nella telefonata – un documento eloquente per il tono e il linguaggio usati dallo stampatore Umberto De Rose oltre che per il contenuto, che invito ad ascoltare sino in fondo  – si fa esplicito riferimento alla possibile reazione del probabile sottosegretario alla giustizia (nominato poi invece alle infrastrutture) (nandocan). 

di Franco Siddi, 2 marzo 2014 – Le dichiarazioni del presidente Renzi  per un impegno a tutela dei giornalisti minacciati dalle mafie, autentici eroi civili, hanno una grande rilevanza ed è un segnale importante. La composizione finale della sua squadra evidenzia tuttavia per la libertà di stampa alcuni segnali contraddittori, e altri fonte di inquietudine sui quali sarà bene si faccia presto chiarezza al massimo livello.

L’azione di un esecutivo si misura certamente sugli atti fondamentali in materia di diritti civili, economia, welfare e sviluppo, ma alcune nomine di sottosegretari sembrano contraddire l’annunciato cambio di marcia. Non si può infatti non evidenziare come, il riconfermato sottosegretario alla giustizia Ferri sia autore di decine di querele contro giornali e giornalisti e che l’altro sottosegretario Costa, sia stato spesso protagonista in parlamento di proposte di legge restrittive sul diritto di cronaca. Tutto ciò è poco rassicurante per il ruolo di garanzia richiesto.

A destare inquietudine è invece la nomina del sottosegretario Gentile sul quale si allunga l’ombra di un’iniziativa dello stampatore de “l’Ora di Calabria” per bloccare la pubblicazione di un servizio relativo al coinvolgimento, in un’inchiesta giudiziaria, su affari pubblici a carico del figlio. Spetterà alla magistratura acclarare se ci sia stato anche l’intervento diretto del senatore o se semplicemente si sia trattato di “consigli” per non entrare in collisione con una figura del sistema politico e di potere calabrese. In ogni caso la vicenda che ebbe come epilogo la mancata stampa di un numero del giornale a causa di un “incidente” alle rotative era e rimane motivo di riflessione e di valutazione di opportunità per quanti hanno responsabilità al massimo livello nella vita istituzionale del Paese sulle condizioni di esercizio della libera stampa, nello specifico in Calabria.

In tempi così difficili far coincidere i buoni propositi con altrettante buone buografie delle persone incaricate di alte funzioni pubbliche sarebbe quantomai opportuno. Non appare, almeno politicamente, opportuno il contrario. L’augurio è che il governo, nel suo complesso, diradi le ombre e che da subito intanto, il nuovo sottosegretario all’Editoria Lotti e il viceministro alle Comunicazioni Giacomelli, si facciano interpreti di un’azione rassicurante per il rilancio del settore e per la valorizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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