Considerazioni sulla privacy e sul “grande fratello” che spia “le vite degli altri”

Confesso di fare molta fatica a comprendere come si possa oggi tutelare la propria privacy dall’invadenza dei cacciatori di dati. A meno che non si voglia rinunciare ai vantaggi che offre l’intero sistema di comunicazioni, dalla telefonia mobile alla rete. La mia impressione è che tutta la normativa in materia si riduca in definitiva ad una complicazione burocratica in più per usufruire, in cambio delle autorizzazioni  richieste per legge dal fornitore, di servizi ormai irrinunciabili. Non è difficile immaginare che qualunque social network sarebbe in grado di ricostruire vita, morte e miracoli di ciascuno forse più rapidamente dei soggetti interessati. Per quanto riguarda il cittadino medio, dunque, credo inutile o quasi qualsiasi forma di resistenza salvo evitare per quanto possibile la pubblicità o la ricetta, antica ma sempre valida, del “male non fare, paura non avere”. Per quanto invece riguarda il datagate e lo spionaggio fra gli Stati, vi propongo, da articolo 21, un articolo molto documentato dell’amico Gianni Rossi. (nandocan)

di Gianni Rossi, 23 ottobre 2013*

datagate3“Tutti spiano tutti” è il ritornello che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il suo zelante Segretario di Stato, John Kerry, hanno ripetuto ai loro colleghi europei, a partire dagli arrabbiati francesi, per continuare con i suscettibili tedeschi e per finire con gli accomodanti italiani. Una toppa più grossa del buco, purtroppo per loro! In realtà, è tradizione nel “Big Game”, il grande gioco come lo descrisse Kipling nel suo avvincente romanzo Kim, che le attività di Intelligence mettano sotto controllo sia i nemici sia gli amici, sia gli avversari politici sia gli alleati: intercettare chiunque, disinformare, fare un uso distorto delle informazioni “sensibili” e non. Soprattutto incamerare informazioni, catalogare e depistare.
Ma le tecnologie dell’era digitale hanno reso questa “attitudine” un vero e proprio sistema di controllo del mondo intero: nulla è più riservato nelle comunicazioni private, sia si tratti di semplici cittadini, sia si tratti dei “potenti” della Terra, che formalmente dovrebbero essere “al di sopra di ogni sospetto”, o quantomeno di intercettazioni.Leggi tutto 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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