Emergenza Covid in Germania: pazienti all’estero. Scholz propone l’obbligo vaccinale

da Remocontro, 19 gennaio 2022

Obbligo di vaccinazione per far fronte ad una emergenza  nazionale di portata drammatica, la proposta dell’ormai  prossimo cancelliere ai Lander. Terapie intensive piene, è il ministro della salute del Baden-Wuerttemberg, annunciando che il Land si prepara a inviare pazienti anche all’estero e ha già ricevuto disponibilità dall’Italia (Lombardia), Francia e Svizzera.

Baden Wuerttemberg

 «Ci prepariamo a trasferire i pazienti all’estero», l’annuncio sino a ieri impensabile  del ministro della sanità del Lander, dalla sua capitale Stoccarda, l’estremo sud ovest della Germania. «Il carico degli ospedali è immenso e le persone non ce la fanno più». Da giorni diversi lander tedeschi stanno trasferendo i pazienti per il forte carico delle rianimazioni. La Baviera nei giorni scorsi ha inviato in Italia due pazienti, a Bolzano e Merano. Per quanto riguarda il bollettino, in Germania sono 45 mila i casi nelle ultime 24 ore e 388 i morti.

Scholz a favore dell’obbligo di vaccino in Germania

Il cancelliere tedesco ormai alla vigilia della sua elezione alla carica, Olaf Scholz si è espresso a favore dell’obbligo generale per il vaccino anti-Covid, nel corso della consultazione fra Stato e Regioni sul Covid, a cui partecipa insieme ad Angela Merkel. «È importante stabilire un obbligo generalizzato alla vaccinazione», ha affermato secondo quanto riportano alcuni media tedeschi, fra cui Spiegel.

Ora sollecitazioni, da febbraio l’obbligo

Riprendendo alcune indiscrezioni trapelate dalla videoconferenza con i primi ministri degli stati tedeschi, i giornali nazionali, tra cui “Handelsblatt”, riportano che l’obbligo partirebbe a febbraio del 2022. Scholz sarebbe inoltre favorevole a introdurre la regola 2G per gli esercizi commerciali, cioè consentire l’accesso solo a ‘geimpft’ (vaccinato) e ‘genesen’ (guarito).

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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