Democrazia e Stati Uniti: a furia di esportarla ne rimane poca

da Remocontro, 19 gennaio 2022

Lo hanno chiamato «Summit for democracy», è stato voluto dagli Usa, ed è stato un vertice mondiale a metà (o solo metà mondo più o meno democratico a giudizio Usa). Due giorni di interventi, conclusi ieri dal presidente americano Joe Biden. Convocazione a inviti, decisi dalla Casa Bianca e non proprio selezionatissimi: 100 «invitati», alcuni che neppure potevi chiamare Stati perché non riconosciuti da tutti tra i quasi 200 Paesi Onu.
Il fatto che a parlare al mondo di democrazia siano stati invitati tra gli altri, Modi, Bolsonaro o Erdogan, per citare dei campioni di democrazia tra i più noto nel mondo, e questo forse spiega il sostanziale silenzio mediatico sull’evento, per non essere costretti dire cose spiacevoli, come stiamo per fare noi.
Alcuni pessimi invitati e i noti esclusi, come Cina e Russia, e per l’Unione Europa l’Ungheria di Orban ma non la Polonia delle basi Nato.

«Summit for democracy»

Democrazia, «la peggior forma di governo tranne tutte le altre», l’arcinota definizione di Churchill.

Convocazione a inviti, decisi dalla Casa Bianca che si fa in questo modo, arbitro planetario di democrazia già con gli inviti e le esclusioni. Elenco in cui appaiono trasparenti e clamorose contraddizioni legate a interessi economici o strategici Usa che nulla hanno a che fare con la democrazia. Vedi i già citati nomi di Bolsonaro, Erdogan, Modi, e molti altri ancora, compresi anche molti tra gli esclusi, come segnala Roberto Zanini sul manifesto. Non c’erano soprattutto Cina e Russia. ’Noi e loro’, il vero significato del vertice.

Le contraddizioni più clamorose

«Non c’era l’Arabia saudita, a cui gli Usa hanno venduto 650 milioni di dollari di missili aria-aria giusto il mese scorso. Non c’erano molti altri paesi più o meno autoritari, con cui il mondo «democratico» traffica comunque – e finché la Cina produrrà il 100% dei container mondiali, le democrazie continueranno a trafficarci. In compenso c’erano Filippine, Pakistan, Nigeria, India, Brasile, Turchia, e l’idea che a spiegarci cos’è la democrazia siano Narendra Modi, Jair Bolsonaro o Recep Erdogan è fastidiosa». L’America di Joe Biden nel ruolo di leader del «mondo libero, tanti inciampi politico diplomatici -alcuni li abbiamo già citati- e per il resto, ‘tanto bla bla’.

Autocrati a diversa gradazione di dispotismo 

Lo stato della democrazia è in pauroso arretramento ovunque, l’onesta constatazione di Roberto Zanini, che, guardando vicino a casa si interroga su Polonia e Ungheria e Bielorussia e autocrati a diversa gradazione di dispotismo, sparsi un po’ ovunque. Se fosse stata una cosa seria sarebbe stata cosa utile, concede il critico. «Basta non prendersi in giro».

La democrazia sponsorizzata 

La democrazia del «Summit for democracy» che si fa leggere criticamente come «uno strumento della competizione globale, ma quella dei mercati e non quella delle idee». Washington ha annunciato che investirà 425 milioni di dollari nella «’Iniziativa presidenziale per il rinnovo della democrazia‘,puntando – nell’ordine – su media indipendenti, lotta alla corruzione, diffusione della tecnologia e elezioni libere e eque». Applausi.

Videodemocrazia di Biden

Iniziato alle 6.20 del mattino ora di Washington, l’intervento di Biden si intitolava «Rafforzare i difensori dei diritti umani e i media indipendenti entro e attraverso le frontiere». E subito il malizioso narratore del manifesto rileva la coincidenza del giorno in cui una sentenza a Londra ha messo finalmente a disposizione delle carceri americane Julian Assange, braccato da Washington entro e attraverso mille frontiere, per dieci anni e da tre diversi governi.

Assange e la libertà di informazione

Assange descrive la sua creatura Wikileaks come un media indipendente, e le informazioni che ha diffuso come notizie, e indubbiamente lo erano, visto che hanno svelato cose disumane compite dagli Sati Uniti in Iraq e Afghanistan, evitandone forse il perpetuarsi. «Gli Usa lo hanno invece chiamato spia e quando arriverà in ceppi (possibile un appello) lo seppelliranno in galera».

Usaid e Ned braccio armato nelle democrazie altrui

Il panel sui media indipendenti era presieduto dall’amministratore della U.S. Agency for International Development e moderato dal presidente del National Endowment for Democracy, due grandi agenzie governative americane. «Ora, Usaid e Ned sono esattamente il braccio armato di Washington nelle democrazie altrui». E qui Roberto Zanini fornisce una lettura fortemente critica sul ‘aiuti Usaid’ e sul Ned. Citando un passaggio storico incontestabile.

La Bolivia di Evo Morales

«Solo la Bolivia di Evo Morales trovò la forza di cacciare a pedate Usaid, Ned e già che c’era anche Cia, Dea e ambasciata americana – non molto tempo dopo giunse un golpe. La Bolivia, tornata a sinistra, non è stata invitata al ‘Summit for democracy’».

Democrazia in casa americana

Un editoriale di Time ha titolato il summit «Vetta di ipocrisia» -Time, non il Quotidiano del Popolo-. Il fatto è che quando gli Usa parlano di democrazia, si finisce sempre per parlare della democrazia negli Usa.

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