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Dopo 20 anni via l’ultimo soldato Usa da Kabul. I talebani esultano, troppi afghani tremano

da Remocontro, 31 agosto 2021

Non ci sono più soldati statunitensi in Afghanistan. Ritiro completato, “la guerra è finita”, ma solo per americani e Nato che tornano a casa. L’ultimo volo è partito alla mezzanotte di Kabul, alle soglie del 31 agosto. Dopo 20 anni finisce dunque la presenza militare di Washington nello stato del centrasia. È stata la guerra più lunga della storia americana.

La notizia è stata salutata in città da spari e festeggiamenti. «Abbiamo fatto la storia», ha detto un responsabile dei taleban dopo la conferma dell’ultimo decollo Usa, mentre nelle vie della capitale si sentono colpi di arma da fuoco e grida di entusiasmo da parte delle milizie degli “studenti coranici”.

Il totale degli evacuati è salito a 116.700 dal 14 agosto. Ma tantissimi sono rimasti indietro, come ha ammesso lo stesso Pentagono. Tra cui anche cittadini statunitensi che non sono riusciti a raggiungere in tempo l’aeroporto. Per tutti si apre ora la difficile strada della diplomazia.

Dopo 20 anni gli Usa lasciano l’Afghanistan

Ritiro completato, “la guerra è finita”, ma solo per americani e Nato che tornano a casa. Ma il dramma afghano non è finito. Venti anni dopo l’invasione dell’Afghanistan, conseguenza degli attacchi dell′11 settembre, gli Stati Uniti ritirano tutti i soldati dall’Afghanistan e consegnano il Paese nelle mani dei talebani.

Associated Presse e France Presse danno notizia di spari uditi in tutta la città di Kabul per festeggiare la partenza degli ultimi voli Usa. «Abbiamo fatto la storia» il commento di un comandante talebano dopo vent’anni di jihad, di sacrifici e difficoltà. «Il nostro Paese ha conquistato la completa indipendenza» ha dichiarato il portavoce Zabihullah Mujahid.
Il generale Kenneth McKenzie in conferenza stampa al Pentagono parla della «più grande evacuazione della storia dell’esercito americano», cercando di mascherare un bilancio drammaticamente in perdita. «Una missione ventennale che ha assicurato alla giustizia Osama Bin Laden insieme a molti co-cospiratori di Al-Qaida, ma è costata 2.461 militari e civili americani uccisi ed oltre 20 mila feriti, inclusi sfortunatamente i 13 marines uccisi la scorsa settimana da un attentatore suicida»

Le centinaia di migliaia di morti civili afghani, o militari alleati (italiani compresi), non sono stati compresi nella sintesi.

Rischio attentati Islamik State Khorasan

Troppo grande la paura di nuovi attentati da parte dei jihadisti dell’Isis-K, con gli allarmi lanciati fino all’ultimo dal Pentagono che ancora in giornata aveva parlato di minacce “reali” e “specifiche” di altri attacchi terroristici. Nelle caotiche ultime ore del ritiro, cronaca ANSA, razzi dell’ISK erano piovuti sull’aeroporto Karzai della capitale. I jihadisti avevano rivendicato il lancio di “sei razzi Katyusha” che volevano fare un’altra strage dopo l’attentato kamikaze che il 26 agosto ha ucciso oltre 170 persone di fronte ai cancelli dello scalo. Il Pentagono, nel confermare l’attacco, ha parlato di cinque razzi, di cui tre caduti fuori dall’aeroporto, uno neutralizzato dal sistema antimissili americano e un altro precipitato dentro il perimetro dello scalo, ma senza causare danni.

E ora, cosa accade?

«Oltre 123mila persone sono state trasportate via aereo da Kabul dal 14 agosto. Ma tra personale delle ambasciate, interpreti, mediatori culturali, giornalisti, addetti a logistica, sarebbero almeno 200mila i cooperanti che gli Usa e gli altri Paesi della Nato non sono riusciti a evacuare dall’inferno di Kabul. E l’aeroporto, come la città di Kabul, è ora nelle mani dei talebani».

«A New York intanto va in scena tutta la fragilità delle relazioni nella comunità internazionale», aggiunge Carlo Randa sull’Huff Post. Al Consiglio di sicurezza dell’Onu passa una risoluzione in modo solo formalmente unanime – con 13 voti a favore e l’astensione di Russia e Cina – che richiede ai talebani il rispetto degli “impegni” presi su sicurezza e diritti anche dopo il 31 agosto. «I Talebani assicurino partenze sicure da Kabul dopo il 31 agosto». La risoluzione elaborata da Francia, Gran Bretagna e Usa chiede la «rapida e sicura riapertura dell’aeroporto di Kabul e dell’area circostante»

La diplomazia delle belle parole

Nel marasma Afghanistan attuale le Nazioni unite chiedono ai Taleban «una rapida riapertura in sicurezza dell’aeroporto anche per quanto riguarda la partenza sicura, protetta e ordinata dall’Afghanistan degli afgani e di tutti i cittadini stranieri». E la favola dei desideri passa ai toni duri sul terrorismo che colpisce gli stessi taleban: «Si esige che il territorio afghano non venga utilizzato per minacciare o attaccare alcun Paese, per ospitare o addestrare terroristi, per pianificare o finanziare atti terroristici».

La Russia sul tesoro afghano bloccato negli Usa

Salta (se mai è stata possibile), la ‘safe zone’, la zona protetta per l’aeroporto di Kabul, proposta per facilitare, sotto la supervisione dell’Onu, l’ingresso di aiuti umanitari e l’uscita di personale ancora da evacuare. La proposta francese aveva trovato sponde nella Gran Bretagna e anche nella Russia, la quale aveva però chiesto anche altre due iniziative litigando con Washington: sbloccare le risorse monetarie afghane e avviare una conferenza internazionale. «Se i nostri colleghi occidentali hanno davvero a cuore il futuro del popolo afghano, non dovrebbero creare ulteriori problemi a quella gente, come il congelamento delle riserve internazionali dello Stato afgano conservate nelle banche degli Stati Uniti», ha ammonito il rappresentante presidenziale russo per l’Afghanistan Zamir Kabulov.

Russia e Cina sul lascito afghano Nato

Per discutere della ripresa economica dell’Afghanistan, il Cremlino chiede inoltre «Una conferenza internazionale che veda innanzitutto la partecipazione dei Paesi i cui eserciti sono stati di stanza lì per 20 anni e hanno fatto quello che vediamo oggi. È un punto d’onore e di coscienza correggere almeno alcuni degli errori che hanno fatto».
Anche la Cina attacca la posizione di Washington e degli alleati, accusandoli di aver scaricato sul Consiglio di sicurezza e sui Paesi vicini all’Afghanistan la responsabilità della situazione. Il rappresentante di Pechino al Consiglio di sicurezza ha motivato l’astensione, dicendo che «la situazione in Afghanistan è cambiata drammaticamente , qualsiasi misura del Consiglio di sicurezza deve puntare a ridurre e non aumentare il conflitto, in modo da garantire al Paese di uscire dall’emergenza».

Addio con tanta vergogna

Tornando con la cronaca a Kabul. Filippo Grandi, Alto Commissario Onu per i rifugiati da subito avverte: «Una crisi più ampia è appena iniziata” per i 39 milioni di abitanti del Paese, in ginocchio dopo due settimane dal ritorno dell’Emirato islamico».

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