Decadenza Berlusconi e caduta del Governo: appunti sulla comunicazione PD

—di Claudio Alberti, 11 settembre 2013—

Pdl e PD a confronto* 

1. “Il PD vuole far cadere il Governo.”

2. “Far cadere il Governo ora sarebbe un errore.”

Nei giorni scorsi abbiamo sentito ripetere all’infinito questi due concetti (con tutte le variazioni sul tema, ovviamente, e le modifiche rese necessarie dal contesto). In sintesi, si può dire che la frase numero 1. era ripetuta in continuazione dagli esponenti del Pdl, la numero 2. da quelli del Partito Democratico.
La diversa lettura della realtà che sta dietro queste due diverse propagande è ben nota, e basta fare una semplice ricerca in rete per capire quali fossero i punti di partenza per arrivare a queste prese di posizione. Quello che interessa qui è la differenza tra due stili di comunicazione. Basterebbero queste due frasi per capire l’enorme divario che li separa.
Il messaggio del Pdl è
  • personale (identifica un colpevole e lo chiama per nome)
  • assertivo (arriva al punto senza giri di parole, senza titubanze, senza contorsioni linguistiche)
  • attivo (fa proprio il concetto di “far cadere il Governo”)

Il messaggio del PD è

  • impersonale (chi fa cadere il Governo? Ed è necessario quel maledetto periodo ipotetico?)
  • incerto (c’è chi dice che far cadere il Governo sarebbe un errore, chi unafollia, chi una violenza, chi una catastrofe, ecc. ecc. ecc. decine e decine di cose diverse)
  • vago (far cadere il Governo ora? E tra un po’ andrebbe bene, invece?)
  • passivo (usa la stessa espressione degli avversari, riconoscendo loro un’egemonia su quel frame)

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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