E ora, Presidenti?

Roma, 25 gennaio 2021 – Purtroppo Conte non c’è riuscito. Sapremo domani, dal colloquio che avrà al Quirinale, fino a che punto la pressione esercitata da chi è da tempo al lavoro perché non resti nelle mani del suo governo la gestione dei fondi europei, avrà avuto successo. Non mi riferisco tanto a Renzi che non ne avrebbe la forza, quanto ai poteri economici che continuano ad essere da anni dietro a lui e al suo patto con Berlusconi.

Per ora quella pressione è riuscita a vanificare la ricerca dei cosiddetti responsabili-costruttori e diciamolo, non era poi così difficile se si trattava di trasformisti. Vedremo presto se riuscirà anche a fare in modo che non venga modificato il modello di sviluppo economico che ha prodotto prima alla precarietà del lavoro e alla crescita delle disuguaglianze e poi alla crisi sanitaria rivelata con la pandemia. Comunque sia, penso che Conte è la sua ex maggioranza farebbero bene a resistere.

Non c’è soltanto la complessità della lotta alla pandemia a sconsigliare sia un rischioso ricorso ad elezioni anticipate sia un (impossibile) ritorno alla vecchia “normalità’”. Per la sinistra o quel poco che ne resterebbe sarebbe un disastro e dovremmo accontentarci di Report, sempre che questa bella trasmissione riesca a sopravvivere.

La sola strada ragionevole è quella di avviare le riforme necessarie ad un programma “next generation” che restituisca al bene comune una preminenza sugli interessi privati, dal centrodestra pur sempre rappresentati e difesi. Quel programma che il PD di Zingaretti e Leu facevano bene a pretendere ma da soli non hanno la forza di promuovere, anche perché i renziani non stanno solo in Italia viva.

Mentre sarebbe utile che le organizzazioni dei lavoratori, pur difendendo la loro autonomia, manifestassero maggiore consapevolezza del bivio a cui si trova di fronte la politica italiana, non sorprende che a gufare sulle sorti di questa “strana” maggioranza siano i grandi media più o meno vicini alla Confindustria e agli altri santi protettori del privilegio, della rendita e dell’evasione fiscale.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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