Diffamazione e minacce a Paolo Borrometi, quattro condanne e un’assoluzione a Ragusa

***da FNSI, 11 settembre 2021

Le frasi oggetto del processo sono state scritte sotto gli articoli pubblicati dal giornalista che avevano come titolo “Vittoria, il giallo box 65 col socio occulto, Venerando Lauretta. Fuori i mafiosi dal mercato” e “Comiso, arrestato Mario Campailla U Checcu. Per la Dna è il capomafia della Stidda”.

Si è concluso con quattro condanne ed una assoluzione col rito abbreviato davanti al giudice monocratico del Tribunale di Ragusa, il processo a carico del boss Venerando Lauretta, Riccardo Lauretta, Francesca Luana Campailla, Alessandro Bellante che rispondevano di diffamazione aggravata nei confronti del giornalista Paolo Borrometi, vice direttore dell’Agi, e Ivan Lo Monaco, che rispondeva anche di minaccia grave e continuata attraverso social network nei confronti di Borrometi.

Le frasi oggetto del processo sono state scritte sotto gli articoli pubblicati dal giornalista che avevano come titolo “Vittoria, il giallo box 65 col socio occulto, Venerando Lauretta. Fuori i mafiosi dal mercato” e “Comiso, arrestato Mario Campailla U Checcu. Per la Dna è il capomafia della Stidda”.

Per Alessandro Bellante e Venerando Lauretta, il giudice ha emesso la condanna con il pagamento di una multa di 800 euro ciascuno oltre al pagamento delle spese processuali. Riccardo Lauretta e Francesca Luana Campailla invece sono stati condannati con il pagamento di una multa di 900 euro ciascuno oltre alle spese processuali.

Tutti e 4 dovranno pagare un risarcimento da 1000 euro ciascuno a Borrometi a decorrere dal passato in giudicato della sentenza. Venerando Lauretta era stato già condannato dal Tribunale di Ragusa nel 2018 per minacce aggravate dal metodo mafioso e nel giugno scorso per diffamazione, sempre nei confronti di Borrometi. Assolto invece per non avere commesso il fatto Ivan Lo Monaco per la mancanza della prova della riferibilità del profilo Facebook allo stesso. (Agi)

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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