Fabrizio Barca: Impegni e domande per i candidati alla segreteria PD.

Barcadalla newsletter di fabrizio Barca, 6 settembre 2013* – Grazie davvero per aver dedicato tempo e risposte al sondaggio sui “I sei impegni da chiedere al futuro segretario“. Le risposte sono oltre 2200. Non si tratta certo di un campione rappresentativo. Ma è un messaggio di disponibilità ad andare oltre una generica voglia di cambiamento, che dà segnali precisi a chi si candida a dirigere il Pd.

Praticamente tutti – 96% di molto favorevoli e favorevoli – chiedono al nuovo Segretario di consentire ai circoli del partito l’uso della Rete come strumento di lavoro, di apprendimento e di monitoraggio dell’azione di governo. Il sistema dei circoli rappresenta una formidabile rete diffusa sui territori. Questa rete è oggi inanimata. Si può animare in pochi mesi e con poca spesa. Attendiamo un impegno concreto in questo senso dai candidati.

Significativo è l’altro impegno su cui il consenso supera il 90%: che gli incarichi di vertice negli enti pubblici siano compatibili con l’iscrizione al partito solo se “assegnati con metodi concorrenziali di evidenza pubblica”. Chiedete trasparenza. Ricordate a tutti che in questi anni proprio qui “è cascato l’asino”. Se si vuole un Partito  che non abbia bisogno di signori delle tessere, che non garantisca “posti pubblici” a chi ha rinunciato a candidarsi a sindaco o a deputato, la soluzione è anche nella revisione di questo punto dello Statuto. Chi si impegna a lavorarci?

Tre impegni raccolgono fra l’81 e l’85 % dei consensi. Se attuati dal nuovo Segretario – NON prima del Congresso, perché non si devono cambiare le regole in corsa – essi avvierebbero il partito a funzionare come associazione separata dallo Stato:

  • che gli incarichi della segreteria siano “incompatibili con qualsiasi ruolo esecutivo, a ogni livello di Governo”;
  • che i ruoli di Segretario del Partito e Presidente del Consiglio dei Ministri (o Ministro) siano tra loro incompatibili, dando al primo autonomia e tempo di ricostruire un partito;
  • che la Direzione nazionale divenga un vero  “organo di indirizzo politico” riducendola da 200 a 20 unità, condizione affinché le personalità che di volta in volta il partito esprime portino in quell’organo – al quale lo Statuto affida il compito di “indirizzo politico” – il proprio contributo e non lo disperdano nella vacuità di un’opinione di mezza giornata.

Più sofferta è l’adesione alla proposta che a votare Segretario e gruppi dirigenti non siano né gli “iscritti”, né i “primaristi” (che continuerebbero a esprimersi su candidati al Parlamento e Primo Ministro), ma i “partecipanti” (iscritti o meno) alle attività del partito. E’ il solo caso dove i molto favorevoli sono meno del 50% e il totale dei favorevoli pari “solo” a tre quarti. E’ il segno della difficoltà di tradurre la proposta in pratica. Ma la richiesta di impegno al nuovo Segretario resta!

In queste ore delicate voi vi augurate, moltissimi di noi si augurano, che il confronto fra i candidati abbia luogo sui contenuti. Sono condivisi questi impegni? O quali altri concreti impegni si assumono? Che dire della proposta di Piero Ignazi sul finanziamento pubblico? Quali profili identitari si vogliono valorizzare e quali spunti operativi ricavarne? Come si intende governare? Con il disegno di ingegneria sociale del New Labour in Gran Bretagna? Con il disegno che ho suggerito di “sperimentalismo democratico”? Ovvero? E come modernizzare lo Stato?

Per parte mia continuerò a porre queste domande e a suggerire qualche risposta. E’ il compito che mi sono dato da iscritto al Pd.

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*il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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