Diritto di cronaca: Casson, “Chi fa politica, deve accettare di rinunciare a una parte della riservatezza”. Conflitto di interessi: “poco probabile una legge con questo governo”

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La mia introduzione a questa intervista con Felice Casson non può che essere la stessa che ho fatto l’altro ieri ad un articolo di Vincenzo Vita: La tv, questa sconosciuta (nandocan).

di Roberto Bertoni, 17 gennaio 2014 – Si torna, finalmente, a discutere di diffamazione e conflitto di interessi e Articolo 21 non si lascia sfuggire l’occasione per discuterne con il senatore Pd Felice Casson, amico di vecchia data della nostra associazione e da sempre attento ai temi dell’informazione, della legalità e dei diritti.  Partiamo, naturalmente, dalla legge sulla diffamazione, tornata d’attualità in questi giorni a causa del divampare del caso De Girolamo, e chiediamo a Casson cosa ne pensi: “La questione fondamentale è l’equilibrio fra il diritto, la dignità della persona e la libertà di stampa. In poche parole, non bisogna né offendere gratuitamente i diretti interessati né, tanto meno, mettere a repentaglio l’autonomia e la libertà dei giornalisti”. E puntualizza: “A mio modo di vedere, è certamente un legittimo esercizio del diritto di cronaca. Chi fa politica, deve accettare di rinunciare a una parte della riservatezza che avrebbe avuto se fosse stato un privato cittadino. Ci sono ormai diverse sentenze della Corte europea di Strasburgo per le quali, quando si tratta di fatti di rilievo pubblico, essendo il giornalismo il “cane da guardia della democrazia”, è corretto che i giornalisti possano scrivere sui politici anche di più rispetto alle persone normali”.

In conclusione, proviamo ad incalzare il senatore sul tema del conflitto d’interessi, ossia su una delle ragioni costitutive della nostra associazione. Ci illudiamo, o meglio facciamo finta di illuderci, che con questa nuova maggioranza, non essendo più Berlusconi a dare le carte, oltre alla salvaguardia dei giornalisti e al rispetto della loro autonomia, si possa porre sul tavolo anche la questione delle questioni: l’argomento che il centrosinistra non affrontò colpevolmente a suo tempo, non comprendendone l’importanza e, soprattutto, l’impatto sociale. Tuttavia, sul punto, Casson passa dalla cautela a una sorta di disillusione:“L’impegno me lo sono già preso, ma temo che per quanto riguarda il conflitto d’interessi questo governo non sia in grado di garantire nulla perché ha all’interno anime fortemente contrapposte che non possono andare d’accordo. Basti vedere che cosa è successo alcuni giorni fa in materia di immigrazione. Su libertà, giustizia e diritti la spaccatura nella maggioranza è netta”.
In fondo lo sapevamo, ma abbiamo ritenuto che fosse ugualmente opportuno far presente, ancora una volta, l’insostenibilità di un’anomalia che ha condannato l’Italia a dieci di immobilismo. E gli errori si pagano, spesso a caro prezzo. Come quello di non aver compreso, a suo tempo, la portata storica del conflitto d’interessi e l’assoluta necessità di consentire ai giornalisti di svolgere liberamente il proprio mestiere.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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