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Sul libero arbitrio

Dialogo con Elisa e con Massimo

ELISA Cerchero’, con poche frasi, di definire il libero arbitrio, come io credo sia ed esista. Immaginate di avere davanti a voi un foglio da disegno, e di cominciare, con una spugna, ad intriderlo d’acqua, finche’ non si appiccicherà al tavolo su cui state lavorando. Immergete un pennello nel colore rosso e passatelo a caso sul foglio. Cosa succede? Tutto si spande, si fonde, i contorni non si possono delimitare. Questo per me e’ l’arbitrio. Prendete ora un altro foglio, non bagnatelo, scegliete un colore che volete, guardate il foglio, il suo colore, le sue dimensioni. Quindi tracciate il disegno che volete: questo per me è il libero arbitrio.

FERNANDO Ho capito. Ma perché io vorrei quel colore e non un altro?

ELISA Per l’arbitrio: cioè per quell’insieme di informazioni e sensazioni che hai accumulato nella vita coscientemente vissuta.

FERNANDO Ma tu non dimostri affatto che informazioni e sensazioni dipendano da una sua libera scelta…Perche’ vuole tracciare quel disegno e non un altro? Io dico invece che dato il suo patrimonio genetico, l’ambiente e l’esperienza che ha vissuto, e’ molto improbabile – e non dico impossibile per evitare di essere stupidamente categorico – è molto improbabile che possa scegliere diversamente. La coscienza e’ una cosa, il libero arbitrio un’altra.

ELISA Per me la coscienza è il libero arbitrio. E’ ovvio che, ognuno di noi, crede di avere sufficiente coscienza, ma questo solo fino a che non si accorge di averne acquisita altra e cosi’ via. Per libertà di coscienza ognuno intende quella a cui e’ arrivato in quel momento, che certo non e’ quella a cui arriverà fra un po’, ma per intanto non lo può sapere.

FERNANDO Su questo convengo: ognuno penserà – sbagliando – di poter esercitare il libero arbitrio.

ELISA Dalla presa di coscienza si arriva alla libertà di scelta, dunque ad esercitare il libero arbitrio. Se invece non conosco non posso neppure scegliere, niente libero arbitrio.

FERNANDO Ma se conosco posso scegliere? Anche questo è da dimostrare.

MASSIMO Dunque, secondo te il vero motivo che determina l’azione starebbe al di fuori della coscienza e l’uomo, non potendone essere consapevole, si illude di essere libero senza mai esserlo veramente. Se pero’ questo motivo appartiene al regno dell’inconscio come si può dimostrarne l’esistenza? Si può essere convinti dell’esistenza di qualcosa solo quando si è in grado di percepirlo.

FERNANDO Mai sentito parlare di Freud? Dopo un secolo di psicanalisi, e nonostante tutti i dibattiti aperti sull’argomento, mettere in dubbio l’esistenza dell’inconscio mi sembra un tantino “retro”. E’ stato accertato sperimentalmente che soltanto una minima parte di quanto e’ memorizzato dall’inconscio emerge, come la punta di un iceberg, alla superficie. E il più delle volte in modo camuffato, come accade nei sogni, all’interpretazione dei quali e’ dedicata infatti gran parte del processo psicanalitico.

MASSIMO Per me esiste una differenza fra inconscio e inconoscibile. L’inconscio di cui parla la psicanalisi si puo’ accettare con fondamento, appigli percettivi ve ne sono eccome. L’esistenza stessa della psicanalisi è fondata sulla speranza di portare a coscienza determinati elementi inconsci.

FERNANDO Ma si tratta appunto di una speranza, destinata nella maggior parte dei casi ad andare delusa.

MASSIMO Per te, dunque, al di la’ di qualunque intenzione volontaria, al di la’ di qualunque terapia psicanalitica, esistono elementi che non possono mai essere portati alla luce, condannati ad essere avvolti nel mistero. Certo, è innegabile che eseguiamo giornalmente una gran quantità di atti automatici e che senza l’inconscio il cervello (o la mente) non potrebbe nemmeno funzionare. Vi sono pero’ fondate speranze di portare a coscienza, momentaneamente e in fasi successive, quegli elementi che di solito appartengono a una dimensione piu’ profonda e nascosta.

FERNANDO Soltanto alcuni elementi e con molta fatica. Non ti insospettisce il fatto che anche a prescindere dalle rimozioni che avvengono a qualsiasi eta’, la conformazione decisiva del nostro cervello e’ avvenuta in un’epoca ( i primi mesi, i primissimi anni di vita) di cui non ricordiamo nulla o quasi?

MASSIMO Per me, comunque, il libero arbitrio esiste, ed e’ il prodotto della consapevolezza e del pensiero. Grazie ad essi mi si offrono piu’ alternative che se ne facessi a meno e dunque sono relativamente piu’ libero.

FERNANDO Forse dovresti dire: mi sento relativamente piu’ libero. Anche per me la liberta’ esiste, ma in senso oggettivo. L’offrirsi di piu’ alternative e’ estremamente importante per consentire anche ad una volonta’ non libera di esprimersi nel modo piu’ coerente. L’immaginazione, la capacita’ di associare idee, il cervello umano funzionano al meglio in presenza del massimo pluralismo possibile. Per questo le liberta’ civili e politiche sono cosi’ importanti, per questo la loro assenza impoverisce la societa’.

Ma per ritenerti personalmente libero dovresti dimostrare almeno la probabilità che quella che consideri una libera scelta abbia avuto concretamente un’alternativa. Ci sono più alternative, è vero. Ma saresti davvero libero solo se, nonostante tutti i condizionamenti, tu potessi realmente e concretamente scegliere diversamente da come finirai per decidere… Provo a spiegarmi con una metafora: non c’e’ un binario unico, i binari sono tanti ma una serie di scambi azionati da controllori sconosciuti porteranno inevitabilmente il tuo treno su uno solo di essi…

MASSIMO Se sono cosciente del motivo alla base della mia azione posso scegliere se farmene determinare o meno. Seguendo la tua metafora, se sono cosciente che gli scambi obbligano il mio treno in una direzione che non voglio, vado nella “stanza dei bottoni” e modifico la situazione. Certo, dietro ogni volere si può celare una motivazione inconscia che tuttavia può essere resa conscia e assecondata al volere e cosi’ via all’infinito.

FERNANDO Il difetto di questo ragionamento sta nel fatto che tu distingui il tuo “volere” dalla sua causa inconscia, affermi che la causa inconscia del tuo volere puo’ essere resa conscia – cosa tutta da dimostrare, ma lasciamo perdere – per poi essere “assecondata” al tuo volere. Ma il tuo volere non esiste senza la sua causa inconscia.

MASSIMO Certo, tutto e’ relativo. Confrontato con “l’uomo dei binari”, “l’uomo dei bottoni” risulterà sicuramente più libero e se confrontiamo quest’ultimo con uno che può scegliere di viaggiare in macchina apparirà ancora confinato entro limiti ben precisi. Tuttavia il semplice fatto che possano esistere livelli diversificati di consapevolezza mi sembra sufficiente per parlare di libertà relativa.

FERNANDO Secondo me, l’”uomo dei bottoni” non sara’ piu’ libero dell’”uomo dei binari” se non nel senso che la presa di coscienza di quella determinata causa entrera’ a far parte della sua storia personale che determinera’ il suo comportamento successivo, arricchendolo di possibilita’ oggettive, non soggettive.

MASSIMO La mia ipotesi e’ che il cervello (o lo spirito) dell’uomo e’ infinitamente “elastico”. Solo questione di tempo ed esso potra’ portare a coscienza qualunque causa nascosta e fondare cosi’ sempre meglio il suo libero arbitrio. Perché poi non considerare positivamente anche una libertà relativa? Tutto e’ relativo, questo e’ valido per ogni cosa, dunque perche’ tenerne conto? Ritenere “vera” solo la liberta’ assoluta e’ come lamentarsi che l’uomo non puo’ sbatter le braccia e volare: a che serve? Per me dire che l’uomo possiede una liberta’ relativa e’ come dire che di fatto possiede la liberta’ ed il libero arbitrio, farei a meno di riferimenti all’assoluto.

FERNANDO Ma certo, nessuno sano di mente pensa che, almeno su questo pianeta, possa esservi una liberta’ assoluta. Libertà assoluta sarebbe la capacita’ dell’uomo di autodeterminarsi “in toto”, ma mettiamola da parte, visto che non ci crediamo né tu né io. Intendiamo per libertà soltanto la libertà relativa, che presuppone comunque una capacità di autodeterminazione. Ad esempio: l’uomo e’ condizionato dall’istinto sessuale, ma con l’uso della ragione riesce a controllarlo o sublimarlo. Oppure: l’uomo e’ condizionato dalla sua ignoranza, ma può comunque scegliere in base al buon senso la soluzione che ritiene più valida.

E’ questo che intendi quando parli di liberta’ relativa, no? Resta il fatto che:

  1. Qualunque scelta implica una motivazione.
  2. In presenza di piu’ motivazioni, l’uomo sceglie necessariamente quella che, coscientemente o meno, “sente” come la più vantaggiosa o la meno rischiosa.
  3. Non esiste una volonta’ “pura” che possa prescindere da questo “sentire”. Ad ogni situazione, reale o immaginata, corrisponde la percezione, reale o immaginata, di un vantaggio o di un rischio per il nostro benessere, di una punizione o di una ricompensa.
  4. Poiche’ il nostro cervello ha memorizzato soprattutto durante la nostra infanzia e adolescenza ma poi anche successivamente le emozioni piacevoli o spiacevoli che hanno accompagnato le nostre esperienze di vita, e’ molto probabile che siano queste emozioni a decidere dei nostri comportamenti futuri. Ogni volta che i nostri ragionamenti richiameranno alla mente, direttamente o indirettamente, immagini o scenari associati a quelle esperienze. Argomento, questo, che puoi trovare assai meglio spiegato nel capitolo su “l’ipotesi del marcatore somatico” di Antonio Damasio (“L’errore di Cartesio”, Adelphi).

MASSIMO Insomma, tu non ammetti una relazione fra coscienza e liberta’.

FERNANDO Sono un incompetente e attendo lumi. Ti sarai accorto, mi auguro, che non e’ nella mia natura fare affermazioni categoriche. Se qualcuno e’ in grado di dimostrarmi che all’evidente capacita’ della mente umana di associare idee anche in modo imprevedibile – dunque non in modo meccanicistico – corrisponde l’intervento di una volonta’ allo stato puro per scegliere autonomamente un’alternativa piuttosto che un’altra, sono pronto a ricredermi. Non penso che l’uomo sia determinato soltanto dai suoi istinti, penso che la coscienza sia “efficace”, il fatto e’ che si tratta di una coscienza “formata”. Se metto insieme il patrimonio genetico, il ruolo degli istinti, l’inconscio, l’esperienza dei primi anni di vita, l’educazione ricevuta, la cultura ambientale, ecc. e soprattutto se considero la capacita’ che hanno tutte queste pulsioni di mimetizzarsi alla superficie della coscienza mediante razionalizzazioni di ogni tipo, non posso che mettere in dubbio la sopravvivenza di una volonta’ allo stato puro e la trasparenza delle sue motivazioni.

MASSIMO Oh, finalmente l’hai detta la parola magica! Parli di una volonta‘ allo stato puro, una volonta‘ assoluta! E’ chiaro che, nonostante le tue negazioni, pensi ad una liberta’ assoluta! Lo credo bene che dopo la puoi negare con facilita‘!

FERNANDO Non mi riferisco a una “volonta’ assoluta” ne’ a una “liberta’ assoluta”. Mi riferisco al concetto di libero arbitrio cosi’ come e’ stato storicamente inteso da quanti lo hanno posto a fondamento della responsabilita’ morale. Mi riferisco, cioe’, al concetto di libero arbitrio come “capacita’ della volonta’ umana di autodeterminarsi”, sottraendosi in tutto o anche soltanto in parte (liberta’ relativa) ai condizionamenti di qualsiasi tipo: consci o inconsci, percepibili o non percepibili, fisici o morali, individuali o sociali, ecc.

MASSIMO Per me il problema della liberta‘ riguarda la capacita‘ umana di abolire i condizionamenti percepibili, che contrastano il nostro volere percepibile: questo non e‘un problema banale in quanto si tratta di un risultato difficile da conseguire e tu stesso appunto lo riconosci, considerando la coscienza “efficace”. E come vedi non c’è nessun bisogno, in questo caso, di tirare in causa il funzionamento del nostro cervello.

FERNANDO E invece questo bisogno c’è, eccome, se è proprio con il funzionamento del cervello che nasce, si forma il nostro volere. Sottrarci soltanto ai condizionamenti percepibili può bastare a farci “sentire liberi”, non basta per essere liberi, non basta perché si possa parlare di libero arbitrio. Spinoza, che pur non sapendo niente di inconscio e di psicanalisi era molto meno dubbioso di me, diceva che anche una pietra che cade, se fosse cosciente del proprio movimento e nel contempo lo desiderasse, si riterrebbe libera. Quando parlo di “coscienza efficace” intendo dire che la coscienza e l’uso della ragione possono rendere l’uomo piu’ libero dai propri istinti (quando la ragione non interviene solo per razionalizzare la vittoria degli istinti) ma non, ad esempio, dalla particolare educazione che ha ricevuto, dalla particolare cultura in cui e’ cresciuto, ecc. ecc.

MASSIMO Se diciamo che l’uomo puo‘ essere libero dall’istinto, allora dici che rimangono i condizionamenti culturali. Se diciamo che l’uomo può liberarsi dai condizionamenti consci, dici che rimangono quelli inconsci. Quali sono allora i condizionamenti che possono coesistere con la libertà relativa? Viene da pensare che per te non ne esistano.

FERNANDO Se il condizionamento fosse soltanto parziale, allora tutti i condizionamenti potrebbero coesistere con una liberta’ relativa. Ma io – come avrai certamente capito – tendo ad escludere un condizionamento soltanto parziale, dunque anche la libertà relativa. In altre parole tendo a credere che il condizionamento sia totale e che il procedimento decisionale abbia sempre uno sbocco obbligato, anche se imprevedibile a causa dell’enorme complessita’ del cervello umano.

MASSIMO Ipotizzando un essere che conoscesse tutti gli accadimenti universali, tutto sembrerebbe determinato in precedenza e dunque il libero arbitrio non risulterebbe altro che un’ìllusione. Un simile essere però non esiste, né è ipotizzabile (oppure è Dio). Ne consegue che noi, se accettiamo veramente la relatività, dobbiamo cessare di giudicare a partire dalle cause dei fenomeni. Se continuiamo a cercare le cause, e se esse sono inconscie, queste ci conducono a un regresso all’ìnfinito, cioe‘ alla conoscenza totale. Bisognera‘ allora definire la liberta‘ al contrario, a partire dagli effetti! Questo era cio‘ che intendevo parlando dell‘uomo dei bottoni rispetto all’uomo dei binari. Se a questo punto introduciamo nuovamente le cause che condizionano l’uomo dei bottoni, dimostriamo di non aver compreso che ora bisogna giudicare dagli effetti e non dalle cause.

FERNANDO Non confonderai per caso la liberta’ con il ventaglio di possibilita’oggettive? Non c’e’ dubbio che se la ricchezza, la cultura, l’organizzazione sociale allargano il numero delle possibilita’, la scelta avverra’ in un ambito piu’ allargato, ma sara’ comunque quella – e quella soltanto – che la sua mente calcolerà come la più vantaggiosa e la meno rischiosa, così come fa un’ape quando sceglie il fiore su cui posarsi per suggerne il nettare. Ovvio che l’uomo e’ cosciente e l’ape no, ovvio che il cervello dell’uomo e’ infinitamente piu’ complesso, ma cosi’ come l’ape non si posera’ mai sui fiori che non danno nettare cosi’ l’uomo non decidera’ mai di sua iniziativa l’azione che non riterra’ nella sua scala di valori, consapevolmente o meno, la piu’ vantaggiosa possibile. Insomma, la domanda che non puoi non porti per stabilire se ”esiste veramente il libero arbitrio” e’ questa: come funziona il nostro cervello quando svolge il ragionamento che precede la decisione? Certo, e’ importante che il ragionamento umano, per quanto non libero, possa tener conto di un ventaglio piu’ ampio di possibilita’. La scelta risultera’ certamente migliore. Per questo, come ho gia’ scritto, le liberta’ civili sono importanti.

MASSIMO Dopo aver “depurato” la nostra filosofia dagli “assoluti” e dagli “inconoscibili” la mia opinione resta che l’uomo a volte possiede il libero arbitrio, a volte no: quando ad ogni percezione segue immediatamente una reazione, allora non lo possiede; quando interpone fra percezione e reazione un po’ di consapevolezza o pensiero allora lo possiede. Nel primo caso si fa determinare dalla sua storia personale e biologica, nel secondo tende a non farsene determinare.

FERNANDO Aspetto ancora che tu mi dimostri come sia realmente possibile non farsi determinare dalla propria storia personale e biologica. Certo, si puo’ agire piu’ o meno istintivamente, ma neppure questo dipende dal “libero arbitrio”…

MASSIMO E io insisto sull’esistenza di questo “libero arbitrio concreto”, quello al quale si riferiva Elisa quando affermava: “Dallo stato di presa di coscienza si arriva alla liberta’ (se non conosco non posso scegliere), da qui al libero arbitrio. Sembra facile vero? Be’, e’ facile! Il difficile sta nel togliere tutto quello che non serve: E’ come la gentilezza: e’ molto facile essere gentili, basta non essere arroganti, violenti, presuntuosi, prepotenti, con idee preconcette,ecc”.

FERNANDO E’ difficile, anzi impossibile, fintanto che non sei motivato a farlo. E quello che dovresti togliere e’ proprio cio’ che per il momento ti motiva a non togliere. Puo’ capitarti domani che un’esperienza nuova, un incontro, un’emozione – non dipende direttamente da te – modifichi qualcosa nel tuo inconscio o nella tua coscienza motivandoti ad essere meno arrogante e piu’ gentile. Va da se’ che intanto pero’ dovrai rispondere della tua arroganza, anche se non sei ancora in grado di eliminarla. La responsabilita’ individuale non puo’ essere fatta discendere dal libero arbitrio ed e’ importante perche’ concorre a motivare la volonta’ e quindi il comportamento degli individui in direzione del rispetto di alcuni valori importanti per la societa’ e per gli individui medesimi. Ma, da questo punto di vista, la societa’ deve essere ritenuta responsabile nei confronti degli individui almeno quanto gli individui debbono essere ritenuti responsabili verso la societa’ .

MASSIMO Anche per me quello della motivazione puo‘essere considerato ” il vero ” problema della liberta‘. Ma è qualcosa che si svolge sul puro piano spirituale, qualcosa a cui e‘ del tutto indifferente il funzionamento del cervello, sia esso condizionante o no per tale piano spirituale. Sostenere che cio‘ e‘ solo liberta‘ apparente in rapporto al funzionamento del cervello non mi sembra invece che ci porti da qualche parte, indipendentemente dal fatto che l’affermazione sia vera o falsa.

FERNANDO Credo che conoscere se stessi e quindi, per quanto possibile, il funzionamento del proprio cervello, sia invece importante. Credo che conoscere i limiti oggettivi della liberta’ nostra e altrui aiuti a far crescere la comprensione e la tolleranza, pur tenendo ferma la responsabilita’ morale e civile, indispensabili per la difesa sociale. Credo che ridurre l’ignoranza e accrescere la consapevolezza significhi creare le condizioni piu’ propizie a un uso sempre piu’ largo della ragione che ha fatto evolvere gli uomini dalle bestie

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Poesia e giornalismo

Santa Fiora, 6 agosto 2020 – Sergio Zavoli, un grande giornalista e per me anche un maestro. Da tv7 ai servizi speciali del Tg….fino alla selezione dei nuovi giornalisti RAI. Quanti anni al suo fianco nelle stanze di Via Teulada. Un privilegio la sua guida e la sua amicizia.

Non era difficile volergli bene, anche se non sempre andavamo d’accordo. Per molti come per me poesia e giornalismo erano e sono difficili da tenere assieme, per lui no. E il grande, meritato successo della sua personalissima comunicazione, rigorosa e al tempo stesso “lirica”, riusciva a dimostrarlo. Con il commento come con le immagini.

A differenza di tanti colleghi di ieri e più ancora di oggi, magari anche professionisti di prestigio, sapeva e insegnava che in un buon servizio televisivo parole e immagini dipendevano le une dalle altre. Al punto di non poter essere comprese se non insieme.

Ma soprattutto Zavoli è stato uno dei pochi giornalisti a trovarsi sempre perfettamente a suo agio sia dagli studi radiofonici o televisivi sia stando dietro a una telecamera. O a una cinepresa, l’Arriflex, che a quel tempo si usava per le riprese. E la sua penna di scrittore si intonava perfettamente con quella bella, inconfondibile voce di “commosso viaggiatore”, come con affettuosa ironia lo avevano ribattezzato alcuni. Una voce destinata a restare per sempre sia nel nostro ricordo che nella storia della grande radiotelevisione italiana.

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Amo l’estate che non è più estate (00:52)

tramonto alla Giannella
Amo l’estate che non è più estate,
l’ombra vasta di un pino secolare,
l’azzurro cupo nell’acqua tranquilla
di una grotta nascosta in riva al mare.


il pianto di una tortora al mattino,
una pace improvvisa di cicale,
il ciabattare allegro di un bambino
con il secchiello in mano verso il mare.


Al tramonto i bagnanti contro il sole,
il chiasso della musica lontano,
la sabbia fresca e la risacca sola
che fa da sfondo alle nostre parole.

8 luglio 2020

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Πάντα Ρεί (01:33)

videopoesia
Tutto scorre.


La Verità non c’è
e quando c’è puoi dire già che è falsa.
Ognuno crede quel che sa e che vuole.


La teologia che indaga
con l’analisi logica il mistero
contraddice se stessa.


L’aldilà non esiste
e dalla morte
non vi è resurrezione.


La vita eterna è questa
in cui viviamo
né mai lasciamo
se non quando ella stessa ci abbandona.


Mistico è il solo modo di smarrire
la religione serbando la fede,
e la fede si svela nell’amore.


Tutto scorre. Ma niente va perduto.


20 giugno 2020
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Se vuoi un mondo nuovo

Protesta a Napoli per l’ambiente

inizia a chiederti cosa sei disposto a perdere

Un titolo che può sembrare una provocazione nel giorno in cui giornali e tv, a cominciare dal Sole 24ore informano che l’Istat prevede nel 2020 una “caduta” per i consumi delle famiglie (-8,7%) a cui si accompagna anche “il crollo” degli investimenti (-12,5%), a fronte di «una crescita dell’1,6% della spesa delle amministrazioni pubbliche». Infatti è raro che a questi dati si aggiunga l’indicazione di quali consumi e di quali investimenti. Un po’ meno inutile è considerato chiarire di quali spese sarà gravato il bilancio della P.A. Ma nessuno dubita che consumi e investimenti hanno il sacrosanto dovere di crescere e la spesa pubblica diminuire. A dire come provvederà il mercato nel primo caso, lo scontro politico nel secondo. E’ questa la “normalità” che la pandemia ha sconvolto e a cui conservatori e “moderati” si illudono di ritornare. Molti altri invece, come Giuseppe Manzo nell’articolo che segue, pensano che l’ora di cominciare a scegliere per cambiare è arrivata, ed è questa (nandocan)

Il mondo non è quello di febbraio

***di Giuseppe Manzo, 7 giugno 2020 – Tutto è tornato come prima ma il mondo non è quello di febbraio. L’ondata di proteste in America e nel mondo per la morte di George Floyd ci dicono questo. Diritti, ambiente ed economia sostenibile sono i pilastri della domanda per un mondo nuovo. A Napoli si sono svolte tre manifestazioni su questi temi e le abbiamo raccontate su sudreporter. Ma è sufficiente la domanda di un mondo nuovo senza “l’uomo e donna nuovi”?

Il nostro rapporto tra i consumi e l’ambiente

A inizio ‘900 le grandi ideologie abbracciavano soprattutto la sfera del cambiamento umano come prospettiva ideale di costruzione della società e della propria esistenza. Chiedere uguaglianza, diritti e libertà significa praticare quei valori prima che enunciarli. Oggi c’è una distanza tra quello che si professa e ciò che si è. “Il Covid-19 ci cambierà”, si diceva. Non è proprio così. La rivendicazione di un diritto passa per la costruzione pratica di esso nelle relazioni umane, sociali, di genere. Il nostro rapporto tra i consumi e l’ambiente è parte del ragionamento e del problema quando si rivendica economia sostenibile.

Un altro mondo possibile

I regimi, autoritari o “democratici”, si rafforzano quando dai movimenti viene meno l’idea dell’ “Uomo nuovo” mentre si rivendica un altro mondo possibile. Basta guarda come sia naufragata l’amministrazione “rivoluzionaria” di De Magistris o ciò che doveva essere il “neo municipalismo” della democrazia partecipata con la città di Napoli che oggi è orfana di una direzione, soprattutto tra le fasce più deboli delle periferie.

Cambiare l’approccio culturale, politico e sociale

Si guarda alle proteste negli Stati Uniti senza tener conto che nel nostro Paese quella partita si gioca, in proporzione, in tanti ambiti: i braccianti sfruttati nelle campagne dal caporalato, le condizioni dei centri di detenzione e di accoglienza straordinaria, la forbice tra Nord e Sud che ha creato un divario enorme di risorse e di investimento pubblico. C’è una incapacità di fondo di mettere mano dentro la carne viva delle contraddizioni e c’è la difficoltà di cambiare veramente approccio culturale, politico e sociale.

Cambiare prima noi stessi e poi veramente le cose

Intanto le piazze si infiammano e si affacciano i nuvoloni oscurantisti di concezioni autoritarie e discriminanti che alimentano ingiustizia sociale. No, non sarà una manifestazione o una tornata elettorale a cambiare le cose. Bisogna capire cosa siamo disposti a perdere per cambiare prima noi stessi e poi veramente le cose.

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Il ginocchio sul collo

Roma, 31 maggio 2020 – La rabbia contro la polizia esplode in tutti gli Stati Uniti, fino a lambire la Casa Bianca. Incendi, saccheggi e, naturalmente, sparatorie. Dalla Associated Press si apprende che ieri sera a Oakland, in California, un agente è rimasto ucciso e un altro ferito da colpi di arma da fuoco durante queste violenze. A Detroit, in Michigan, è stato ucciso un ragazzo di 19 anni, colpito da spari provenienti da un Suv.

All’origine delle violenze non c’è soltanto la prevedibile reazione degli afroamericani all’orribile fine di George Floyd. Come è noto, incurante dei suoi lamenti (“I can’t breathe”), un poliziotto lo ha ucciso premendogli il ginocchio sul collo per nove lunghi minuti. L’avevano arrestato poco prima per avergli trovata indosso una banconota falsa da 20 dollari. Non è, lo sappiamo, il primo episodio del genere. Ma la notizia di oggi è la sicura partecipazione ai disordini di gruppi di bianchi razzisti (o se preferite “suprematisti”), gli stessi che un mese prima avevano invaso, armi alla mano, la Camera dei Rappresentanti del Michigan.

Commentando questi quattro giorni di violenze l’ex vice presidente Joe Biden ne ha attribuito il ripetersi lungo tutta la storia americana al “peccato originale della nostra nazione”, la schiavitù. E quindi, possiamo aggiungere, il ginocchio di un bianco sul collo di un nero acquista un terribile significato simbolico.

Potrebbe accadere, come suggerisce l’editoriale domenicale del direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, che con l’aggravarsi delle diseguaglianze in seguito alla crisi economica provocata dalla pandemia si aggravino anche le tensioni razziali. E analoghe diseguaglianze mettano “a rischio la convivenza civile” non solo negli Stati Uniti, paventa Molinari, ma anche in Europa.

A conclusione, una lettera aperta inviata oggi dall’amico collaboratore Massimo Marnetto all’ambasciatore USA in Italia, Lewis M. Eisenberg.

Ambasciatore Lewis M. Eisenberg,    (tramite Ada Messia – CNN –  cnnroma@turner.com)
come molte cittadine e cittadini italiani, sono indignato per come viene umiliata la comunità afroamericana negli USA.  L’orrenda morte di George Floyd ha ricordato al mondo come il razzismo sia ancora una ferita aperta nel suo Paese. Purtroppo, devo dirle che il Presidente Trump non si sta mostrando all’altezza della gravità della situazione. Incitare i sindaci ad “essere duri” o minacciare i dimostranti con i “cani feroci” come facevano i latifondisti schiavisti del Sud è un errore grave. A meno che Trump non voglia incendiare il Paese, per poi proporsi alle imminenti elezioni come uomo di “legge e ordine”. Questa mia dura critica si rivolge anche a chi – tra gli estremisti afroamericani – saccheggia e incendia negozi, ma la miope politica di mancanza di istruzione e opportunità per le comunità più emarginate presenta sempre il conto.

Ambasciatore Lewis M. Eisenberg, questa è una nota di protesta che invio, tramite i corrispondenti della stampa estera, al Presidente Trump, affinché riveda radicalmente il suo atteggiamento e scelga la via della pacificazione. La rabbia della frustrazione si spegne solo con la giustizia. Con vigilanza democratica, Massimo Marnetto – Roma

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Chi ha creato Dio

***Roma, 11 maggio 2020 – “L’io, ha scritto ieri Scalfari sul quotidiano La Repubblica, crea Dio e ne è a sua volta creato”. Temo di non essere d’accordo. Penso che questo Io inteso come una monade sia poco più che un’illusione della coscienza. Piuttosto è il noi che vive in ogni persona da prima della nascita fino alla morte e sopravvive anche a quest’ultima nel ricordo e nelle conseguenze della sua vita terrena. Se è vero che siamo condizionati biologicamente nel dna e formati culturalmente nella famiglia, nella scuola e più in generale nell’ambiente naturale e sociale del tempo in cui viviamo. E badate, non è un’ovvietà’ e neppure si tratta di filosofia o di socialismo. Da Cartesio e Kant, prima a Freud e più recentemente a scienziati come Edelman e Damasio, ne è passata di acqua sotto i ponti.

Con quanto abbiamo appreso dalle neuro scienze anche il “libero arbitrio” risulta quanto meno molto ridimensionato. Se la società non può e non deve fare a meno di appellarsi al senso di responsabilità, sappiamo tutti che si tratta di una responsabilità oggettiva assai più che soggettiva, tanto da richiedere, in condizioni di vita diverse, un’educazione ed eventualmente una “rieducazione”.

Tornando alla frase di Scalfari, ci pare di poter dire che non è l’io ma “il noi” che crea Dio o meglio gli dei e ne è a sua volta creato e condizionato. Gli dei come le ideologie e in generale qualunque scelta che, coscientemente o meno, la conservazione del nostro equilibrio interiore ci induce a fare. Nel bene e nel male, anche quando l’individuo, non riconoscendosi come persona, si ritiene non credente e ateo. Così la pensiamo noi che abitiamo nel cervello di Fernando Cancedda pur sapendo che né questa nostra, né quella di Scalfari o di Papa Francesco o di chiunque altro è la Verità. In my (our) humble opinion.

Siamo tutti credenti

Ciò che non siamo, ciò che non sappiamo.

Dal buio del reale

ognuno si protegge con la fede,

tastando con le mani

un angolo, uno spicchio

e deducendo

da quello una visione universale.

La verità nessuno che ce l’abbia,

ma ognuno potrà dire con certezza:

io sono verità, vita, percorso.

Accade raramente

che un lampo venga a illuminar la scena

e il tuono annunci una rivoluzione.

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Maledetta pandemia

Ma ci son giorni, questi,

che navigo felice lungo un fiume

ascoltando la musica dei passi

da un capo all’altro dello spazio tempo

di un andante con moto in corridoio

incrociando il tinello e la cucina

la camera da letto e poi lo studio

dove regno la sera e la mattina

accogliendo e mandandone ambasciate

oltre il confine delle strade vuote

di questa maledetta pandemia.

24 aprile 2020

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L’occasione del virus

Roma, 8 aprile 2020 – Non manca, in queste settimane di necessaria sospensione della cosiddetta normalità, chi paventa un futuro catastrofico per le sorti della democrazia. Il prevalere di sovranismi e dittature porterebbe alla sconfitta definitiva dell’ideale europeo e al trionfo ovunque dei populismi di destra. E invocano come sempre il “pessimismo della ragione”.

Eppure soltanto qualche settimana fa ci rallegravamo per le piazze affollate di popolo che dimostravano la volontà di una democrazia rinnovata dalla partecipazione dei cittadini. Eppure anche i sondaggi danno in calo il consenso popolare a chi chiedeva in Italia i “pieni poteri”.


Io credo allora che questa interruzione senza precedenti di un vecchio modo di vivere e di governare offra anche l’occasione per ripensarlo e correggerlo. Credo, anzi voglio credere che il mondo potrebbe essere decisamente migliore, perché nessuna crisi mondiale come questa sta dimostrando il fallimento completo del capitalismo neoliberista.

Anche i meno preparati hanno potuto toccare con mano come il benessere individuale sia dipendente dal bene comune e la libertà individuale dalla solidarietà. Con maggiori investimenti pubblici nella sanità e nella scuola, nell’economia digitale come nelle energie alternative, il vantaggio comune non dovrà contare meno del profitto dell’impresa privata.

Le conseguenze dei tagli alla sanità dovrebbero aver chiarito a tutti che tocca alla politica guidare l’economia e non viceversa. E un po’ più di fiducia nel senso di responsabilità dei lavoratori aiuterebbe la sinistra a recuperare il consenso perduto.

Perciò, cominciando da subito, se di fronte alle maglie “troppo larghe” del decreto governativo i sindacati chiedono di avere voce in capitolo su che cosa va ritenuto o non ritenuto essenziale delle produzioni e delle attività in cui sono impegnati, diamo loro la nostra solidarietà.

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Sorella aria (00:54)

Laudata sia Natura

per il dono che fa dell’aria pura.

L’aria che vivo, l’aria che respiro,

il primo dono avuto con la vita,

l’ultimo che godrò quand’è finita.

Respiro dunque sono

nel profumo e nel suono

quando dal petto vibra la mia  voce

o nell’udito mi sorprende il tuono.

Respiro dunque sono

 nel lamento

che viene con la musica del vento,

quando nell’aria fresca della sera

stormiscono le foglie in primavera.

26 marzo 2020

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Pensare al vento (01:08)

Con i piedi per terra ho camminato

tutta la vita e con la testa al vento

delle parole che il tempo mi ha dato.

Come il cieco si appoggia ad un bastone

penso con quelle e la chiamo “ragione”

ma è quasi sempre solo un sentimento.

La tentazione c’è di rifluire

nello spazio confuso del sentire,

la sintassi ignorare del pensiero

e del presunto che è dato per vero.

La tentazione c’è di abbandonare

lo scambio incerto di parole avare

per affidarsi al gusto di avvertire

la sobrietà del vivere e morire.

11 marzo 2020

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Ultime foglie (00:24″)

Dalla mia vita guardano smarrite

ultime foglie inaridite al sole

di un’avventura fatta di parole

e di gesti compiuti con le dita

sulla tastiera mobile di un sogno

e più sorrido e meno mi vergogno

20 febbraio 2020

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Per una Costituente della Terra

Roma, 24 febbraio 2020 – Una costituente per la Terra. Per ora soltanto un’associazione, l’avvio di una Scuola. Ma l’hanno fatto, l’abbiamo fatto. Venerdì 21 febbraio, nella splendida cornice della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Oltre 200 i promotori, fra cui personalità di prestigio come Raniero La Valle, Luigi Ferraioli, Valerio Onida, Adolfo Perez Esquivel, il vescovo Nogaro, Paolo Maddalena. Ma non è un ‘iniziativa di élite. Del resto chi di noi, tra il popolo di sinistra, credenti e non credenti, comunque toccati dai ripetuti inviti di Papa Francesco ad un nuovo modo di pensare la Terra e l’unità nella diversità dei suoi abitanti, chi di noi non ha pensato, davanti all’ondata recente di sovranismi e di razzismi per non dire di qualche rigurgito di nazifascismo, che in un un mondo globalizzato la difesa dei diritti umani dal privilegio e dall’arroganza dei pochi esige necessariamente il superamento politico e non soltanto economico degli Stati Nazione?

 E’ stata la stessa direttrice della Biblioteca Paola Paesano a introdurre l’incontro di venerdì mettendo in connessione “una scuola, una biblioteca, un’idea”. 

E’ stato poi il primo fra gli ideatori di questo progetto culturale e politico, il  giornalista ed ex senatore Raniero La Valle, a spiegare le ragioni di una Scuola che – ha precisato – è anche un’antiscuola, perché il suo scopo non è quello di insegnare o imparare un pensiero già noto, ma di suscitare un nuovo pensiero a cominciare dal pensiero politico dell’unità del popolo della terra. Ma è toccato all’altro promotore principale – il professor Luigi Ferraioli, giurista ed ex magistrato, ma anche il più importante allievo di Norberto Bobbio, autore di centinaia di saggi sulla democrazia nel diritto – il compito di spiegare  le motivazioni e la praticabilità, anche dal punto di vista giuridico, di  una  Costituente e di una Scuola per elaborare e diffondere il pensiero fondante di una “Costituzione della Terra”. E a questa spiegazione, sia pure ridotta ai minimi termini per consentirne la visione agli internauti più frettolosi, ho dedicato la gran parte del video.

Nella Scuola appena inaugurata verranno dunque affrontati e riesaminati, in aule scolastiche autentiche come in quelle virtuali del web, temi come le nuove frontiere del diritto, il superamento del neo liberismo, la liberazione di un lavoro oggi ridotto a merce e oggetto di dominio, l’enciclica  “Laudato sì” e l’ecologia integrale, il principio femminile come categoria per la rigenerazione del diritto, la critica delle culture ricevute, come passare dalla dialettica degli opposti all’armonia delle differenze, dalle culture di dominio e di guerra alle culture della liberazione e della pace. E tanti altri.

 

 

 

 

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Meglio fare l’amore (0:48)

“Fai rumore” è il titolo della bella canzone di Diodato che ha trionfato ieri sera al Festival di San Remo. Ma lo spunto per questa videopoesia viene piuttosto dalla straordinaria esibizione, nella seconda serata del Festival, di Roberto Benigni, che commentava  una pagina biblica di duemila anni fa, il Cantico dei Cantici, come “la canzone delle canzoni” e delle canzoni d’amore in particolare. I miei versi sono dunque un invito a “fare l’amore” piuttosto che a “fare rumore”. Ovvio che la ballata di Diodato non perde niente per questo della sua suggestione romantica.

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Da San Pietro al Gianicolo

Roma, 2 febbraio 2020 – A piedi, lungo la via delle Mura Aurelie, da San Pietro al piazzale del Gianicolo, la mia passeggiata domenicale premiata come sempre da una stupenda vista della città eterna.

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Camminare l’inverno (00:25″)

Camminare l’inverno e i suoi sentieri,
alla nebbia rubando i suoi ricordi,
quell’oggi che riappare come ieri,
quel sapore di pane che non mordi,
sorridendo alla vita che rimane,
come col burro ammorbidivi il pane.

31 gennaio 2020

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“Social”

Concitate e sconnesse
parole in libertà come non mai
si uccidono a vicenda tra la gente.
Arrampicato sulle sue proteste
ognuno da un giudizio universale.
Su eleganti scaffali riservati
imbottigliate sostano le idee.
26 gennaio 2020

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La casa del silenzio (video poesia 01:03)

La casa del silenzio

è la cima di un monte senza strade

dove il sole riposa nella notte

e niente vale a disturbarne il sonno.

Solo al mattino

da quel silenzio nasce la parola

che il vento dello spirito diffonde

alla natura intorno,

al mormorio dell’acque,

al fruscio delle piante

ai versi degli uccelli

e giù alla valle

che la parola spegne nel rumore.

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Sul ponte (01:10)

 

Festeggia con me questo ponte

sospeso sul niente

che insieme chiamiamo la vita.

La vita goduta e sofferta

ma l’unica certa,

che appare e scompare, infinita.

Feconda la pioggia ci bagna,

il pianto accompagna

le storie più tristi e più belle.

Del sole si accende la luna,

nel cielo che imbruna

con noi danzeranno le stelle.

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Natale al Castello (03:51)

Roma, 2 gennaio 2020 – Migliaia di visitatori anche quest’anno a Bracciano per “Il presepe vivente degli Orsini”. L’ultima replica è attesa per il 6 gennaio, con l’arrivo dei Re Magi. Fra le torri del Castello Odescalchi, uno dei più belli di Europa e del mondo, oltre 200 figuranti inviati dalle associazioni storiche di diverse regioni italiane si aggiungono ai volontari della cittadina in costume medievale e rinascimentale  per dar vita in queste giornate di festa ad una spettacolare rievocazione storica, ambientata nell’anno del Signore 1481.

 

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OM

 

Non so a qual dio ma grato sì alla vita
per gli sguardi donati alla bellezza
e le carezze a un’anima ferita
quando si arrende a quella dolce brezza
che placa le parole in un sospiro
e nel sorriso scioglie la tristezza.
A questa pace meditando miro
come tra il sole e l’ombra in primavera
e pioggia lieve a benedir la sera.

31 Dicembre 2019

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Dal treno (video 00:29)

Al monotono ritmo dei binari

si dilegua una vista di fugaci apparenze.

Ricamate di nebbia mattutina

sfumano nel passato le colline:

sono e non sono,

sono e non sono…

Fuori passa l’inverno. Qui sul treno

timido il sole mi accarezza il viso.

(Firenze-Roma 2 gennaio 2014)

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La sconfitta del mondo (videopoesia 01:16)

  • La sconfitta del mondo documentata oggi dal dramma dei migranti, perché coincide con le cause strutturali delle loro partenze forzate: impoverimenti, fame, penuria di acqua, di terra, di lavoro, di abitazioni, oppressione, violenza, guerre, disastri ambientali e climatici. E al tempo stesso con il fallimento della nostra cultura,  l’inadeguatezza della nostra politica e della nostra economia, morale e religione. Con la nostra disumanità.(nandocan)


Inaugurata da Papa Francesco nella scorsa Giornata del Migrante, una scultura in bronzo ed argilla dell’artista canadese Timothy Schmalz raffigura un barcone con a bordo 140 migranti di varie epoche e paesi di provenienza, dagli indigeni sudamericani agli ebrei perseguitati dal nazismo fino agli africani di oggi che fuggono dalle guerre e dalla fame. Il titolo è lo stesso di una mia breve poesia di qualche mese fa sul medesimo tema, che oggi ho trasformato in questo video, il commento musicale elettronico è stato da me composto con il software GarageBand di Apple.

 

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Guardateli negli occhi (00:41)

Guardateli negli occhi, immaginate

lo sguardo fisso all’orizzonte, in cerca

di un approdo ospitale.

Allo stremo di forze consumate

nella fuga infinita dalla morte.

Maledetta la sorte

che li ha portati in una terra ostile

dove hanno posto l’ultima speranza.

Il mare li ha salvati, voi che fate?

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Quella storia della salvezza (Dordrecht) – video 03:34

Dordrecht, la più antica città dell’Olanda anche se meno nota di altre al turismo internazionale. La chiesa gotico brabantina di Nostra Signora. Una chiesa fra tante, direte. Invece no perché è proprio qui che quattro secoli fa venne solennemente proclamata la dottrina della predestinazione. Dal novembre del 1618 al maggio del 1619, ventotto teologi delegati dalle chiese protestanti di tutta Europa disputarono e riaffermarono contro gli eretici arminiani, i cosiddetti rimostranti, che l’umanità si salva unicamente per la grazia di Dio e non anche, come sostenuto dai cattolici e da altre confessioni, per le opere buone compiute nel corso della vita terrena. Quanto una disputa religiosa come questa contasse anche politicamente, sia pure spesso come alibi, nel rapporto tra i principi e gli Stati di allora lo abbiamo tutti imparato a scuola dai nostri libri di storia. In quello stesso anno 1618 ebbe inizio la guerra dei trent’anni, la più sanguinosa delle cosiddette guerre di religione. Accompagnata da peste e distruzioni, contò molti milioni di morti.

Quattro secoli dopo…Le guerre di religione ci sono ancora purtroppo, ma scoppiano altrove. Anche un importante avvenimento storico come quello non basta più a incoraggiare il turismo. Così la città provvede egregiamente con altre iniziative come l’originalissima mostra sul pesce nella pittura che si è conclusa con successo nelle scorse settimane.

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Due Novembre (videopoesia 00:56″)

Amore e bicicletta immortalati

sulla soglia di un parco

ma più vivo è quel ramo che si spoglia.

Resiste invano l’uomo al suo destino

di obbedienza al futuro,

né sa quale orizzonte è dietro il muro.

La vita gioca sempre con la morte

e nessuna guadagna la partita.

Così la foglia secca che si lava

alla pioggia d’autunno

cade nel fango a generare, ignara,

nuova esistenza.

2 novembre 2019

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LA SCOMMESSA PERONISTA E’ SALVARE L’ARGENTINA

***da Livio Zanotti, 28 ottobre 2019 – C’è troppa ideologia e poco senso della realtà nel domandarsi se ora che stravinte le elezioni sarà il nuovo capo dello stato, Alberto Fernandez, a dettare la linea politica; o non prevarrà invece quella della sua vice, Cristina Fernandez de Kirchner, già vice di suo marito e poi presidentessa, più che nota per il suo irrefrenabile temperamento, moltiplicatore d’una dichiarata e praticata inclinazione per personalismi e soluzione radicali. La drammaticità della crisi argentina è tale da averle almeno finora imposto una drastica dieta oratoria. Che pone ulteriormente in risalto la cauta fermezza dei calibratissimi interventi del presidente eletto.

 

I quasi 12 milioni e mezzo di voti raccolti (48 e spicci per cento) contro i 10 milioni e mezzo (40 e spicci per cento) dell’uscente Mauricio Macri confermano tanto la popolarità di Cristina e la solidità del suo zoccolo duro elettorale, quanto la capacità e il fiuto politico di Alberto Fernandez, autore di una riunificazione della tellurica galassia giustizialista che appena un anno addietro nessuno credeva possibile. E’ un fronte che ha conquistato anche le amministrazioni locali più rilevanti, a cominciare da quella della provincia di Buenos Aires, di gran lunga la più ricca e popolata del paese, oltre alla maggioranza legislativa in almeno una delle due camere del Congresso nazionale. 

 

Non sembra retorico né circostanzialmente accattivante il presidente eletto, quando dopo le inevitabili asprezze della campagna elettorale che comunque s’è svolta in modo sostanzialmente ordinato in un paese che precipitava verso la povertà e il rischio d’un nuovo default, ricorda anche agli avversari la necessità di misurarsi con la drammaticità e l’urgenza della crisi. Persino prima di rivolgersi con una richiesta di disponibilità solidale a tutte le altre forze politiche e più ancora alla società civile, agli imprenditori, alla classe media che in misura rilevante non lo hanno votato, all’opinione pubblica tutta. Sapendo gli uni e gli altri che i prossimi mesi richiederanno sacrifici anche a quanti -e sono la grande maggioranza dei 45 milioni di argentini- già da tempo sono costretti a una rinuncia dopo l’altra.

 

Malgrado un indebitamento che ormai s’avvicina complessivamente al cento per cento del prodotto interno lordo (basti pensare ai 56 mila milioni di dollari presi in prestito stand-by un anno fa dal Fondo Monetario Internazionale), nelle casse del banco centrale le riserve sono al minimo. Inflazione e svalutazione hanno divorato il potere d’acquisto delle retribuzioni. Ventimila imprese, soprattutto ma non esclusivamente piccole e medie hanno chiuso per mancanza di credito. La produzione industriale è scesa dell’8,1% negli ultimi 12 mesi, quella dell’auto del 26,4%. La disoccupazione sfiora l’11%, la povertà si avvicina al 36%. Recuperare tante energie perdute è un’impresa che non consente distrazioni e meno ancora rivalse o vendette.

Non si vede molto spazio per una conflittualità tra i due Fernandez. Di sicuro non nel primo anno. Avranno entrambi piuttosto bisogno di alleati, a cominciare dall’ex ministro economico di Nestor Kirchner, Roberto Lavagna, terzo arrivato nella consultazione di ieri con qualcosa oltre il 6%. Dovranno con ogni probabilità inventarsi come riuscire a tassare l’export agricolo, unica via percorribile per reperire rapidamente la valuta pregiata indispensabile alla contenzione della piazza e a un minimo di ripresa produttiva. Senza rinnovare lo scontro che nel 2008 paralizzò il paese per 129 giorni, avviandolo alla frattura sociale che ha prima consentito a Macri di sostituire Cristina alla Casa Rosada, ma poi travolgendone la fallimentare politica neoliberista con il voto di ieri.

 

Un vero e proprio programma del prossimo governo non si conosce. Quanto populismo conterrà lo vedremo. Ma leggerlo fin d’ora come sovranismo, è una semplificazione di maniera molto vicina allo stereotipo, al pregiudizio eurocentrico. L’Argentina (l’America Latina tutta) si trova a dover coniugare una duplice realtà: la propria, determinata dall’incompiutezza dello sviluppo economico-industriale, dunque bisognosa di protezionismo (a cui -come vediamo già da qualche tempo- fanno ricorso persino le massime super-potenze), per sostenere occupazione e mercato di consumo interno; e quella della globalità contemporanea egemonizzata dall’economia finanziarizzata, da cui dipendiamo tutti. Non ha grande libertà di scelta.

 

Livio Zanotti

Ildiavolononmuoremai.it

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Giornalismo da ieri al futuro (00:13:06)

Sergio Lepri, giornalista e saggista, storico direttore dell’Agenzia ANSA che ha guidato per quasi trent’anni, ha festeggiato il 17 ottobre scorso i suoi cento anni con gli studenti del Liceo classico “Terenzio Mamiani” di Roma. Nel corso di una lezione nell’aula magna dell’Istituto, ha ripercorso con straordinaria vivacità intellettuale e sguardo  critico e ironico ma aperto a tutte le novità sia la sua avventura professionale che quella del giornalismo italiano (e non solo)  dall’immediato dopoguerra ad oggi senza trascurare rischiose prospettive future, dalla nascita di un’opinione pubblica fondata sull’enfasi dei titoli piuttosto che su un’informazione corretta e imparziale alla possibile “fine della mediazione giornalistica”   che almeno in parte compensa ancora l’inaffidabilità delle fake news su internet. A nome dell’associazione Articolo 21, che ha promosso l’iniziativa in collaborazione con la preside Tiziana Sallusti, il collega Renato Parascandolo lo ha presentato a una folta platea di alunni delle classi superiori. Ma questo video è anche il mio personale omaggio a un grande giornalista che ho conosciuto e letto a Firenze quando avevo ancora  l’età di quegli studenti e un a decina di anni dopo sono entrato come praticante in quel “Giornale del Mattino” che aveva avuto lui come redattore capo nel quotidiano diretto da Ettore Bernabei. Grazie della tua lezione, caro Sergio, e ancora tanti di questi giorni..

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Markthal Rotterdam

Rotterdam, ottobre 2019 – Se passate da Rotterdam non perdetevi lo spettacolo di Markthal, uno straordinario mercato alimentare alto quaranta metri e vasto come un campo di calcio, 95 metri quadri di bancarelle e negozi, ristoranti e birrerie, dove sarete avvolti da un gigantesco, coloratissimo murale raffigurante i prodotti in vendita all’interno.

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Dal cielo sopra l’Olanda (02′:10”)

Non capita spesso di volare in un cielo così limpido e sgombro di nuvole sopra le terre e le acque dei Paesi Bassi, sulla geometria policroma dei campi e dei canali alternata al mosaico dei tetti e delle strade. Magari ripensando il paesaggio disegnato dai pittori fiamminghi e domandandosi perché quelle file di pale eoliche paiono meno attraenti dei mulini a vento di quattro secoli fa.
Nel video, gli anti scenari dipinti si alternano come fantasmi a quelli inquadrati dal finestrino dell’aereo. Sono quadri bellissimi esposti al museo di Dordrecht in una originalissima mostra sui pesci nella pittura. Il commento musicale è tratto dall’Allegro della sonata n.2 op.5 di Arcangelo Corelli. Una mia breve poesia introduce e conclude la breve sequenza.

Perché poi immaginare/in cielo il paradiso/se non per consacrare/l’eredità del bello/che la vita ha lasciato?

 

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Passaggio ad Arles (02:55)


Nell’arena di Arles, città capoluogo della Provenza, il toro insegue una ventina di giovani scalmanati vestiti di bianco che a turno cercano di strappargli una piccola coccarda fissata alle sue corna. Sulla piazza principale si fa musica all’aperto, un cartello annuncia un’importante mostra fotografica, mentre all’uscita della Cattedrale e dall’Hotel de Ville si festeggiano due matrimoni. Un passaggio veloce (2’55”) non consente altro. Buona visione.

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Avignone e il suo festival (01:39)

Ogni anno, a luglio, Avignone diventa una città-teatro, trasformando le sue architetture in diversi luoghi di rappresentazione, maestosi o sorprendenti, in grado di accogliere decine di migliaia di amanti del teatro di ogni età.
(oltre 130.000 ingressi)

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Quanto pesa una farfalla? (videopoesia 00:25″ )

Lieve danzava in volo la farfalla

sorridendo dall’alto alla formica,

ora che è morta pesa sulla spalla

di chi campa soltanto di fatica:

“Cara mia dolce farfallina gialla,

ma quanto pesi, Dio ti benedica!”

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Mistero eloquente

Cerco

nel bianco e nero della mia memoria

il senso di una storia

e di una vita,

la sequenza infinita

delle occasioni avute

e di quelle afferrate,

godute e poi svanite

nell’eloquenza muta del mistero,

dove tutte le vite,

vissute e poi smarrite,

conversano tra loro nel pensiero.

 

***15 luglio 2019

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Social, non social

Piace e offende

il buon selvaggio che addenta la mela

ostentando il suo rutto di piacere.

Piace e offende

come il tornare indietro alle maniere

di un branco non ancora società.

Madama Civiltà,

che insegnava a sbucciare le parole

come la frutta

ormai tace e si arrende.

Anche la scuola non ci fa più caso.

Pertanto il buon selvaggio

ammicca sghignazzando in un messaggio:

fossimo noi ad aver la puzza al naso?

***13 luglio 2019

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Sine Cura

Alla premiata ditta del piacere,

che di curare i sensi si compiace,

prima che giunga la stimata pace

farei ancora domanda di godere

quel tanto che prevede la natura

quando la vita è ormai una sinecura.

 

luglio 2019

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Estate a Parigi (01:24)

Da Alessandra. Spigolando d’estate a Paris nord. Jardin d’acclimatation,Butte Bergere marché aux puces, Fete de la musique alla taverna Baraonda in rue de Maubege.

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T.I.N.A.*

Profumati d’incenso

come quei vecchi canti in processione

inni salgono al cielo

del libero mercato,

invocano perdono per l’offesa.

Non sanno i miscredenti

che “non c’è alternativa”.

 

*There Is No Alternative, altre mie poesie cliccando su www.nandocan.info

21 giugno 2019

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Prologo

Amo il silenzio delle mie parole

nell’incanto notturno del pensiero

che si affaccia dal sogno

e componendo va la musica dei versi

fino al ritorno di una voce amica

che dica il quando e il come della mente.

A lei dono quei versi e a chi li ascolta.

 

***12 giugno 2019

 

(Nella foto un particolare del dipinto di Max Ernst “La realidad es un collage”. A quanti apprezzano le mie poesie l’omaggio di un piccolo ebook , intitolato “Pensando in versi (1988- 2018)” che può essere scaricato liberamente e senza pubblicità cliccando su www.nandocan.info)

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Schianta la Storia

Schianta la Storia e cade, come il ramo
da un tronco antico rotto alle tempeste,
monumento del bosco che più amo.
All’ombra sua fiorivano le feste
e alla musica dolce dei fringuelli
ignare danze lieti ballavamo.
Eppure di quel tronco sapevamo
che  a quel suono marciavano gli insetti
divorandone il legno piano piano.
Ora che cade sulle nostre teste
li vediamo fuggire, poveretti,
ai nostri piedi e noi li calpestiamo.

6 giugno 2019

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Praterie della mente*

Praterie della mente

in cui mi inoltro a stento

più spesso divagando

per sentieri già noti,

cala la nebbia

e il mio cavallo è stanco

ma fiuta il vento verso l’orizzonte

dove selvaggi

altri cavalli sgroppano felici.

***26 maggio 2019

*Altre mie poesie su nandocan magazine 2

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Keukenhof. Dove regnano i tulipani (02:44)

Con i suoi 7 milioni di fiori piantati ogni anno, Keukenhof è il parco di primavera più grande e più bello del mondo. Trentaquattro ettari di aiuole e serre meravigliosamente curate dove si possono ammirare non solo tulipani (quattro milioni) ma giacinti, narcisi, orchidee, rose, garofani, iris e molti altri fiori che all’ombra di grandi alberi, circondati da corsi d’acqua, offrono uno spettacolo indimenticabile di colori e profumi. Si trova a Lisse, nel cuore della regione dei bulbi tra Amsterdam e L’Aia e dal 21 marzo al 19 maggio è aperto tutti i giorni. Questo video è stato da me registrato con una videocamera Sony alla fine del mese scorso (Aprile 2019) e dura 2’45”.

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Le anime di sabbia (02:52)

Roma, 11 aprile 2019 – L’antico, magnifico castello sul mare di Santa Severa ospita fino al 14 aprile la mostra di un singolare scultore romano, Alberto Ricci, il primo al mondo a creare sculture solide con la sabbia utilizzando materiali idonei a renderla compatta. Ha scoperto e ideato queste sculture nelle fonderie dove realizzava i suoi lavori in bronzo, le une come gli altri esposti nella mostra. Le opere in “sabbia scolpita” sono state modellate con la lima e sembrano avere la consistenza di una roccia sedimentaria. E in questi piccoli capolavori si possono ammirare gli effetti sorprendenti ed inusuali che le minuscole particelle di sabbia riescono ad offrire accanto alla meraviglia di riconoscere in esse quelle immagini che la fantasia del vento avrebbe potuto operare nel tempo.

Il video si conclude con una breve poesia da me scritta per l’occasione. Ecco il testo:

Siamo anche noi delle anime di sabbia

dono d’amore della terra all’aria

e dell’acqua alla terra

come i nostri castelli di fanciulli

abbandonati all’energia del vento

Morto all’età di 60 anni nel 2003, Alberto Ricci aveva già avuto modo di fare apprezzare la genialità delle sue creazioni in Italia e all’estero. In un manifesto esposto alla mostra, datato 1965, aveva anche indicato le idee a cui si è ispirato nelle righe che seguono:

Energia  “essenzialismo”. l’arte non morirà. Ogni essere, persona, tempo, sentimento, materia, mondo, universo, infinito…. Il tutto è subordinato ad essa: energia. L’arte è energia qualsivoglia. Ora io dico per quanto sopra descritto che l’energia è e rappresenterà il fulcro di ogni cosa. Quindi una scultura o pittura che si voglia fare ha sempre una sua caratteristica, propria di ogni persona che abbia potenzialmente acquistato una certa energia, infatti ogni essere che nasce e vive nel suo tempo acquista sin dalle origini un suo preciso timbro. E tutto ciò aumenta approfondendo esso. L’opera è sempre un’invenzione continua e valida, ciò che diventa sia la propria essenza. Ogni epoca avrà una precisa caratteristica affinché i figli, che sono di quel tempo, le opere li rappresentano. Per queste mie vedute e pensieri, emano, io  Alberto Ricci, il movimento universale “Energia dell’Essenzialismo”, in Roma fulcro, apice di tutto ad essa.

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La sconfitta del mondo*

Cammina sulle acque

la sconfitta del mondo

ora sfidando

la presuntuosa gotica certezza

di verità consunte

e magnifiche sorti e progressive.

La vediamo affondare

nel gorgo secolare

del pregiudizio.

Aspettando la Storia.

***11 marzo 2019

 

  • La sconfitta del mondo documentata oggi dal dramma dei migranti, perché coincide con le cause strutturali delle loro partenze forzate: impoverimenti, fame, penuria di acqua, di terra, di lavoro, di abitazioni, oppressione, violenza, guerre, disastri ambientali e climatici. E al tempo stesso con il fallimento della nostra cultura,  l’inadeguatezza della nostra politica e della nostra economia, morale e religione. Con la nostra disumanità.
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Disincanto

Un sogno non può essere tradito,

di tradimenti è fatta la realtà.

Giustizia e libertà sono nel sogno

Bisogno non il sogno è la realtà.

Ma se i bisogni riempiono la vita

la vita che non sogna è già finita.

 

12 febbraio 2019

Che cosa è e cosa dovrebbe e potrebbe essere un rapporto sessuale

***di Giovanni Lamagna, 20 aprile 2021
Che cosa è (per i più) e che cosa dovrebbe e potrebbe essere (per me) un rapporto sessuale?

La mia impressione è che per molte persone, se non per la maggioranza delle persone, il rapporto sessuale sia poco più che uno sfregamento reciproco dei loro corpi: gesto meccanico, ripetitivo, sempre uguale a se stesso, monotono, per cui, alla lunga, perfino noioso. Oppure il semplice (e triste) soddisfacimento di un bisogno fisiologico (prevalentemente autoerotico e ben poco condiviso), dovuto ad un periodico aumento di pressione ormonale. Nel corso e al termine del quale si prova un modesto e non proprio entusiasmante piacere.

Nel migliore dei casi, un’occasione, un momento di conferma e rassicurazione affettiva reciproche delle due persone in rapporto. Qualcosa, insomma, che attiene più alla sfera emotiva, sentimentale ed affettiva, che a quella specificamente corporea dell’erotismo, della libido, in senso stretto. Non c’è da meravigliarsi, dunque, che per la maggior parte degli individui la vita sessuale risulti (alla lunga, una volta esauritasi – ammesso che ci sia mai stata – la breve fase iniziale della passione e dell’entusiasmo) ben poco gratificante, se non del tutto insoddisfacente.

E che, soprattutto ad una certa età, arrivi ad occupare un posto tutto sommato poco o per nulla significativo nella “economia” del loro benessere esistenziale: fisico, emotivo, intellettuale, spirituale in senso lato.

Un atto di conoscenza

La vita sessuale delle persone, invece, almeno a mio avviso, potrebbe essere molto diversa, molto più soddisfacente, se solo si avesse un poco di consapevolezza in più delle sue enormi potenzialità.

E, soprattutto, se si fosse disposti a liberarsi dei tanti tabù (un misto di paure e di pregiudizi) che ancora oggi l’affliggono, nonostante l’apparente liberazione che essa sembra avere avuto soprattutto negli ultimi 50/60 anni.

Cosa potrebbe (e, a mio avviso, cosa dovrebbe) essere, dunque, un rapporto sessuale?

  1. Dovrebbe essere innanzitutto un atto di conoscenza, di vera conoscenza, dell’altra/o. A questo proposito mi colpisce il fatto che nella Bibbia il verbo “conoscere” venga utilizzato più di una volta per indicare il rapporto carnale, ovverossia il rapporto sessuale. Viene utilizzato per la prima volta in Genesi 4, 1: “Or Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino…”. E viene utilizzato poi in Matteo 1, 25: “Giuseppe non conobbe Maria finché ella generò un figlio ed egli lo chiamò Gesù”.

Ora può anche darsi che tale uso fosse dovuto alla pruderie, che impedisce di chiamare una cosa (specie se riguarda il sesso) col suo nome proprio. Anzi è senz’altro così. E però colpisce (almeno a me colpisce) il fatto che il verbo usato nella Bibbia in alternativa all’espressione “rapporto sessuale” sia proprio quello di “conoscere”. In fondo poteva anche essere usato un altro verbo. A me piace pensare allora che l’uso di questo termine in qualche modo avvalori (quasi conferma di natura antropologica, visto il suo uso così antico presso la cultura ebraica) la mia tesi che l’atto sessuale è (o almeno potrebbe essere) un vero e proprio atto di conoscenza.

Conoscenza non solo perché nell’atto sessuale si vengono a conoscere parti del corpo dell’altro/a che normalmente non si conoscono, anzi manco si vedono, perché sono coperte, a causa del comune senso del pudore: questa sarebbe una spiegazione piuttosto banale e restrittiva dell’uso del termine. Bensì conoscenza soprattutto perché l’atto sessuale offre la possibilità di conoscere l’altro/a in una molteplicità di dimensioni, che non si fermano alle sole “parti intime” del corpo (quelle che una volta venivano anche definite “pudenda”, cioè “parti di cui vergognarsi”), ma includono anche (e, forse, soprattutto) le emozioni, i sentimenti, i desideri, le fantasie…, ovverossia il complesso mondo della libido dell’altro/a.

Non un atto ripetitivo

Conoscenza, quindi, che non si ferma, non può concludersi al primo rapporto sessuale. Ma ha bisogno di approfondirsi, crescere, con il ripetersi, il reiterarsi dei rapporti sessuali. Per cui ogni nuovo rapporto sessuale può essere diverso da quelli che lo hanno preceduto. Quindi non un atto meccanico, stancamente ripetitivo e routinario, come purtroppo è (o prima poi diventa) nella maggioranza dei casi. Ma un atto sempre nuovo, che aggiunge ulteriori tasselli alla conoscenza libidica dell’altro/a, che è potenzialmente infinita, inesauribile.

E sfuggire così al malinconico destino che hanno le storie della maggior parte dei rapporti sessuali: monotonia, stanchezza, noia, rinuncia. Tanto da essere stato definito addirittura (e, secondo me, non a caso) con l’espressione triste di “dovere coniugale”, una delle clausole su cui si fonda il contratto giuridico del matrimonio.

Un atto di trasgressione

2. In secondo luogo l’atto sessuale dovrebbe e potrebbe essere la situazione esistenziale nella quale si realizza (forse) nella maniera più appagante possibile il bisogno, l’esigenza di trascendenza che sono insiti in ogni esistenza umana. Gli uomini, infatti, al contrario delle cose, delle piante e degli altri animali, non sono chiamati a “stare” semplicemente in questo mondo; ma sono chiamati ad “esistere”, che è qualcosa di diverso dallo “stare”; perché è uno “stare” che si proietta continuamente fuori, oltre (perciò “esistere”; da “ex”: fuori + “sistere”: “porsi, stare”: “uscire, levarsi”).

Un andare oltre, un uscire da sé, che non presuppone però un mondo altro, oltre questo mondo, perciò meta-fisico; ma un andare oltre per ritrovare sempre nuovi mondi all’interno di questo mondo, un uscire da sé per trovare sempre nuove dimensioni di sé; non certo per allontanarsi, alienarsi da sé.

Da questo punto di vista ogni atto sessuale dovrebbe (e potrebbe) essere un atto di trasgressione, nel senso letterale del termine, dell’ “andare oltre” (“trans” + “ire”). Non tanto (o non solo) nel senso di trasgredire le norme del comune senso del pudore, ma nel senso di sfidare e superare continuamente le proprie paure, le proprie vergogne, le proprie ritrosie, i propri tabù, confrontandosi in continuazione con i lati e gli aspetti più scabrosi e perturbanti (perché ancora sconosciuti e, quindi, misteriosi) di sé.

Un’esperienza mistica

3. In terzo luogo, infine, l’atto sessuale, se si realizzasse nelle forme che ho provato a descrivere fin qui, potrebbe essere o diventare una vera e propria esperienza mistica. Come ci insegna una delle più importanti tradizioni orientali: quella tantrica.

Se per mistica intendiamo un’esperienza del tutto laica, che non ha niente a che fare con le religioni tradizionali e con la realtà di un Dio trascendente.Se per mistica intendiamo l’esperienza della unione il più possibile intima e completa con il Tutto, con l’Universo mondo che ci circonda.Se per esperienza mistica intendiamo il superamento (almeno spirituale) dei nostri confini per raggiungere il massimo di integrazione e di unione possibili con l’Altro.

L’Altro inteso non solo come la persona con la quale compiamo l’atto sessuale, ma l’Altro come il Tutto cosmico, di cui l’altro psicofisico con cui facciamo l’amore è “solo” la porta d’accesso, anche se necessaria, anzi indispensabile. In questa esperienza (al contrario delle esperienze mistiche comunemente intese, nelle quali la maggior parte di esse vengono normalmente mortificate) entrano in gioco tutte le facoltà umane, a cominciare da quelle corporee, sensitive, a quelle emozionali, sentimentali ed affettive, per finire a quelle razionali e intellettive. In un’armonia e in una sintesi, che in poche altre situazioni è possibile raggiungere, almeno a così alti livelli di intensità, di piacere e di gioia psicofisici.

………………………..

E mi fermo qui. Nella consapevolezza, però, che il discorso potrebbe continuare ed essere ulteriormente approfondito. Anche se mi pare che quello fatto fin qui basti e avanzi per dare un’idea, per quanto solo iniziale e molto parziale, di quante grandissime potenzialità contenga l’esperienza sessuale umana. E di come la maggior parte di noi si accontenti, invece, di sperimentarne solo una minima parte, rinunciando così alle enormi gratificazioni – fisiche, emotive, intellettuali e spirituali – che essa potrebbe donarci. Offrendo indubbi argomenti alla famosa (ma per me non convincente) tesi lacaniana della “impossibilità del rapporto sessuale”.

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La lezione della pandemia

newsletter n. 35 del 19 aprile 2021

Nello stesso tempo è stato predisposto un progetto di Costituzione della Terra, che a cura dello stesso Ferrajoli sarà presentato nell’Assemblea di “Costituente Terra” convocata, come già annunziato, per sabato 8 maggio pv alle ore 11 (in seconda convocazione).

La pandemia, concentrando su di sé tutta la cura del mondo, ha distolto l’attenzione da altre urgenze già presenti prima di essa e da questa aggravate. Basta pensare all’innalzamento delle acque atteso in conseguenza della crisi climatica. Quando, come dice un documento “People and Oceans” delle Nazioni Unite, circa 145 milioni di persone vivono entro un metro sopra l’attuale livello del mare e quasi due terzi delle città del mondo, con una popolazione di oltre 5 milioni di abitanti, si trovano in aree soggette al rischio di innalzamento di tale livello. Mentre quasi il 40% della popolazione mondiale vive entro 100 km da una costa.

E basta pensare al solo problema dello smaltimento delle acque contaminate dalle centrali nucleari sinistrate, come quella di Fukushima, (per non parlare delle bombe atomiche), che diventeranno inoffensive solo fra 24.000 o addirittura milioni di anni, per comprendere la portata delle questioni da affrontare ormai tutti insieme.

Il rincrudirsi delle guerre e diffondersi delle armi

Intanto in piena pandemia mentre lasciava attoniti lo spettacolo di un gran numero di vittime ogni giorno inumate in forme collettive nel sud del Brasile come nel nord dell’Italia, si dava lo scandalo, come lo definiva il papa nel suo messaggio pasquale, del rincrudirsi delle guerre e diffondersi delle armi nel confermato esercizio della lotta di tutti contro tutti. E mentre la ragione suggeriva l’immediata mondializzazione dei vaccini, enormi profitti derivanti dai loro brevetti e dall’esplodere delle tecnologie informatiche venivano spartiti nell’indiscussa obbedienza alla sovranità dei mercati. La lezione sta nel fatto che senza una rivoluzione del sistema di governo e una conversione della maggioranza dei cuori tali sfide letali alla sopravvivenza del mondo e alla continuità della storia non possono essere affrontate.

La Costituzione proposta all’assemblea l’8 maggio

Questa è la posta in gioco della Costituzione della Terra che sarà presentata nella prossima Assemblea e aperta ai commenti e alle proposte di modifica da parte di tutti, secondo le modalità che in quella sede saranno convenute. Quanti intendono partecipare o assistere all’Assemblea e non l’abbiano ancora fatto ne possono chiedere il link rispondendo a questa newsletter.

Chi non ha ancora rinnovato l’adesione all’Associazione e i nuovi soci che vogliano aggiungersi possono farlo usando per il relativo contributo l’IBAN IT94X0100503206000000002788 (dall’estero BIC BNLIITRR) intestato a “Costituente Terra”. Per la quota richiesta rimandiamo a quanto enunciato nell’appello fondativo “Perché la storia continui” , che ne motivava la misura significativa di 100 euro, lasciando però a ciascuno piena libertà di versare una somma diversa.

Il lavoro per giungere alla promulgazione di una Carta della Terra da parte dell’ONU impegnerà i prossimi mesi o anche anni. È evidente che si tratterà di una Costituzione ben altra rispetto a quelle conosciute, che finora non hanno dovuto né istituire un demanio planetario, né una fiscalità mondiale, né mettere fuori commercio beni illeciti, né abolire eserciti e armi.

Però tutti siamo invitati a farcene costituenti.
Come anticipazione ai lavori dell’Assemblea trascriviamo qui l’INCIPIT e i primi articoli del relativo progetto:


INCIPIT

Noi, popoli della Terra, che nel corso delle ultime generazioni abbiamo accumulato armi micidiali in grado di distruggere più volte l’umanità, abbiamo devastato l’ambiente naturale e messo in pericolo, con le nostre attività produttive, l’abitabilità del nostro pianeta,

consapevoli della catastrofe ecologica che incombe sulla Terra, del nesso che lega la sopravvivenza dell’umanità e la salvaguardia del pianeta e del rischio che, a causa delle nostre aggressioni alla natura, il genere umano, per la prima volta nella storia, possa avviarsi all’estinzione;

decisi a salvare la Terra e le generazioni future dai flagelli dello sviluppo insostenibile, delle guerre, dei dispotismi, della crescita della povertà e della fame, che hanno già provocato devastazioni irreversibili al nostro ambiente naturale, milioni di morti ogni anno, lesioni gravissime della dignità delle persone e un’infinità di indicibili privazioni e sofferenze;

decisi a vivere insieme, nessuno escluso, in pace, senza armi d’offesa, senza fame omicida né sete né essere separati da muri ostili;

decisi a garantire un futuro alla specie umana e alle altre specie viventi, a realizzare l’uguaglianza nei diritti fondamentali e la solidarietà tra tutti gli esseri umani e ad assicurare loro le garanzie della vita, della dignità, delle libertà, della salute, dell’istruzione e dei minimi vitali,

promuoviamo un processo costituente della Federazione della Terra, aperto all’adesione di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite e finalizzato alla stipulazione di questo patto di convivenza pacifica e di mutuo aiuto:

Titolo primo: Principi supremi.

Art. 1 – La Terra è un pianeta vivente, una perla dell’universo, casa comune degli esseri umani, delle piante e di una grande quantità di animali, sede di storia e di lavoro, del diritto e della scienza, di amori e di illimitate speranze. Essa appartiene a tutti gli esseri viventi: agli esseri umani, agli animali e alle piante. Appartiene anche alle generazioni future, alle quali la generazione presente ha il dovere di garantire la continuità della storia quale condizione della loro stessa messa al mondo e sopravvivenza.

L’umanità fa parte della natura. La vita e la salute del genere umano dipendono dalla vitalità e dalla salute del mondo naturale e degli altri esseri viventi, animali e vegetali, che insieme agli esseri umani formano una famiglia accomunata da una stessa origine e da una globale interdipendenza.

Art. 2 – I fini della Federazione della Terra sono:

  • garantire la vita presente e futura sul nostro pianeta in tutte le sue forme e, a questo fine, porre termine alle emissioni di gas serra e al conseguente riscaldamento climatico, alle deforestazioni, alle desertificazioni e agli inquinamenti dell’aria, dell’acqua e del suolo;
  • – mantenere la pace e la sicurezza internazionale e, a questo fine, mettere al bando tutte le armi, nucleari e convenzionali, sopprimere gli eserciti nazionali e realizzare, in capo alla Federazione della Terra, il monopolio della forza, limitato alle sole armi necessarie alle funzioni di polizia;
  • – promuovere fra i popoli rapporti amichevoli di solidarietà e di cooperazione nella soluzione dei problemi globali di carattere ecologico, politico, economico, sociale e culturale e, a questo fine, garantire l’uguale dignità di tutte le persone e la conservazione e la tutela di tutti i beni vitali;
  • – realizzare l’uguaglianza di tutti gli esseri umani nei diritti fondamentali e, a questo fine, introdurre, in capo ad adeguate istituzioni globali di garanzia, idonee funzioni consistenti negli obblighi di prestazione e nei divieti di lesione che a tali diritti corrispondono quali loro garanzie.

Art. 3 – La dignità della persona umana è inviolabile. E’ dovere di tutti rispettarla e tutelarla. Nella ricchezza delle loro differenze, che questa Costituzione ha il compito di tutelare, gli esseri umani costituiscono un’indivisibile famiglia umana, quali soggetti uguali in dignità e diritti, titolari di beni comuni e responsabili in solido della vita sulla Terra e del dovere di conservarla, promuoverla e trasmetterla da una generazione all’altra.

Art. 4 – Tutti gli esseri umani sono uguali in dignità. La loro pari dignità impone il diritto di ciascuno al rispetto e all’esplicazione di tutte le proprie differenze personali – di sesso, di nascita, di nazionalità, di lingua, di religione, di convinzioni, di opinioni politiche e di ogni altro elemento della propria identità – e alla massima riduzione delle loro disuguaglianze economiche e sociali.

Art. 5 -Tutti gli esseri umani sono cittadini della Terra. Tutti sono dotati, dal momento della nascita, di personalità e di capacità giuridica. Nessuno può essere privato della personalità, della capacità giuridica o del nome.

Tutti acquistano la capacità d’agire con la maggiore età, stabilita al compimento del diciottesimo anno.

Art. 6 – La fraternità è la forma primaria dei rapporti tra i membri della famiglia umana. Tutti gli esseri umani e tutte le pubbliche istituzioni sono tenuti ai doveri di solidarietà economica, sociale e politica.

Seguono altri 94 articoli.

Con i più cordiali saluti

www.costituenteterra.it

Mario Primo

***di Massimo Marnetto, 18 aprile 2021

Letta – Pronto?.. Ciao Goffredo, ti disturbo?.. Ho l’idea bomba!Bettini – Totti candidato sindaco?
L – Di più: riportiamo la monarchia in Italia!  B – …(?)
L – Goffredo mi hai sentito?.. Ma non hai visto come la gente segue i fatti dei reali d’Inghilterra? Matrimoni, divorzi, royal baby, funerali… Tutti attaccati alla tv… Le riviste e giornali con i regnanti sempre in prima pagina… Allora, ho avuto la folgorazione: “IL NUOVO  PD RIPORTERA’ LA MONARCHIA IN ITALIA!”. Che ne dici?B – Enrico, io lo sapevo che con tutta la droga che gira a Parigi, alla fine anche tu…

L. – Goffredo me che dici?… La vera droga per gli italiani è la monarchia! Fidati. Se la chiusura dei locali la chiede Speranza, vanno tutti in piazza a far casino. Se la decide il RE, zitti e mosca. E poi rispolveriamo le carrozze, i cavalli, i cannoni che sparano… Goffredo rimettiamo su anche i titoli nobiliari. Copisci?… La gente si ammazzerebbe per  farsi chiamare Conte, Barone… potremmo venderli e ripianare le casse dello Stato…B – Enrico tu non stai bene… Ma veramente pensi che quella nullità di Emanuele Filiberto di Savoia possa infiammare le folle?

L – Ma quale Savoia?.. Goffredo seguimi: incoroniamo Draghi, come Mario Primo! Lui è già considerato un re ed è già circondato da sudditi. Basta una ritoccatina alla Costituzione ed è fatta: il giorno dopo s’affaccia al balcone del Quirinale in alta uniforme e la folla impazzisce! B – Ma il PD deve servire il popolo…

L – Appunto! E’ il popolo che ha fame di reali. Svegliati Goffredo!.. E noi gli diamo un bel re italiano famoso nel mondo. E voluto dal PD… Guarda che se lo mettiamo nel programma, facciamo un botto di voti… E tu potrai finalmente diventare eminenza grigia a tutti gli effetti… consigliare il re… fare gli intrighi di corte contro Orlando… avvelenare Franceschini… Allora?B – Ci sto.

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    ***di Antonio Cipriani, da Remocontro, 18 aprile 2021 Il sottofondo delle marcette militari è fastidioso come questo ritorno di fiamma per l’ordine e la disciplina, per il nonnismo, per la patetica retorica battagliera che gronda da ogni narrazione: dallo sport alla vita di ogni giorno. Linguaggi di guerra in tempi di pace. Linguaggi di guerra per tempi di pace mascherati. Violenza simbolica laddove non arriva quellaContinua a leggere “Se il mondo vi sembra ingiusto, chiedetevi il perché”

Se il mondo vi sembra ingiusto, chiedetevi il perché

***di Antonio Cipriani, da Remocontro, 18 aprile 2021

Il sottofondo delle marcette militari è fastidioso come questo ritorno di fiamma per l’ordine e la disciplina, per il nonnismo, per la patetica retorica battagliera che gronda da ogni narrazione: dallo sport alla vita di ogni giorno. Linguaggi di guerra in tempi di pace. Linguaggi di guerra per tempi di pace mascherati. Violenza simbolica laddove non arriva quella feroce dell’ingiustizia e dei manganelli che sempre, legalmente, servono per difenderla. 

Perché poi il pensiero che viene spontaneo è che tutta questa retorica bellica, con tende da campo, mimetiche, stellette e cattiveria agonistica, porti con sé un messaggio anche bello chiaro, e molto autoritario. E i destinatari del messaggio non sono gli addomesticati ululanti, i battaglieri delle chat o i complottisti, i terrapiattisti leghisti o i giovani della movida negata: sono tutti quelli che, nonostante tutto, pensano ancora ai diritti sociali. I destinatari sono quelli che non si arrendono, che credono nella politica e nella possibilità che la legalità sia innervata da giustizia sociale, quelli che non dimenticano che come esseri umani siamo tutti uguali, quindi si battono per l’uguaglianza, non vagamente contro la disuguaglianza. 

Il messaggio forte e chiaro è che i diritti sociali, quelli basilari per vivere civilmente da donne e uomini liberi, sono ormai fuori dalla discussione politica. Sono retaggio del passato. Il messaggio ci arriva nel momento peggiore della mistificazione mediatica, governati da personaggi strampalati che rappresentano non i cittadini ma l’aristocrazia finanziaria. E si vede, anche se difficilmente si legge sui giornali, e un motivo ci dovrà pur essere. 

In questa fase storica terribile, la pandemia sta mettendo in luce quello che sapevamo da decenni: che l’ingiustizia domina e questi sono i rapporti di forza in campo. Se regnano i banchieri, se dominano i mercati, se contano solo i profitti, dobbiamo chiederci se a noi cittadini, che non facciamo i banchieri, non giochiamo in borsa e non facciamo profitto sulla pelle altrui, conviene davvero. Se ci conviene vedere il pianeta sull’orlo della distruzione per vederli felici, se dobbiamo rinunciare ai boschi, alla scuola pubblica, alla sanità per tutti solo perpetuare questo stato di cose.

Occorre ricordare che precari lo eravamo anche prima del Covid, per scelte politiche; e anche ammalati con file eterne per farci un esame senza andare dal privato. La cultura era ridotta a intrattenimento, la ricerca buttata nel dimenticatoio, la scuola mortificata, i territori saccheggiati, la nostra dignità calpestata. 

Provocatoriamente direi che ogni ingiustizia che vediamo in campo oggi, ogni manganello che si alzerà per difenderla, è frutto di decenni di ignavia, di indifferenza e assuefazione. Vogliamo continuare così?

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Celeste e Onofrio

***di Massimo Marnetto, 14 aprile 2021 – Il corrotto Formigoni riavrà vitalizio e arretrati. Mancano solo le scuse per l’interruzione delle erogazioni, ma il Celeste è un signore e – sembra – non le pretenderà. Ma non è finita. Perché la decisione della commissione Contenziosa del Senato – presidente Caliendo, Forza Italia – fa precedente valido per tutti i parlamentari ladri e condannati, che negli anni hanno subito la stessa revoca di emolumenti e che ora hanno la fondata speranza di vedersela annullata, grazie al “lodo Formigoni”.

Ora, è volgare populismo essere arrabbiati per questo epilogo? E soprattutto: che esempio dà il Senato ai cittadini, quando i suoi peggiori esponenti la fanno franca dopo essersi venduti a suon di tangenti e ora continuano a beneficiare di ricchi vitalizi pagati dai noi contribuenti, parte lesa? Perché solo il Fatto Quotidiano tra i giornali nazionali ha messo la vicenda in apertura?

Purtroppo, di fronte a questi privilegi aristocratici, molti regrediscono a popolani inermi, come quelli che ascoltano dal Marchese Onofrio del Grillo la cinica “legge del Palazzo”: “Io so’ io, e voi non siete un c…zo”.  Io no. E voglio denunciare questa decisione come affronto inaccettabile alla giustizia, da rimuovere immediatamente.

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La seconda infezione

Roma, 13 aprile 2021* – La seconda infezione. Così la chiama Ezio Mauro sulla Repubblica. La recessione economica che travolge “prima di tutto i lavoratori dipendenti con tagli e chiusure che minacciano di trasformarli semplicemente in esuberi. Ma attacca direttamente anche il mondo della piccola impresa, del commercio, delle aziende familiari più minute, dei ristoratori, degli esercenti, degli ambulanti”.

“E sarebbe un delitto – avverte giustamente Mauro – lasciare rifluire la protesta di questi giorni verso l’estremismo populista e sovranista. Interessato soltanto a incassare l’incandescenza della rabbia e del risentimento per scagliarla contro il sistema, trasformandola immediatamente in antipolitica“.

Osservazioni condivisibili, quelle dell’editorialista della Repubblica. Lo diventano ancora di più precisando che la prima infezione, antecedente alla pandemia, è l’involuzione neoliberista di questi decenni, che oggi tutti riconoscono più grave che mai constatando l’incalzare delle disuguaglianze. La prima infezione è la centralizzazione del capitale in poche mani, cresciuta a dismisura con la libertà di muovere ricchezze e speculare sui mercati senza più ostacoli di legge. Spesso anche eludendo e violando quest’ultima.

Lo aveva ben spiegato nella sua opera più recente il professor Emiliano Brancaccio, che nonostante il dichiarato orientamento marxista è uno tra i più stimati economisti italiani: “conta solo ciò che contribuisce all’accumulo privato di capitale, mentre viene quasi del tutto scartato ciò che riguarda l’avvenire collettivo, come ad esempio la prevenzione dei disastri sistemici”. Non solo.

“La centralizzazione capitalistica, inesorabilmente, tanto tende a concentrare il potere di sfruttamento in poche mani quanto tende a livellare le differenze tra gli sfruttati”. Lavoratori prima di tutto, piccoli imprenditori poi.

Il mercato non prevede il futuro ma lo determina

Il fatto è che, con qualche eccezione decisamente minoritaria, la politica continua a credere che il mercato finanziario sia l’unica istituzione in grado di prevedere il futuro. Benché sia a tutti evidente che i prezzi dei titoli sono continuamente influenzati da ondate di euforia e di panico. E sempre più dominati, molto più che dall’andamento dell’economia reale, dall’azione degli speculatori. Scrive Brancaccio: “Il mercato non prevede il futuro ma lo determina secondo gli interessi della classe egemone”.

Due anni di recessione procurata dalla pandemia dovrebbero avere aperto gli occhi del mondo sul disastro universale prodotto da questa divinizzazione del mercato e della speculazione e dall’abdicazione della politica dal governo della cosa pubblica. Provvedere ai “ristori” durante il lockdown è necessario e va fatto nel modo più razionale ed equo possibile. Ma una politica keynesiana che si limiti al risarcimento del danno spostandolo sulle generazioni future e ampliando a dismisura il debito pubblico non solo non è sufficiente ma non è neppure moralmente accettabile.

Rimettere in gabbia la bestia della speculazione

Quello che occorre è, sostiene Brancaccio, “un assetto normativo, istituzionale e politico che rimetta in gabbia la bestia della speculazione e della libertà di movimento dei capitali”. Tornare a controllare questi ultimi “sarebbe un primo segnale di svolta”.

A partire dal sistema bancario per estendersi a tutti gli ambiti in cui, come abbiamo potuto constatare, la logica del capitale privato dimostra la sua inefficienza: dalla sanità alle fonti energetiche, dalla mobilità alla ricerca. Ed è chiaro che “non sarà un pranzo di gala”.Non lo sarà perché una svolta di questo tipo non potrebbe riuscire in contrasto con la politica europea e internazionale dell’Italia. Mettere sotto il controllo dei parlamenti e delle istituzioni democratiche la BCE e le altre banche centrali è impresa tutt’altro che facile.

Ma non sarà “un pranzo di gala” soprattutto perché non è ancora stato rimosso dall’orizzonte politico il pericolo di un’alternativa di segno decisamente opposto. Il rischio cioè che una nuova destra emergente dalle attuali proteste dalla piccola borghesia del terziario si allei al grande capitale per soluzioni di tipo autoritario, più o meno camuffate. Il rischio a cui si riferiva Mauro e citato all’inizio. E, per ora almeno, l’incertezza programmatica di quel che resta della sinistra di certo non aiuta.

nella foto: “Il sogno americano” di Salvador Dalì

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Come uscirne

***di Raniero La Valle, 13 aprile 2021* – Possiamo uscire dalla pandemia. salvare la Terra, mettere al riparo l’universo umano, far continuare la storia? Lo svolgersi degli eventi ci ha portato a queste domande estreme. Molte sono le risposte.
Per la pandemia dicono i governi, dice la scienza, ci sono i vaccini. Per l’economia dovrebbero provvedere i nuovi piani di investimento e di spesa.

Hans Kung: ci vuole un’etica universale

Per salvare la Terra, mettere in sicurezza l’umano, ci vuole un’etica universale, diceva Hans Kung, il teologo indomito che dalle grandi religioni aveva estratto un distillato di morale naturale, dalla “regola aurea” alla nonviolenza. alla solidarietà, all’eguaglianza. Per far continuare la storia, garantire e rendere effettivi i diritti fondamentali per tutti ci vuole una Costituzione della Terra, dice Luigi Ferrajoli, il filosofo appassionato della democrazia e del diritto, dicono il movimento e la Scuola “Costituente Terra”, diciamo anche noi.

Luigi Ferrajoli: un costituzionalismo oltre lo Stato

Ma in virtù di che cosa tutto ciò può avvenire, con quale forza, chi ci dice che non parliamo di utopie, qual è l’ultima risorsa onde la salvezza può giungere, tale per cui possiamo uscire del pelago alla riva?
In un’intervista al “Manifesto”, proprio in quei giorni in cui moriva Hans Hung,  con ottimismo laico Luigi Ferrajoli affermava che realizzare “un costituzionalismo oltre lo Stato” che

  • assicuri vaccini e farmaci salvavita per tutti, anche per i Paesi poveri puniti dal mercato,
  • istituisca un’organizzazione mondiale dell’istruzione,
  • introduca un demanio planetario titolare e dispensiere dei beni fondamentali per tutti, a cominciare dall’acqua,
  • costituisca un monopolio pubblico della forza in capo ad organi di polizia internazionale e perciò metta al bando le armi e gli eserciti nazionali, sottragga al commercio gli strumenti di sterminio e ci doni la pace,

Non è un’utopia, basta la ragione.

L’idea che non esistano alternative è un’ideologia di legittimazione dell’esistente che naturalizza ciò che è totalmente artificiale, prodotto dell’irresponsabilità della politica e dell’economia. Allo stesso modo era bastata la ragione quattro secoli fa a Thomas Hobbes per capire che per uscire dallo stato di natura e reprimere la libertà selvaggia foriera di morte ci voleva un patto di convivenza sulla base del divieto della guerra e della garanzia della vita. Hans Kung pensava a sua volta che bastasse il richiamo a trattare umanamente l’umano, anche senza un esplicito appello alle fonti religiose garanti dell’umano. Draghi, in sintesi, fa appello alla coscienza contro la furbizia del salvarsi per primi.

A una questione analoga, che è poi la questione che accompagna l’umanità fin dall’inizio, aveva cercato di rispondere alla fine del secolo scorso un altro grande umanista, Claudio Napoleoni, e prima di lui uno dei maggiori filosofi del Novecento, Martin Heidegger. Napoleoni aveva argomentato come non fondata la risposta di Franco Rodano che nell’operazione laica della politica, ispirata dal marxismo, aveva individuato la via per uscire dalla crisi, e aveva posto il dilemma o di un’altra risposta laica, o di accogliere la suggestione lasciata aperta da Heidegger con la domanda se ormai solo un Dio ci può salvare.

Claudio Napoleoni: senza straordinarie attitudini di amore e sacrificio non si può venir fuori

La modernità, o meglio la sua ideologia, ha fatto la sua scelta; non conta su Dio, anzi non crede nemmeno che esista, ormai lo esclude anche come ipotesi; perfino le religioni si volgono contro se stesse, da Dio agli idoli non è un gran guadagno.
Resta la possibilità messa in conto da Napoleoni. Essa non era l’attesa di un miracolo, nessuno può ipotecare l’agire di Dio, ma era la disponibilità a mettersi alla sua scuola, a farsi imitatori di Lui, facendo ricorso a straordinarie attitudini di amore e di sacrificio, senza le quali, diceva, da questa situazione non si può venir fuori.

Papa Francesco: fratellanza fra tutte le religioni

Solo più tardi doveva giungere papa Francesco a fare la sintesi, a rimettere di nuovo Dio in gioco chiamandolo per nome, rivelandolo come misericordia e solo tale, e insieme rivalutando gli uomini quali figlie e figli suoi generati come fratelli, e convocando le religioni tutte a un patto di fratellanza, di antidoto alla violenza e di pace. Sono questi i termini della questione, è per tutto questo che possiamo sperare.

*da chiesadituttichiesadeipoveri.it

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Perù, Equador: tanto diversi, tanto uguali

***di Livio Zanotti, 13 aprile 2021 – Avvolto in una vertigine che dalle sue vette precipita nelle profondità oceaniche del Pacifico, il mondo andino è impervio, separato, eccentrico, eppure non estraneo al Sudamerica e all’Occidente. Alla cui storia appartiene pienamente (ricco come un Perù, si diceva 500 anni fa e fino a ieri; qui il mondo ha il suo paradigma, disse più o meno Charles Darwin dalla tolda del “Beagle” una volta giunto davanti alle Galápagos). Crepacci economico-sociali, rivalità etniche, smarrimenti ideologici e dimenticanze storiche hanno sbriciolato domenica scorsa il voto presidenziale in Equador e in Perù. Con risultati piuttosto inattesi, ma nient’affatto inspiegabili. E di un interesse non esclusivamente regionale.

In Equador, un voto in buona maggioranza di origine ed intenzione popolari, giunto diviso alle urne ha finito per eleggere a capo di stato un esponente dell’élite, il banchiere Guillermo Lasso, coerentemente neo-liberista. Un trionfo dai numeri incontestabili. In Perú, condizioni socio-culturali non meno sfibrate hanno portato tre candidati populisti alla soglia del ballottaggio presidenziale. E’ stato già detto, ma vale ripeterlo: la globalizzazione, come presunto capitolo finale nel libro dell’integrazione planetaria, ha risvegliato identità e particolarismi tali da mettere in crisi gli stati nazionali che li avevano sopiti nel corso degli ultimi 2 secoli. Il livello di sviluppo d’ogni situazione ne determina il grado di crisi, ma il fenomeno appare molto simile ovunque. 

In entrambi i paesi andini, le vicissitudini talvolta perfino romanzesche degli ultimi decenni hanno cancellato le rispettive culture storico-politiche, che in Perù metabolizzavano rilevanti esperienze del Novecento europeo ed avevano raggiunto un respiro continentale. Le “Siete interpretaciones de la realidad peruana” di José Carlos Mariategui, prolifico giornalista e filosofo, che in Italia aveva letto Vico, Labriola, Croce e Gramsci, hanno influenzato l’intero pensiero socialista dai Caraibi alla Patagonia. Così come è inevitabile cogliere echi dell’indigenismo sociale di Victor Raul Haya de la Torre, fondatore dell’Alianza Popular Revolucionaria Americana (APRA), nei maggiori populismi latinoamericani.

Merita analisi approfondite ma al momento appena avviate, dunque allo stato del tutto insufficienti, la parabola del risveglio dei popoli originari in Equador. In quanto se non ne è il primo motore, di fatto coincide con la ripresa dell’iniziativa politica popolare seguita alla tragica bancarotta fraudolenta provocata al paese dalla presidenza di Abdalà Bucaram, interdetto per insanità mentale dal Congresso solo a imbroglio compiuto e imputato rifugiato a Panamà grazie alla protezione di conti correnti multimilionari (1998). La confederazione dei popoli indigeni (CONAIE) e il suo braccio politico Pachakutic furono essenziali alla mobilitazione di base che al suo culmine portò ai governi riformatori di Rafael Correa (2007-2017). Ma successivamente, in rapida accelerazione, a una loro divaricazione di vedute con scontro finale, aperto e violento.

La rottura ebbe una sua nobiltà. Non fu motivata da rivalità personali. Queste vennero dopo. A provocarla fu un conflitto d’interessi e di valori interno alle comunità indigene: tra quante di loro erano disposte a tollerare una certa disinvoltura di principio e amministrativa del governo nella gestione di una modernizzazione intensa sebbene parziale, perché beneficiate dalla creazione di strade, ponti, dighe, servizi vari e non ultimi posti di lavoro; e quelle che invece per diverse ragioni restavano (e restano) fedeli ai convincimenti etico-religiosi tradizionali di difesa dell’ambiente, dell’etica personale e pubblica. C’è – per chiamarlo in modo a noi più comprensibile – del luteranesimo senza Lutero nel profondo dei loro sentimenti.

Sbrigativamente, non manca chi li accusa di tendenze integraliste e fanatiche. Certamente gli indios hanno convinzioni molto profonde, altrimenti non sarebbero sopravvissuti a 5 secoli di emarginazione, aggrappati a montagne di 5-6 mila metri dove solo respirare è già un’impresa biochimica. Da attivi alleati, Correa li vide diventare irremovibili critici; da suoi ministri, avversari irriducibili capaci di riempire le piazze di proteste effervescenti. Ne fece carcerare a dozzine. Tra questi Yaku Perez, l’economista che Pachakutic ha presentato candidato a queste elezioni e per un soffio ha perduto il diritto ad andare al ballottaggio contro il favoritissimo Andrés Arauz, un fedele di Correa. A questo punto si capisce come a spuntarla sia stato Lasso, il terzo incomodo.

In Perù, comunque si concluda il prossimo ballottaggio, la presenza di ben 18 candidati in gran parte semi-sconosciuti ha portato a un estremo frazionamento dei suffragi, sufficiente di per sè a evidenziare la crisi di rappresentanza politica. Pesa ancora e molto nella memoria collettiva la disumana violenza di Sendero Luminoso, la guerriglia che negli anni Ottanta ha insanguinato l’interno rurale del Perù, giustificando una repressione militare non meno selvaggia. Né si sono rimarginate le ferite alla coscienza nazionale provocate dall’arresto per corruzione di ben 4 presidenti coinvolti nello scandalo Odebrecht e culminate nel suicidio di Alan Garcia, il più noto e prestigioso di essi.

Ce n’è abbastanza perchè molti commenti vi trovino spiegazione anche alla renitenza di una parte significativa del voto giovanile nella conurbazione di Lima, scenario soltanto 6 mesi addietro della clamorosa protesta studentesca di piazza che impedì il rovesciamento del governo legittimo. Da 20 anni il Perù è insidiato periodicamente da congiure di un’estrema destra guidata da Keiko Fujimori, che tenta l’impossibile per liberare suo padre, l’ex presidente Alberto, in carcere per imperdonabili delitti che vanno dal genocidio al traffico d’armi e alla corruzione, compiuti quando era capo di stato (1990-2000), prima dell’incauto ritorno dal Giappone in cui aveva trovato complice rifugio.

Ed è proprio Keiko che ancora una volta disputerà al secondo turno elettorale la massima magistratura dello stato al primo degli eletti domenica scorsa, Pedro Castillo, un laureato alla facoltà di Magistero divenuto il più combattivo sindacalista degli insegnanti. Quasi unanimemente, l’informazione americana lo presenta oggi come un rappresentante della sinistra. La storia personale ne fa nondimeno una figura meno definita. Poiché proviene da un passato di militanza neo-liberista e al deciso impegno rivendicativo per la propria categoria, fa ora corrispondere un’aperta contrarietà alla parità tra uomo e donna, al divorzio, all’aborto. Indica quanto meno ambiguità, che dal suo entourage spieghino queste chiusure con la necessità di non contrariare la parte meno evoluta del suo elettorato.

*da ildiavolononmuoremai.it, il grassetto è di nandocan

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Governo del Rinascimento

Marnetto ha gli incubi e profetizza sventure. Ma non c’è qualche anima pia nel PD o altrove che paghi questa benedetta liquidazione a Casaleggio? (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 13 aprile 2021 – Dalle stelle allo stallo. Casaleggio ricatta il Movimento: o mi pagate o i dati me li tengo ben chiusi dentro Rousseau. Conte schiva la questione, perché è venuto dopo. Grillo tace. Così uno dei più grandi soggetti politici degli ultimi anni rischia di consumarsi nell’attrito tra la forma piatta dell’uno vale uno e una piattaforma dell’uno vale tanto.Tutti guardano Conte e alla sua capacità di sintesi. Ma se non scende in campo Grillo, il nuovo Movimento non decolla

Serve una presa di posizione del garante nei confronti di Casaleggio per risolvere la vertenza. La soluzione è cruciale non solo per i 5 Stelle, ma anche per il PD di Letta. Che senza un’alleanza con i grillini in rotta rischia – alla prima sconfitta importante (Roma?) – di dover restituire il partito a Renzi, come la famosa campanella. E spianargli così la strada per l’inedito Governo del Rinascimento di FdI-PD-Forza Italia-Italia Viva, con Meloni Premier che vara leggi italianissime, Renzi agli Esteri libero di girare il mondo, B al neo-Ministero Frodi e Condoni e Draghi al Quirinale, impagliato nel suo silenzio dignitosissimo. (Scusate l’incubo).

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