E’ morto Franco Giustolisi. Cercò la verità nell’armadio della vergogna

Per anni, gli anni delle stragi fasciste e di quella che Zavoli ci ripropone in questi giorni come “la notte della repubblica”, abbiamo lavorato a fianco nella redazione di Tv7 e di Stasera G7. Con lui e un altro collega scomparso, Carlo Fido, denunciammo alla stampa le omissioni e il conformismo governativo dei telegiornali di allora, subendo per questo dall’azienda severe conseguenze disciplinari. Pochi colleghi ho conosciuto con il suo rigore morale, la sua intransigenza nella difesa dell’autonomia professionale, la passione per la verità e il coraggio nel sostenerla, senza reticenze. Burbero forse, ma anche amico  simpatico con cui trascorrere in allegria, con una partita a carte, un momento di pausa dal lavoro. Gli volevo bene, Livia, non ti conosco di persona ma ti sono vicino, Fernando. 

***di Giorgio Santelli, 10 novembre 2014 *- E’ morto a Roma, dove era nato 89 anni fa, Franco Giustolisi. Giornalista d’assalto e, tra l’altro, autore dell’”Armadio della vergogna”, il libro che per primo ha denunciato l’affossamento dei processi contro i nazisti e i fascisti autori delle stragi dei civili italiani durante la guerra. Prima a Paese Sera, poi al Giorno, alla Rai e, infine, all’Espresso ha raccontato l’Italia dei grandi scandali, della P2, del terrorismo, della mafia, delle carceri, sempre dalla parte dei più deboli e dei dimenticati, sempre alla ricerca della verità, senza mai fermarsi di fronte all’arroganza dei potenti di turno. Ha scritto, oltre all’”Armadio della vergogna” (ed Nutrimenti), insieme con Pier Vittorio Buffa “Al di là di quelle mura” (Rizzoli), un’appassionata inchiesta sulle carceri, e, sempre con Buffa, “Mara, Renato e io, storia dei fondatori delle Brigate Rosse” (Mondadori).

*da articolo 21

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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