Drago Draghi e il mondo applaude perché non si fida dell’Italia

Drago Draghi e il mondo applaude perché non si fida dell’Italia

da  remocontro, 4 Febbraio 2021

Crisi d’inverno in piena pandemia, crisi improvvida, crisi della irresponsabilità, crisi incomprensibile che è diventata irreversibile. E non è neppure detto che la scommessa Draghi, decisa dal Quirinale ed applaudita nel mondo, basti a certi super ego della politichetta di casa ad accontentare almeno alcune delle loro brame

Mario Draghi per continuare a governare l’emergenza pandemica e le sue conseguenze sociali ed economiche, e ad usare al meglio il grande piano europeo finanziato dall’Unione.

Europa sospiro di sollievo: «È l’uomo giusto»

«Draghi per salvare l’Italia». Da Le Monde al The Wall Street Journal fino al New York Times, l’arrivo di Draghi viene visto come fondamentale per le sorti italiane. Il NYT scrive «Italy Looks to Mario Draghi to Solve Crisis, to Delight of Pro-E.U. Politicians», lo stesso fa il Wall Street Journal che, sul proprio profilo Twitter, ricalca sul fatto che il Presidente Mattarella torni sul nome dell’ex presidente della Bce per trovare una soluzione alla crisi politica.

Da Le Monde al New York Times

«Crisi politica in Italia: Mario Draghi chiamato in soccorso», titola il francese “Le Monde”, che ricorda come all’ex governatore della Bce sia attribuito il merito di «aver salvato la zona euro nel 2012 nel pieno della crisi del debito». Draghi «è un uomo noto per la sua discrezione, per la sua serietà e la sua determinazione», riconosce Le Monde. «Draghi salva l’Italia», titola il tabloid tedesco Bild, che all’ex capo della Bce non ha mai risparmiato critiche negli anni scorsi.

La preoccupazione delle cancellerie è soprattutto sul destino del Recovery Fund

Recovery Fund il timore di tutti

La preoccupazione europea, sottolinea Anna Maria Merlo sul Manifesto, è riassunta in poche righe dal quotidiano conservatore francese Le Figaro: «L’Italia lacerandosi attorno a questa manna provvidenziale avrebbe potuto mettere a rischio tutto l’edificio del primo prestito comune della Ue». Insomma, la crisi Renzi non trova consensi almeno ufficiali in nessuna capitale europea e forse mondiale. E tutta la stampa internazionale sottolinea l’importanza del segnale di stabilità pro-europea. «Delizia per la politica pro-europea», scrive il New York Times, facendo tutti riferimento all’intervento di Draghi del 2012 per salvare l’Euro.

Pandemia e peggior crisi economica dal dopoguerra

L’Europa è preoccupata per un’economia che è crollata dell’8,9% nel 2020. Con la crisi di governo, a Bruxelles erano aumentati i timori che l’Italia non riuscisse a presentare il piano di rilancio entro i tempi stabiliti, cioè entro il 30 aprile. Su questo fronte, Draghi rassicura. La personalità dell’ex presidente della Bce trova consensi praticamente unanimi. Per il vice-presidente della Commissione, Margaritis Schinas, «Mario Draghi è rispettato e ammirato a Bruxelles e al di là». Parole di elogio persino dalla Cina: «rafforza la presidenza italiana del G20».

Draghi sulla strada del Recovery

L’establishment europeo tifa Draghi perché il percorso istituzionale del Recovery Fund non è ancora completato e la crisi italiana può rappresentare un ostacolo drammatico, ci ricorda Anna Maria Merlo da Parigi. Piani di rilancio nazionali entro il 30 aprile, 750 miliardi di euro, ma in Italia si litigava tra Roma e Firenze. Piani nazionali di rilancio su cui rilitigare in Europa. Poi il Recovery Fund dovrà passare nei vari parlamenti (nazionali e regionali, 39 in tutto nei 27 paesi). Per il momento, ci sono pochi voti definitivi: in Francia ultimo voto oggi al senato.

I primi soldi non arriveranno prima dell’estate; il 70% sarà versato tra il 2021 e il 2022, il restante 30% nel 2023.

Leggi anche:

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: