Draghi toglie il segreto di Stato su P2 e Gladio. Ma i segreti dell’Anti-Stato?

di Ennio Remondino, 3 agosto 2021

Il presidente del consiglio Mario Draghi ha firmato una direttiva con la quale viene tolto il segreto di Stato a una serie di documenti che riguardano la loggia P2 e l’organizzazione Gladio. Lo ha fatto – e la data ha di certo un valore simbolico – nel giorno del quarantunesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, poche ore prima, aveva auspicato che sulla bomba del 2 agosto 1980 venga raggiunta la piena verità.

 Lo Stato e l’antistato ancora nascosto

In base alla direttiva di Palazzo Chigi i documenti ancora oggi «top secret» verranno passati all’Archivio centrale dello Stato, ma perché la consultazione divenga libera a tutti dovranno passare alcuni mesi. «Con questa nuova Direttiva – riferisce una nota di Palazzo Chigi – il Presidente Draghi ha ritenuto doveroso dare ulteriore impulso alle attività di desecretazione. L’iniziativa adottata potrà rivelarsi utile ai fini della ricostruzione di vicende drammatiche che hanno caratterizzato la recente storia del nostro Paese».

Inchieste giudiziarie ancora in corso

Delle connessioni tra la strage della stazione e la loggia P2 in particolare si sta occupando la procura di Bologna che nel 2020 ha chiesto il processo dell’estremista di destra Paolo Bellini quale «esecutore materiale» della strage in collaborazione con i già condannati Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Gilberto Cavallini. Secondo i magistrati di Bologna, i capi della P2 Licio Gelli e Umberto Ortolani (entrambi deceduti) sarebbero stati gli ispiratori e finanziatori dell’attentato. I magistrati indagano in particolare su un flusso di denaro tra il capo della loggia segreta e alcuni elementi dell’eversione nera e dei servizi segreti di cui si occupò anche l’inchiesta del Tg1 sui rapporti tra Cia e P2.

Segreti di Stato, ma i segreti contro lo Stato?

La direttiva di Draghi è analoga a due provvedimenti di Romano Prodi nel 2008 e di Matteo Renzi nel 2014. Declassificato carte sulle stragi di Piazza Fontana a Milano (1969), di Gioia Tauro (1970), di Peteano (1972), della Questura di Milano (1973), di Piazza della Loggia a Brescia (1974), dell’Italicus (1974), di Ustica (1980), della Stazione di Bologna (1980), del Rapido 904 (1984) conservata negli archivi degli Organismi di intelligence e delle Amministrazioni centrali dello Stato.

Descretazione reale o ancora ‘omissis’?

L’eliminazione del segreto potrà davvero dare impulso alla ricerca della verità sugli anni delle stragi in Italia? E’ il dubbio di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime del 2 agosto 1980, e non solo suo. «Il problema è come questi documenti verranno desecretati. Perché se chi desecreta è lo stesso che ha secretato è una presa in giro». Per Bolognesi non dovrebbe la situazione che si è verificata con la direttiva Renzi, dove un comitato speciale (chi e come?) «ha deciso cosa dare e cosa non dare, e spesso nei documenti forniti erano omessi nomi e località».

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