Diffamazione: no al carcere e più efficacia per la rettifica

logo di giornalismo e democrazia14 Settembre 2013 – La Camera dei Deputati ha ripreso l’esame della legge sulla diffamazione. Scomparirà la pena della reclusione e forse la pubblicazione della rettifica escluderà l’applicazione della sanzione penale.

Uno degli obbiettivi principali della nuova normativa è l’abolizione del carcere (si ricorderà il caso Sallusti, concluso con la grazia concessa dal presidente della Repubblica) ma il Parlamento vuole anche estendere ai giornali on line – quelli registrati presso il Tribunale – la normativa prevista per la stampa scritta.

Quanto alle sanzioni, dovrebbe finalmente vedere la luce la norma che riduce a due anni il termine per la richiesta dei danni in sede civile. Ora sono cinque, un tempo lunghissimo durante il quale il giornalista dovrebbe conservare le prove e le registrazioni raccolte nel suo lavoro (qualche anno fa la “riforma Passigli” voleva ridurre il termine a sei mesi!).

In discussione è il valore della rettifica. Oggi la mancata pubblicazione da parte del giornale quasi non ha effetti reali. La nuova legge potrebbe affermare che l’aver pubblicato la rettifica costituisce già un’azione riparatrice e, in alcune casi, impedisce l’esercizio dell’azione penale. C’è anche chi propone che, se il soggetto che si dichiara offeso non ha chiesto la pubblicazione della rettifica, poi non può pretendere il risarcimento del danno.

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: