Dalla newsletter di Fabrizio Barca: La strada in salita

LAVORI-IN-CORSOIl progetto per un nuovo Pd è vivo e lavora in mezzo a noi. A cominciare dai circoli, una quindicina in tutta Italia, che fra due settimane cominceranno a funzionare anche come luoghi idea(li) in cui avviare la sperimentazione. Ce lo ha confermato ieri sera lo stesso Barca, facendo il punto col direttivo del nostro circolo del centro storico di Roma (www.pdgiubbonari.net), del quale come è noto fa parte. Il silenzio delle scorse settimane e l’eventualità, ripresa insistentemente dai media, della sua nomina al ministero dell’economia del governo Renzi, avevano destato qualche preoccupazione per una prospettiva del tutto incompatibile, in teoria come in pratica, con il progetto di un Pd separato e non stato-centrico. La sua risposta allo scherzo (da prete) della telefonata del finto Vendola ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo (della serie “non tutto il male viene per nuocere”). Certo, per cambiare il partito dalla base, come pure è necessario, il cammino è lungo e – come lui avverte – tutto in salita. Anche perché, aggiungo io, il segretario-premier si sta muovendo oggettivamente nella direzione opposta. Ciò che fa legittimamente, il partito ha deciso a maggioranza. Insomma, la frittata è fatta e a noi tutti non resta che sperare che risulti meno indigesta possibile. E operare di conseguenza (nandocan).
****4 marzo 2014 – “Per i luoghi, ancora due settimane. Intanto parla Silvia.” Fabrizio Barca.
I Luoghi Idea(li) sono tutti lì, sparpagliati sul tavolino di casa Barca, nel corso di una delle nostre interminabili riunioni tra tè  rovesciati sui faldoni (sorry) e progetti studiati “per far partito”.
La strada è in salita, tutta in salita. Del resto, se così non fosse, non si chiamerebbero Luoghi Idea(li): perché la realtà – diciamolo – è talmente lontana dall’esser Idea(le), che pensare di raggiungere l’obiettivo fischiettando in discesa con una granita in mano, è roba da dilettanti.
Senza considerare poi la sovraesposizione dettata dal famoso episodio telefonico che, di certo, non ha aiutato. Temprato sì, aiutato no.  Quel profluvio di reazioni (interessanti, ma SOLO dal punto di vista antropologico), in un momento  – l’avvio del progetto – che richiede concentrazione massima, ha aggiunto un po’ di pathos alla salita. Poco male.
Andiamo avanti. E così ci si ritrova a parlar di rifiuti indifferenziati, quartieri carenti d’integrazione, aree dismesse e fabbriche chiuse. E, una dopo l’altra, prendono forma le nostre intenzioni. Alla ricerca dei 15 luoghi che assorbiranno le nostre energie per i prossimi dieci mesi. Alla ricerca di quel prototipo che faccia la differenza, per ricordare al mondo l’essenza stessa del partito. Perché le soluzioni nascono dal territorio e noi lo vogliam dimostrare.
Un progetto ambizioso e all’apparenza anacronistico, dati i tempi inesorabilmente in-corsa-verso-cosa-non-si-sa. Un progetto che richiede i suoi tempi di programmazione.
Del resto (è frase fatta) la fretta è cattiva consigliera. E come saggiamente twittava giorni fa @piergiorgio1968, “il frutto maturo è quello più dolce. Lo Zen e l’arte della manutenzione del Partito”.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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