Due iscritti a Renzi: a che serve il partito se non ci ascolta?

bottiglia messaggio

Me lo chiedo anch’io. Se va avanti così, alla fine resteranno solo quelli a cui serve il partito. (nandocan)

****Sul blog #Perche’ Sinistra due iscritti Pd inviano al segretario Renzi un “messaggio in bottiglia“: chiedono le doparie per poter contare nelle decisioni cruciali (il partito ne sta prendendo tante e importanti, senza tenere gli iscritti in alcuna considerazione).

Scrive Mina Canarini:

Vi ricordate la mozione Marino? In quella mozione c’era un accenno alle doparie un metodo di consultazione degli iscritti su temi importanti, un modo per dare valore alla parola base e militante. Una volta scrivemmo perfino alla Finocchiaro, che mai rispose […]

 

Che valore ha la tessera di partito?“, si chiede Mauro Tolaini:

Tutto quello che è successo in questi mesi non ci ha visti coinvolti in nessun passaggio. Tutto il percorso che ne è seguito ha fatto pensare che il partito non servisse, altrimenti non si spiega perché in tutti questi mesi non si sia cercato in alcun modo di coinvolgere gli iscritti su alcune grandi scelte che il gruppo dirigente ha compiuto, dalla sostituzione del governo Letta, all’accordo blindato con Berlusconi, alle riforme avviate sui problemi economici e tanto altro.

La domanda non è per niente retorica, né si può semplicemente derubricare alla solita critica da parte dei seguaci di Giuseppe Civati (i due iscritti fanno parte di Pisa per Civati): oggi Bordignon descrive su Repubblica un’altra mutazione del partito Democratico: il 40% degli elettori del Pd vota per il leader e non più per il partito; e l’altro ieri Ilvo Diamanti scriveva che il meno “personale” e più “multipersonale” partito italiano si sta trasformando nel PdR, nel partito di Renzi.

E, invece, Mauro chiede di “cambiare verso“ cominciando dal partito:

se il partito serve, allora deve avere un progetto per il futuro del nostro paese, quale tipo di società vogliamo costruire, con quali alleanze. Perché trovo anormale che si possa cambiare la Costituzione con Berlusconi e un pezzo della destra e governare con l’altro pezzo. La Costituzione si può cambiare, ma servono condizioni diverse di partenza e di percorso, serve un consenso costruito, partecipato e discusso prima di tutto dentro il partito.

Su Repubblica Diamanti ha anche azzardato una previsione sul futuro dei partiti italiani:

Forse mi sbaglierò, ma nel contrasto tra Fi e Berlusconi, tra il Pd e Renzi, i margini di mediazione sono sottili. Quasi invisibili. Fra il Partito e il Capo: ne resterà soltanto uno…

E’ come se Mauro conoscesse già il risultato finale, e infatti conclude il suo messaggio in bottiglia quasisconsolato:

Se un partito serve non si può pensare solo in termini di adesione attraverso il voto, che è importante ma non basta, non ci può bastare. Se un partito serve non si possono ignorare le persone che ne fanno parte, persone anche con pensieri diversi, che però abitano gli stessi territori e quindi cercano luoghi, spazi e tempi di discussione e di confronto, di dialogo e di ascolto. Se il partito serve… appunto.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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