Dell’Utri, imprudenza o impudenza?

berlusconi-dellutriImpudenza, certo, ha ragione Giulietti. Cioè tracotanza e mancanza di rispetto per le regole, come recita il dizionario. Vizio italico per eccellenza. Comportamento così diffuso da noi che per “prudenza”, per evitare fastidi e complicazioni, troppo spesso si finisce per tollerarlo, anche da parte dei cittadini per bene, a cominciare da chi avrebbe il dovere di sanzionarlo. In questo caso – riprendendo la conclusione di Beppe – sono due lettere a fare la differenza (nandocan).

di Giuseppe Giulietti, 12 aprile 2014 – “Sì, forse mio fratello Marcello è stato un po’ imprudente quando ha portato Mangano da Berlusconi“, così ha parlato Alberto fratello gemello di Marcello Dell’Utri, il più grande amico dell’ex cavaliere. Dunque perAlberto Dell’Utri portare un mafioso conclamato e condannato a casa di un amico e segnalarlo come giardiniere, stalliere e protettore, rappresenta una imprudenza. In questa parola c’è davvero un mondo, una visione della vita, l’assoluto relatvismo in materia di etica, di legalità, di valori. Alcuni funzionari dello Stato, in quella stagione e non solo, perdevano la vita perché contrastavano le mafie; altri, invece, contrattavano con la mafia, anzi si facevano curare il giardino della villa. I diversi vocabolari alla voce “imprudenza” assegnano il significato di azione non calcolata, di rischio eccessivo, di comportamento spericolato.

Non ci sembra il caso in questione, perché mai come in questo vicenda, tutto è stato studiato e calcolato: dallo stalliere mafioso sino alla fuga di queste ore. Il vocabolario italiano, tuttavia, contiene una parola quasi uguale, ma dal significato più aderente a questa nuova puntata della saga “I Dell’Utros. La parola è “Impudenza” e significa: “Assenza di pudore, mancanza di vergogna, comportamento tracotante e irrispettoso di ogni regola e valore…”
Questa è la parola giusta, in questo caso una sola consonante (una erre) in meno fa davvero una grande differenza!

* da “Il Fatto Quotidiano”.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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