F35: Napolitano avverte sul furore antimilitarista

Napolitano forze armateIl capo dello Stato è anche presidente del Consiglio supremo di difesa, potremmo dire che fa il suo mestiere. Per fortuna il popolo italiano, nonostante il tentativo del duce di impartirgli un’educazione bellicista, militarista davvero non è mai stato e se il governo rinunciasse in tutto o in parte all’enorme spesa per gli F-35 è assai probabile che ringrazierebbe per il buon senso e senza alcun bisogno delle “pulsioni vecchie e nuove” di cui parla Napolitano. Le pulsioni che si fanno sentire sono piuttosto quelle contrarie che provengono dall’industria bellica, dalla Nato e dagli alti comandi militari. Chissà se in questo governo troveranno finalmente qualche resistenza. Personalmente me lo auguro (nandocan). 

di Angela Mauro (http://www.huffingtonpost.it), 26 aprile 2014  – “Non possiamo sottovalutare la necessità di essere in grado di dare un concreto apporto, dove sia necessario – come già lo è stato in diversi teatri di crisi – sul piano militare”. Giorgio Napolitano sceglie l’anniversario del 25 aprile per lanciare un avvertimento sui tagli alla Difesa. Ma più che al governo, dove trova sponde sensibili alle sue argomentazioni, il presidente della Repubblica parla a quella campagna antimilitarista che trova la sua bandiera principale nella rinuncia all’acquisto dei cacciabombardieri Usa, F-35. E’ una campagna viva anche nel Pd: il 6 maggio prossimo il gruppo Dem alla Camera si riunirà per decidere come presentarsi in commissione Difesa il 7 maggio, quando si comincerà a votare sull’indagine conoscitiva del Parlamento sui sistemi d’arma. Il ministero di via XX Settembre punta invece a operare tagli alla luce del Libro bianco sulla Difesa che sarà pronto a fine anno.

All’indomani del colloquio con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e della firma del decreto ‘taglia Irpef’, Napolitano si concentra dunque sulle spese militari del nostro paese. E lo fa partendo proprio dalla Resistenza, che fu “una mobilitazione armata” perché “non c’era spazio per un’aspirazione inerme alla pace; l’alternativa era tra un’equivoca passività e una scelta combattente…”. Dunque, parlando dell’oggi, Napolitano avverte:

“Dobbiamo procedere – nella piena, consapevole valorizzazione delle Forze Armate che continuano a fare onore all’Italia – in un serio impegno di rinnovamento e di riforma, razionalizzando le nostre strutture e i nostri mezzi, come si è iniziato a fare con la legge in corso di attuazione, e sollecitando il massimo avanzamento di processi di integrazione al livello europeo. Potremo così soddisfare esigenze di rigore e di crescente produttività nella spesa per la Difesa, senza indulgere a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo e perfino anacronistiche diffidenze verso lo strumento militare, vecchie e nuove pulsioni antimilitariste”.

Quella del presidente della Repubblica è un’impostazione non estranea al governo Renzi, pur intenzionato a tagliare sul fronte delle spese militari, ma solo dopo aver prodotto, a fine anno, un ‘Libro bianco’ della Difesa cui è assegnato il compito di rivedere tutta l’organizzazione dei nostri sistemi d’arma. Così ragionano al ministero di via XX Settembre, come lascia capire lo stesso ministro Roberta Pinotti presente alla cerimonia al Colle. “Il presidente – dice Pinotti – ha detto una cosa importante: bisogna immaginare una spesa produttiva, non tagliare qualsiasi cosa a prescindere. Il riferimento è a chi fa demagogia dicendo che tutte le spese sono inutili”. Un’argomentazione che, in tempi di forte crisi diplomatica tra occidente e Russia, trova forti riscontri ai piani alti delle istituzioni.

Ma l’impostazione immaginata al ministero e condivisa da Napolitano non coincide in tutto e per tutto con quella pensata dal gruppo Pd in Commissione Difesa alla Camera, che ha prodotto un documento molto avanzato sui tagli agli stanziamenti per F-35 e altri programmi militari. I deputati Pd si riuniscono il 6 maggio per preparare il voto in commissione, previsto il 7 maggio. In vista di queste date, da settimane si svolgono incontri tra il sottosegretario Graziano Delrio, il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini e i responsabili del dossier Difesa in Parlamento. Incontri che servono proprio a cercare una mediazione tra i piani del governo e i desiderata del Parlamento. Il primo, come ricorda in un certo senso anche Napolitano, si trova a dover rispondere all’appello di Obama che nella sua recente visita a Roma ha invitato l’Italia e ogni paese europeo a fare la propria parte, in termini di spesa militare, per la sicurezza in occidente. Il secondo vuole avere voce in capitolo sul tema, facendosi scudo del cosiddetto ‘Lodo Scanu’, la modifica voluta dal deputato Pd Gian Piero Scanu all’articolo 4 della legge di riforma della Difesa che assegna al Parlamento la facoltà di bloccare, ridimensionare o sostenere un programma di sistemi d’arma.

Se ci sarà un altro braccio di ferro sugli F-35, come quello dell’anno scorso tra il Consiglio Supremo di Difesa presieduto da Napolitano e il gruppo del Pd alla Camera, lo si vedrà solo ai primi di maggio. Per ora restano attriti sul campo, malgrado l’ultima riunione del Consiglio Supremo di Difesa, la prima con il premier Matteo Renzi, sia finita senza scintille e con la scelta di pubblicare il Libro Bianco sui sistemi d’arma.

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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