Elezioni argentine di metà mandato: Peronisti sconfitti evitano la debacle

di Livio Zanotti, 16 novembre 2021

Il governo di Alberto Fernandez e Cristina Fernandez Kirchner ha pagato meno del previsto la crisi economica ereditata dal precedente di Mauricio Macri e subito sprofondata nell’inflazione con il COVID 19. Tuttavia la netta sconfitta elettorale subita nelle “supplettive” di domenica 14 novembre comporta ulteriori problemi, tanto immediati quanto lungo il biennio che concluderà il periodo presidenziale.

Il già parziale controllo dell’attività legislativa resta oggi limitato alla sola Camera dei deputati, perduto quello già precario al senato. Soprattutto per la decisa vittoria del fronte oppositore formato da macristi e radicali di tendenze varie (Juntos x el Cambio). Ma anche per la crescita sia pur limitata dell’estrema sinistra (Frente de Izquierda y Trabajadores) e dell’estrema destra ultra-liberista Avanza Libertad, che entra per la prima volta in Parlamento (“Viva Trump, viva Bolsonaro”, gridavano i suoi sostenitori; “Anime libere, cuor di leoni, Hurrà ai vostri ruggiti”, ringraziava il leader Javier Milei, l’economista già in campagna per le Presidenziali del 2023).

Il limite oggettivo dell’azione di governo peronista nei due anni fin qui trascorsi, è facile da riscontrare nell’assenza di un piano economico capace di frenare l’inflazione e riattivare sostanzialmente attività produttiva e occupazione. Il debito ereditato dalla gestione liberista del presidente Macri nel 2019 (oltre 320mila milioni di dollari, in termini di oneri reali circa il doppio di quello a sua volta lasciato da Cristina a conclusione degli 8 anni di mandato), ha impedito una spinta espansiva all’economia. Aggravata poi ulteriormente dai costi enormi del COVID19 che ha ridotto le attività produttive nel mondo intero, indebitandolo in una misura senza precedenti.

Con l’opposizione che ha prima negato la pericolosità del coronavirus, poi boicottato le quarantene del governo in nome di malintese libertà individuali, infine respinto pregiudizialmente il vaccino russo Sputnik perchè presuntamente nocivo. Contrasti che hanno favorito milioni di contagi, con il risultato a tutt’oggi di 118mila morti.

Il pesante debito con il Fondo Monetario (FMI)

L’esasperazione del confronto politico, sui media e nelle piazze prima che in Parlamento, ha indotto in questi due anni il governo sulla difensiva, riducendolo a un lavoro di contenimento quotidiano del disagio sociale. Che gli ha impedito di dare contenuti coerenti, forma compiuta e tempi adeguati alle riforme necessarie alla riattivazione produttiva. Venendo così meno anche il quadro di riferimento di cui aveva bisogno il ministro dell’Economia, Martin Guzman, per arrivare a un accordo utile alla ristrutturazione a lungo termine del pesante debito con il Fondo Monetario (FMI). Quindi alla riapertura dell’accesso al credito internazionale meno oneroso.

Mentre si acuiva la polemica interna sull’atteggiamento da tenere verso l’opposizione. Tra i favorevoli al dialogo con la parte meno intransigente, guidati da Alberto e i radicali ispirati da Cristina, convinti della sua inutilità. Non cambia la sostanza del quadro politico l’ancor più evidente frattura nell’opposizione macrista, che vede il moderato Horacio Larreta fare da parte l’ex leader e presidente Mauricio Macri, screditato ma non del tutto rassegnato a restare fuori gioco.

Il peronismo radicale

Il peronismo radicale – si constata nella sua roccaforte storica del conurbano della capitale, Buenos Aires -, è riuscito a mobilitare parte della sua base di riferimento che due anni fa aveva disertato il voto. E’ con l’aumento dell’affluenza alle urne (24 milioni di votanti, pari al 71,7 per cento degli aventi diritto) che ha contenuto la sconfitta, risultata comunque pesante sul piano nazionale: il 34 per cento contro il 42,5 di macristi e radicali, il cui punto di forza rimane invece la capitale federale. Ma hanno più o meno prevalso in quasi tutte le provincie economicamente più rilevanti.

Se, come ci si augura, la pandemia del coronavirus continuerà a retrocedere anche oltre la fine della bella stagione, in marzo-aprile del prossimo anno, è opinione prevalente nei commenti degli osservatori così come nello stesso movimento peronista che solo il massimo sforzo per recuperare il tempo perduto potrà ridare iniziativa al governo di Alberto e Cristina.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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