Direzione PD: gruppo di lavoro e referendum interno (Civati, Cuperlo, Bettini, D’Attorre e De Maria)

civati2Tra gli argomenti affrontati nell’ultima Direzione PD ce ne è uno che i resoconti giornalisti hanno perlopiù trascurato di riferire, forse perché non è tra quelli che appassionano la maggioranza renziana. Riguarda la democrazia interna del partito e ne riferisce brevemente il sito “Doparie”  nel post seguente (nandocan) 

***Nell’intervento in direzione PD, Giuseppe Civati ha riproposto un referendum interno sulla riforma del lavoro:

Se facciamo un referendum facciamolo sulle cose che sentiamo, come il Jobs Act. Basta fare un regolamento, è previsto dallo Statuto, se c’è qualcosa di nuovo nel programma Pd non si capisce perché non si possa discuterne almeno con gli iscritti chiedendo loro un consiglio molto vigoroso.

Alla proposta Civati ha anche dedicato un post del blog, con tanto di scheda elettorale (vedi sotto):

Ci sono cose che si possono fare subito, che sono d’attualità, che migliorerebbero la vita del Pd domattina, che darebbero più trasparenza alla vita democratica nostra e del Paese, che ci eviterebbero polemiche che poi non portano ad alcun cambiamento. Ci sono i referendum, per discutere ALMENO quanto NON avevamo promesso agli elettori né alle elezioni, né al Congresso. Almeno di quello potremmo chiedere che cosa ne pensa la ‘base’ del Pd.

La forma-partito – questo il tema di discussione della direzione del 20 ottobre. La proposta dei referendum interni è riaffiorata in diversi altri interventi, tra cui quello di Gianni Cuperlo («Il percorso che si apre deve trovare un passaggio decisivo nella consultazione dei nostri iscritti»), Andrea De Maria («Il referendum previsto dallo Statuto è uno strumento eccezionale, può riguardare solo grandi temi»), Alfredo D’Attorre («il tema del referendum su alcune grandi questioni di indirizzo o di una consultazione tramite i nuovi strumenti web sia da approfondire») e Goffredo Bettini («E’ da tempo che dal basso non arriva più niente. Ci vuole l’incontro lo scambio la fatica del rapporto con l’altro. Questa del PD deve essere la sede della decisione»).

Il presidente del partito Matteo Orfini ha concluso la direzione con l’annuncio della formazione di un gruppo di lavoro sulla forma partito, che includerà Bettini e Fabrizio Barca.

scheda_referendum_interno_jobs_act_civati

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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