Fede e confessioni, ”la santa ignoranza degli italiani”

ignoranza cattolicaNon sanno più nulla della religione cattolica, ma rivendicano le radici cristiane. È quanto emerge da una ricerca condotta dalla Tavola Valdese e da Gfk Eurisko. Naso: “È un’ignoranza anche verso le altre confessioni”

MILANO, 23 agosto 2013 – Gli italiani ormai non conoscono più la propria religione cattolica. “Non sanno per esempio cosa siano le virtù teologali o quali siano i dieci comandamenti -spiega il politologo Paolo Naso-, ma rivendicano la propria identità cristiana e cattolica. È un paradosso che può avere conseguenze sociali pesanti”. È quanto emerge dalla ricerca “sugli italiani, la Bibbia e le religioni” commissionata dalla Tavola Valdese all’Istituto Gfk Eurisko. Verrà presentata lunedì 26 agosto, alle ore 20.45 a Torre Pellice (To) e vedrà la partecipazione della ministra per l’Integrazione Cecile Kyenge. “Quel che emerge è che si tratta di un’ignoranza sia verso i contenuti delle altre confessioni religioni sia verso la propria fede – aggiunge Paolo Naso -. Il rischio è che questa ignoranza crei frizioni sociali, pregiudizi e guerre di religione”. Per questo il politologo chiede che si apra un dibattito pubblico sul ruolo della scuola. “Non voglio dare un giudizio sull’ora di religione -sottolinea-. Dico solo che dobbiamo inventarci qualcosa d’altro, che riesca a colmare questo vuoto di conoscenza. L’obiettivo non è quello di ritagliare per ogni confessione uno spazio in cui possa allevare i suoi pulcini. No, l’obiettivo è creare una coscienza civica comune, in cui ci sia conoscenza e rispetto della libertà religiosa, prevista dalla Costituzione”.

Anche l’informazione può fare la sua parte. “I media italiani non raccontano il pluralismo religioso che caratterizza ormai il nostro Paese -conclude Paolo Naso-. La stragrande maggioranza degli articoli e dei servizi televisivi è ancora concentrato sul mondo cattolico”. (dp)

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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