Erdogan si porta a casa mezzo governo afghano ma poi corteggia i Talebani

*da Remocontro, 22agosto 2021

Confusi tra diplomatici e cittadini turchi evacuati da Kabul i vertici della leadership afghana decaduta e portati in salvo a Istanbul. Ankara vede opportunità economiche e politiche e le coltiva su due fronti. Mentre gli islamisti talebani passano dalle minacce al dialogo.

‘Esfiltrati’ come da servizi segreti

«Esfiltrare, mettere in salvo, al riparo; portare fuori da una situazione e da un ambiente ostili». Operazione necessariamente segreta. Cinque giorni fa, il 16 agosto, un aereo della Turkish Airlines era partito poche ore prima da Kabul con a bordo 324 passeggeri poi atterrato a Istanbul
Nascosti tra i cittadini turchi, riporta il quotidiano filo-governativo Hurriyet, c’erano anche i vertici del decaduto governo dell’Afghanistan.

Il governo di Kabul a Istanbul

Salvo il presidente Gani che ha preferito cercare rifugio negli Emirati arabi, la maggioranza del suo governo fugge in Turchia. Il vice presidente Sarwar Danish, il ministro degli esteri Mohammed Hanif Atmar, il capo dell’intelligence Ahmad Zia Sraj, altri tre ministri e qualche parlamentare. In tutto una quarantina di funzionari. L’operazione era stata messa in piedi in fretta e furia dalle autorità turche il giorno prima, non appena i Talebani avevano fatto il loro ingresso nella capitale afghana.

Vecchi e nuovi amici ma sempre affari

«Nelle ore successive il presidente turco Erdogan ha iniziato un corteggiamento soft alla nuova leadership di Kabul: incontriamoci, parliamone. Lo ha ripetuto ieri da Istanbul, uscito dalla preghiera del venerdì: ‘Se bussano alla nostra porta, saremo aperti al dialogo’», sottolinea Chiara Cruciati sul manifesto. «Una posizione pragmatica, tipica della politica estera dell’Akp, che si inserisce stavolta in un terreno non proprio favorevole».

La fratellanza musulmana turca e gli studenti coranici

«La Turchia una grande nazione islamica sorella», per il portavoce talebano Suhail Shaheen sul quotidiano filo-governativo Turkiye. Un’apertura di credito ad Ankara per la ricostruzione di un paese distrutto e la cooperazione, anche se gli studenti coranici non hanno mai guardato con particolare favore a Erdogan. Ed Erdogan aveva sempre ricambiato. Ma il presidente-sultano è politicamente molto ‘duttile’. La settimana prima aveva concordato con gli amici del governo di Kabul, di subentrare nella gestione della sicurezza dell’aeroporto internazionale di Kabul. Mossa per niente ben vista dai Talebani che avevano ricordato, ai militari musulmani sì ma sempre Nato, che entro il 31 agosto dovevano andarsene via, pena «serie conseguenze».

La presa del potere talebana ha cambiato tutto

Ma la fulminea presa di potere dai talebani ha sorpreso anche Ankara, che aveva a sua volta sottovalutato. «La fallita assunzione del controllo dello scalo di Kabul dice anche questo», sottolinea Chiara Cruciani. Ma le cose con Erdogan possono cambiare anche in fretta. «Fonti del governo turco riferiscono dell’intenzione di rinegoziare la questione aeroporto con i Talebani: se avesse successo, permetterebbe a un paese Nato di rimanere con 600 truppe (seppur addette alla sicurezza e non al combattimento) in Afghanistan, con tutto il prestigio che dentro l’Alleanza atlantica ne conseguirebbe».

Cambia la sposa non il corteggiamento

Un’alternanza molto disinvolta di atteggiamenti che non offre certezze ma che segnala l’indubbio e reciproco interesse tra le parti. Contrattazione e mercato, insomma, e l’interesse comune ad un eventuale avvicinamento. «Lo dimostra il compiacente scambio a distanza tra Erdogan e il portavoce talebano Shaeen». Con il ministro degli esteri turco Cavusoglu, 48 ore dopo la caduta di Kabul: «Manteniamo il dialogo con tutte le parti, compresi i Talebani. Guardiamo positivamente ai messaggi talebani, vorremmo vederli tradotti in fatti».

Turchia-talebani via Qatar e Pakistan

Il dialogo la Turchia lo sta già costruendo via Qatar e Pakistan: «nell’incontro del 10 e 11 agosto a Islamabad tra il ministro della difesa turco Akar, il premier Imran Khan e i vertici militari pakistani, all’ordine del giorno la necessità per Ankara di veder coinvolte nel governo (qualunque fosse al momento) figure su cui poter giocare un’influenza». L’antica strategia delle alleanze preliminari di condivisione o di convenienza e sempre nascoste. Prima tra queste il leader dell’Hezb-e-Islami Gulbuddin Hekmatyar – la foto degli anni ’80 qui accanto lo mostra con un giovanissimo Erdogan accovacciato in segno di deferenza ai suoi piedi – e Salahuddin Rabbani, leader del partito Jamaat-e Islami, già sceso a compromessi con i Talebani dopo la loro repentina avanzata, spiega un’analisi di Al-Monitor

Minoranze turcofone e profughi

Molte le preoccupazioni anche turche legate alla crisi afghana. Prima questione le minoranze turcofone nel paese, che Ankara ha sempre sostenuto, ricordava a giugno Newsweek. Poi i profughi. Mentre in Turchia prosegue la costruzione di 295 km di muro al confine con l’Iran, via di transito naturale dei flussi migratori dall’Afghanistan, giovedì il presidente turco è tornato a rivolgersi pubblicamente all’Unione europea: «non intendiamo fare da magazzino di migranti dell’Europa».
Sono già settimane che cittadini afghani riescono ad entrare in Turchia. Una media di 1.500 al giorno ad aggiungersi ai 117mila già presenti (Ankara parla di 300mila).

Erdogan ancora una volta alla cassa

«Erdogan tenterà di capitalizzare il possibile. Dopo anni di screzi con Ue e Stati uniti, di avventure militari dalla Libia alla Siria e tentativi affatto mascherati di presentarsi alla regione araba e islamica come indiscusso leader neo-ottomano, il presidente turco vive una crisi interna seria, dettata dalle difficoltà economiche crescenti, dalla svalutazione della lira e dal peso di una politica economica clientelare e inefficiente».
«Ergersi a eventuale mediatore della crisi afghana potrebbe risollevarne le sorti politiche (a favor di consesso internazionale e di ampliamento della propria influenza all’Asia centrale) e anche le sorti economiche».

Tra ricostruzione e ricchezze sotterranee, l’Afghanistan è una miniera d’oro.

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