Facebook nemico: «Va trattato come una potenza straniera ostile»

da Remocontro, 5 ottobre 2021

L’Atlantic, il mensile che pubblica analisi, ha appena definito Facebook «Una potenza straniera ostile e come tale va trattata». E’ il segnale di una sollevazione generale, sottolinea Daniele Raineri sul Foglio. Dagli Stati Uniti al resto del mondo, da destra e da sinistra. Rivelazioni (ieri la denuncia di Frances Haugen), le inefficienze, la trascuratezze interessate.

Troppi ‘inciampi’ non tutti casuali

L’azienda tech (ieri non funzionante per tantissimi utenti negli Stati Uniti e in Europa) ha superato molte crisi nel corso della sua esistenza ma questa è diversa dalle altre e porta i segni di una svolta che potrebbe infliggere danni definitivi, la premessa di Raineri.

Emergenza Facebook Files

I giornali americani parlano di riunioni d’emergenza dei vertici dell’azienda, incluso il fondatore Mark Zuckerberg, cominciati dieci giorni fa per tentare di arginare gli effetti dei Facebook files, una serie di documenti interni dell’azienda trafugati da una dipendente e consegnati al quotidiano Wall Street Journal.

Zuckerberg

Zuckerberg e la direttrice operativa Sheryl Sandberg, per non esporsi di persona, ora lasciano che a occuparsi della difesa sia un settore specifico dell’azienda, lo “strategic response”, risposta strategica. Ma la loro assenza non rende meno grave la portata dell’attacco in corso, sottolinea il Foglio.

Accuse che lasciano il segno

«Prima di tutto c’è la qualità delle accuse, che riguardano rischi per bambini e adolescenti. Quando la piattaforma è stata incolpata di avere facilitato stragi etniche nel Myanmar perché non sorvegliava cosa succedeva sulle pagine di quel paese oppure di essere vulnerabile alla propaganda russa a favore di Donald Trump nel 2016 le reazioni erano state più blande, al limite dell’irrilevante».

Dem, repubblicani e media tutti contro

Quei temi, accuse più o meno provate, non erano dossier capaci di eccitare il pubblico. «Adesso invece le accuse sono più generiche e a fil di ipotesi, ma hanno un impatto maggiore. I dati scoperti dai ricercatori dell’azienda che dimostrano che Instagram, controllata da Facebook, crea malessere psicologico in una percentuale rilevante di adolescenti femmine. Dati che non erano destinati al pubblico che ora stanno diventando un problema così importante che l’azienda ha sospeso molti progetti interni per concentrarsi sulla difesa».

Perché contro Facebook

«L’altro grande motivo per il quale sentiamo e sentiremo parlare molto di Facebook è che questa volta c’è un allineamento potente contro Zuckerberg». Negli Stati Uniti – azienda Usa e magistratura di controllo di casa –  «democratici e repubblicani sono d’accordo in modo trasversale sulla necessità di colpire Facebook».

Dem e Rep tutti contro

  • I democratici rimproverano all’azienda di avere estremizzato gli avversari politici e di avere facilitato –«sintesi brutale ma non lontana dal vero» – la trasformazione del Partito repubblicano nel partito di QAnon, la setta di maniaci che vede complotti in ogni notizia. Con l’aiuto decisivo di Trump. 
  • I democratici contestano a Facebook la sua natura di gigante tecnologico monopolista, che dev’essere smembrato e ridotto in pezzi più piccoli per essere riportato sotto controllo. «Almeno due candidati presidenziali democratici, Elizabeth Warren e Amy Klobuchar, dicevano queste cose in campagna elettorale e questo pezzo del loro programma è rimasto nell’agenda del partito».
  • I repubblicani rimproverano a Facebook l’opposto: l’azienda ha censurato il presidente Trump, blocca la propaganda dei repubblicani ma non quella dei democratici, è uno strumento ideologico che ha capitolato alle richieste degli avversari politici e del politicamente corretto.
  • Il giovane senatore repubblicano del Missouri, Josh Hawley, che durante i giorni dell’insurrezione a gennaio si era schierato con la folla trumpiana, è uno dei principali nemici di Facebook da almeno tre anni e ha creato una serie di dossier contro l’azienda argomentati e documentati.
  • «E poi c’è il terzo lato del triangolo: giornali e media, che picchiano duro».

Il troppo che deve far paura

Dati pericolosi usati incautamente come auto promozione. Facebook ha 2,8 miliardi di utenti mensili attivi (2021). E gli utenti visitano almeno una volta al giorno Facebook, WhatsApp, Instagram o Messenger. Fb il social con il 59% degli utenti di internet. Nel 2021 (ad anno ancora incompleto), ha raccolto 27 miliardi di dollari con le inserzioni. Quanti italiani usano Facebook? Uno su 2, ovvero il 50% della popolazione, dichiara Facebook. Tra gli utenti, il 65% ha meno di 35 anni. Secondo i dati AGCOM, gli utenti italiani trascorrono circa 50 minuti al giorno su Facebook. Preoccupante.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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