Dobbiamo davvero augurarci una crisi strutturale dell’economia cinese?

Michele Marsonet su Remocontro, 18 ottobre 2021

I problemi reali dell’economia mentre continuano a rincorrersi e contraddirsi voci pessimiste e ottimiste circa lo stato reale del gigante cinese. A fare da detonatore -sappiamo- è il settore immobiliare che rischia una crisi: “Evergrande” è sommerso da un debito che supera i 300 milioni di dollari. E non solo lui.
Teleborsa: «Segnali negativi giungono da alcuni importanti dati macro cinesi pubblicati stamattina». Michele Marsonet ci spiega che pesare sono state la crisi energetica globale (con chiusure di alcune fabbriche in Cina a settembre), i colli di bottiglia della catena di approvvigionamento e un mercato immobiliare instabile (con la crisi di Evergrande non ancora risolta).
«Dobbiamo davvero augurarci una crisi strutturale dell’economia cinese?», si chiede Marsonet, che conclude per il no.

Crisi di un settore o crisi di un sistema?

  • Crisi immobiliare: “Evergrande” è sommerso da un debito che supera i 300 milioni di dollari. E non solo lui. Il problema è che ci sono altri colossi che si trovano in condizioni simili. Per esempio “Jumbo Fortune” non ha rimborsato debiti per 260 milioni; “Modern Land” ha chiesto agli investitori di posticipare di tre mesi un’obbligazione in scadenza da 250 milioni di dollari; “”Sinic Holdings” non potrà rimborsare un “bond” da 250 milioni che scadrà nei prossimi giorni, e in condizioni simili si trova pure “Xinyuan Real Estate”.
  • Sembra insomma che la bolla immobiliare stia davvero per scoppiare e, a tale proposito, mette conto rammentare che nel mattone è concentrato ben il 29% del Pil del Dragone. Il settore immobiliare, inoltre, rappresenta circa il 62% della ricchezza delle famiglie cinesi. Di qui l’allarme diffuso che si percepisce anche dai social network (pur controllatissimi dalla autorità).
  • Ed è ovvio che sia così, giacché la casa rappresenta per tutti il patrimonio principale, e in molti casi addirittura l’unico. La bolla immobiliare rischia dunque di abbassare il tenore di vita dei cittadini, abituati a non preoccuparsi vista la crescita costante del Pil, e dell’economia in generale, negli ultimi decenni.

‘People’s Bank of China’

A fronte di una situazione tanto drammatica, governo e Partito cercano di lanciare segnali rassicuranti. Xi Jinping ha affidato alla “People’s Bank of China” il compito – invero assai arduo – di convincere i mercati che i rischi dello scoppio della bolla immobiliare sono minimi. Per quanto riguarda “Evergrande”, la gigantesca azienda all’origine dei guai, Pechino sostiene che la sua crisi è gestibile e che il settore immobiliare, nel suo complesso, è sano.
Ciò non basta, tuttavia, a rassicurare i mercati internazionali e, soprattutto, i cittadini che temono l’avvento di una crisi che segnerebbe la fine della suddetta crescita economica, nonché il deterioramento del potere d’acquisto delle famiglie (che negli ultimi anni è aumentato in misura notevole).

Crisi energetica e catastrofi climatiche

Come se non bastasse, la Repubblica Popolare si trova anche ad affrontare una crisi energetica dovuta alle disastrose inondazioni che hanno devastato la provincia dello Shanxi, con piogge superiori di quattro volte alla media mensile (non succede, dunque, solo in Italia). Lo Shanxi, da solo, contribuisce per un terzo al fabbisogno energetico del Paese grazie alle sue 682 miniere di carbone. E occorre rammentare che Pechino, pur aderendo agli appelli internazionali volti a contenere i mutamenti climatici, finora si è ben guardata dal rinunciare alle fonti di energia più tradizionali e più inquinanti.
Si rischia, pertanto, un inverno al freddo, fatto cui i cinesi non erano più abituati. E a rischio è pure il “patto sociale” non scritto mediante il quale i cittadini rinunciano ad alcune libertà politiche di base in cambio di una continua crescita economica. Si aggiunga che la pandemia dovuta al Covid 19 non è stato affatto superata, a dispetto di quanto proclamano le autorità, e il quadro è completo.

Il centro del commercio mondiale

Alcuni si augurano una crisi definitiva della Repubblica Popolare in grado di condurre a un – molto ipotetico – cambiamento di regime. Costoro tuttavia scordano che, lo si voglia o meno, la Cina è diventata il vero centro del commercio mondiale.
Già ora si iniziano a sentire gli effetti delle difficoltà cinesi, poiché le difficoltà nella catena degli approvvigionamenti ha rallentato in maniera considerevole lo scambio delle merci. Tutti i settori economici sono coinvolti. Da quelli apparentemente meno importanti – i giocattoli indispensabili per le feste natalizie – a quelli strategici come i microprocessori, senza i quali cellulari, pc e quant’altro non funzionano.

Rischio di una ‘pandemia economica’

Facile notare che l’atteggiamento aggressivo in politica estera, per esempio l’aumento della propaganda bellicista contro Taiwan, si può spiegare con il tentativo di rinfocolare il nazionalismo e, quindi, di sviare l’attenzione dei cittadini dai problemi economici di cui sopra.
Occorre comunque chiedersi seriamente se dobbiamo davvero augurarci una crisi strutturale dell’economia cinese. A chi scrive sembra ovvio di no. Proprio a causa del carattere che la globalizzazione ha assunto a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, tale crisi rischia di causare danni enormi all’economia mondiale. 

Non ne abbiamo bisogno, visto che la pandemia ancora in corso sta già mettendo in sofferenza non solo l’economia e il commercio, ma anche la vita quotidiana di ognuno di noi.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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