Fabrizio Barca: Draghi è un conservatore. Alzare la voce è utile per la democrazia

4 risposte da un’intervista di Andrea Carugati sul Manifesto, 14 dicembre 2021

Cosa si aspetta dallo sciopero generale?
Mi auguro che, sentendo forte la voce del paese, il governo aggiusti il tiro su RdC e fisco. E poi mi aspetto che passi l’idea che si può tornare ad alzare la voce. Che è utile per la democrazia.

Perchè ha definito Draghi un conservatore?
Rappresenta l’idea che il paese non si possa cambiare, di rimettere le cose com’erano prima della pandemia. Ma non funziona, già prima c’erano contraddizioni troppo gravi, una rabbia sociale che si è manifestata con i voti a Trump, Salvini, Orban. Alle enormi disuguaglianze create dalla stagione neoliberista si ripara solo con un radicale cambiamento. Che purtroppo non è nelle corde del centrosinistra.

Letta l’ha capito?
Mi pare partecipe di questa consapevolezza che non si può andare avanti con questo livello di insostenibilità sociale, concetto che nel centro Europa è molto più diffuso che in Italia. Mi auguro che questa consapevolezza si traduca anche nel suo agire politico.

Ha ancora speranze sul fatto che il Pnrr possa migliorare la vita degli italiani?
Su alcuni temi sì: il ministro Bianchi ha ottenuto 1,5 miliardi contro la povertà educativa e la dispersione. Ci sono buoni progetti, i soldi possono fare la differenza. E credo anche che i comuni, che hanno buoni margini di spesa e in media una buona qualità di governo, possano raddrizzare la situazione e fare buon uso dei fondi europei.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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