Fabrizio Barca: la traversata accelera

Barca ai Giubbonari 2 (pres luoghi)Che il Partito democratico possa e debba cambiare dalla base, dai circoli, è probabilmente l’unica scommessa vincente, certo più di quella dell'”uomo solo al comando”. Ma se almeno in questa fase, nonostante tutto, andranno avanti senza ostacolarsi a vicenda, tanto meglio. Ieri mattina, nel suo circolo di Roma centro storico che è anche il mio, Fabrizio Barca ha presentato l’avvio della sperimentazione democratica in 11 luoghi idea(li). E dal 30 aprile – promette l’ex ministro – il lavoro, i risultati, i problemi, i documenti saranno su una piattaforma costruita allo scopo. Che potrà essere usata da ogni circolo del Pd d’Italia e fuori. Anche per narrare e discutere altre esperienze”. Affollatissima ieri la sede, nonostante l’orario improbabile, alle 12 di un giorno feriale. Segno che lo scetticismo dei “benaltristi” e il cinismo dei conservatori possono essere battuti. Con un ossimoro, Barca può essere definito un visionario realista, molto serio e determinato, merce rara insomma nel mercato politico. Per questo anch’io ho avuto fin dall’inizio fiducia in lui e sono stato uno dei finanziatori di questo progetto. Leggete l’articolo che segue con gli allegati e scrivetemi nei commenti le vostre osservazioni, le consegnerò personalmente all’autore (nandocan). 

di Fabrizio Barca, 24 marzo 2014 – Il 3 dicembre 2013 lanciavamo la raccolta di 40mila euro per finanziare la sperimentazione nel Pd di un nuovo modo di fare partito, il progetto Luoghi Idea(li). Oggi la sperimentazione parte, in 11 territori. Terminerà nel marzo 2015.

Parte mentre una scossa insolita sembra venire da Roma. Una scossa guardata dal paese con speranza; dalla classe dirigente con sorpresa, timore e calcolo. Il timore che fallisca – i pochi riformatori radicali; ovvero il timore che riesca – i molti conservatori; il calcolo di come occupare lo spazio che la scossa potrebbe aprire – gli opportunisti. Quale momento migliore per mettere alla prova la capacità del Pd di mobilitare i cittadini al di fuori dei momenti elettorali?

Perché lo spazio che la scossa potrebbe aprire va usato per migliorare a un tempo efficacia dello Stato e giustizia sociale; e ciò avverrà solo se esso si riempirà della conoscenza e della spinta dei cittadini organizzati nei territori, attorno a temi concreti. Perché ora più che mai il Pd ha il dovere e l’occasione di pretendere, luogo per luogo, da chi governa i territori, che una scossa arrivi ovunque: per ottenere trasparenza nella spesa, ascolto e partecipazione dei cittadini, valutazione dei risultati, apertura a tutti delle informazioni, etica pubblica. E, per fare ciò in modo credibile e riguadagnare fiducia, il Pd deve realizzare una frattura coraggiosa al proprio interno, allontanando acchiappa-tessere e burocrati e realizzando metodi e forme nuove di partecipazione e di utilizzo della rete.

Come ha scritto di recente Giuseppe De Rita riferendosi in generale ai corpi intermedi della società, è il momento di “riandare agli interessi concreti, agli umori della gente” (Corriere della Sera, 16 febbraio). O come ha scritto Franco Arminio, “L’agenda delle riforme dovrebbe vedere al primo posto il ritorno delle cose vere. Il mondo si fa per le strade, nelle case, dentro la terra.” (Il Fatto Quotidiano, 16 febbraio).

Per chi crede che i partiti debbano essere “strumento della società” l’occasione va colta. Cosa sarà il Pd dipende da tutti noi associati. Il progetto Luoghi Idea(li) costruisce una traccia concreta su cui lavorare, su cui investire, con cui dialogare. La volontà di cambiamento e la determinazione mostrate dai gruppi dirigenti del Pd degli 11 luoghi con cui lavoreremo suggeriscono che possiamo farcela.

Per arrivare a questi blocchi di partenza il lavoro dal quel 3 dicembre è stato intenso.

Il 14 dicembre a Bologna, incoraggiati dai primi 10mila euro raccolti e di fronte a un a presenza robusta e incoraggiante raccolta dal Pd bolognese, presentavano il documento “Per un partito che sappia governare” che tracciava il metodo con cui lavorare. E che motiva con chiarezza le ragioni e la forza della “strada territoriale” intrapresa (una sintesi di queste considerazioni e contenuta in allegato a questa nota).

Il 3 febbraio chiudevamo la raccolta di fondi con 53mila euro (13mila più dell’obiettivo), ricevuti da 583 cittadini, iscritti e non iscritti al Pd, con contributi compresi fra 5 e 500 euro (il valore massimo consentito, per consentire che nessuno potesse condizionare l’esito della raccolta). Finanzieranno il lavoro del piccolo team nazionale.

Il 3 marzo chiudevamo la raccolta delle candidature dei luoghi (circa 60) e dei volontari per lavorarci (oltre 120). Prima è dopo quella data si è lavorato per chiarire contesto e obiettivi – passo fondamentale e non facile in un paese che confonde obiettivi e azioni – renderli verificabili, evitare equivoci, individuare la squadra. Le schede riassumono questi dati e riportano i responsabili locali dei progetti e i coordinatori dei relativi team di Luoghi Idea(li). Per strada sono cadute molte belle candidature. Alcune speriamo di riprenderle più avanti.

Con gli 11 progetti selezionati (scarica le schede – scarica le slide per la stampa) tocchiamo temi assai diversi, tutti di forte interesse nazionale: dall’organizzazione del lavoro in fabbrica (partecipativa o costrittiva?) alle bonifiche ambientali, dall’innovazione sociale a beneficio di anziani e infanzia alla cultura come volano di legalità e sviluppo nel Mezzogiorno, da nuove forme di governo partecipato dei Comuni a nuove forme di lavoro e mobilitazione (in luoghi fisici e virtuali) del PD stesso, dall’impegno per modificare il comportamento dei cittadini nei confronti dei beni comuni al tentativo di governarli nell’interesse collettivo.

E mettiamo alla prova tutti i principali tratti di un “partito palestra” o di mobilitazione delle conoscenze: i valori distintivi di una cultura di sinistra; il metodo partecipativo e deliberativo; l’apertura all’esterno e la capacità di attrazione, anche dei giovani; la piattaforma virtuale di comunicazione; gli spazi materiali di pubblico confronto acceso e informato; e ovviamente il fondamentale requisito della separazione fra partito e Stato.

Ogni luogo si è impegnato a lavorare in modo pubblico secondo regole in larga parte comuni fissate in un Protocollo di lavoro (qui la versione base). L’impegno fiduciario che abbiamo preso con 583 finanziatori si trasla così in un impegno fiduciario fra ogni luogo e la squadra di Luoghi Idea(li) che in quel luogo lavorerà.

Dal 30 aprile il lavoro, i risultati, i problemi, i documenti saranno su una piattaforma costruita allo scopo. Che potrà essere usata da ogni circolo del Pd d’Italia e fuori. Anche per narrare e discutere altre esperienze. Secondo una logica non-proprietaria che è condizione per incoraggiare i migliori e più creativi. Per i prossimi quaranta giorni assicureremo l’aggiornamento in questo spazio più angusto.

Augurateci buon viaggio!

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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