Post in evidenza

Amo l’estate che non è più estate (00:52)

tramonto alla Giannella
Amo l’estate che non è più estate,

l’ombra vasta di un pino secolare,

l’azzurro cupo nell’acqua tranquilla

di una grotta nascosta in riva al mare.


il pianto di una tortora al mattino,

una pace improvvisa di cicale,

il ciabattare allegro di un bambino

con il secchiello in mano verso il mare.


Al tramonto i bagnanti contro il sole,

il chiasso della musica lontano,

la sabbia fresca e la risacca sola

che fa da sfondo alle nostre parole.

8 luglio 2020

Post in evidenza

Acciacchi ma…

Che sian gli dei o il cigolio del carro

a questa pena dannar la mia sorte

non avrò più la grazia del ramarro

che scivola sull'anca e se ne fotte.

Il mio destino è la zuppa di farro

con brodo di verdura e prugne cotte,

qualche goccia a placare il catarro

e un sonnifero a dar la buona notte.

Ma il viaggio è bello quand'è un po' bizzarro

anche se arriverò con le ossa rotte.

(tra altri ??? anni però)
   
8 maggio 2021

Articoli recenti:

Post in evidenza

Sul libero arbitrio

Dialogo con Elisa e con Massimo

ELISA Cerchero’, con poche frasi, di definire il libero arbitrio, come io credo sia ed esista. Immaginate di avere davanti a voi un foglio da disegno, e di cominciare, con una spugna, ad intriderlo d’acqua, finche’ non si appiccicherà al tavolo su cui state lavorando. Immergete un pennello nel colore rosso e passatelo a caso sul foglio. Cosa succede? Tutto si spande, si fonde, i contorni non si possono delimitare. Questo per me e’ l’arbitrio. Prendete ora un altro foglio, non bagnatelo, scegliete un colore che volete, guardate il foglio, il suo colore, le sue dimensioni. Quindi tracciate il disegno che volete: questo per me è il libero arbitrio.

Perché quel colore e non un altro?

FERNANDO Ho capito. Ma perché io vorrei quel colore e non un altro?

ELISA Per l’arbitrio: cioè per quell’insieme di informazioni e sensazioni che hai accumulato nella vita coscientemente vissuta.

FERNANDO Ma tu non dimostri affatto che informazioni e sensazioni dipendano da una sua libera scelta…Perche’ vuole tracciare quel disegno e non un altro? Io dico invece che dato il suo patrimonio genetico, l’ambiente e l’esperienza che ha vissuto, e’ molto improbabile – e non dico impossibile per evitare di essere stupidamente categorico – è molto improbabile che possa scegliere diversamente. La coscienza e’ una cosa, il libero arbitrio un’altra.

ELISA Per me la coscienza è il libero arbitrio. E’ ovvio che, ognuno di noi, crede di avere sufficiente coscienza, ma questo solo fino a che non si accorge di averne acquisita altra e cosi’ via. Per libertà di coscienza ognuno intende quella a cui e’ arrivato in quel momento, che certo non e’ quella a cui arriverà fra un po’, ma per intanto non lo può sapere.

FERNANDO Su questo convengo: ognuno penserà – sbagliando – di poter esercitare il libero arbitrio.

ELISA Dalla presa di coscienza si arriva alla libertà di scelta, dunque ad esercitare il libero arbitrio. Se invece non conosco non posso neppure scegliere, niente libero arbitrio.

FERNANDO Ma se conosco posso scegliere? Anche questo è da dimostrare.

MASSIMO Dunque, secondo te il vero motivo che determina l’azione starebbe al di fuori della coscienza e l’uomo, non potendone essere consapevole, si illude di essere libero senza mai esserlo veramente. Se pero’ questo motivo appartiene al regno dell’inconscio come si può dimostrarne l’esistenza? Si può essere convinti dell’esistenza di qualcosa solo quando si è in grado di percepirlo.

Mai sentito parlare di Freud?

FERNANDO Mai sentito parlare di Freud? Dopo un secolo di psicanalisi, e nonostante tutti i dibattiti aperti sull’argomento, mettere in dubbio l’esistenza dell’inconscio mi sembra un tantino “retro”. E’ stato accertato sperimentalmente che soltanto una minima parte di quanto e’ memorizzato dall’inconscio emerge, come la punta di un iceberg, alla superficie. E il più delle volte in modo camuffato, come accade nei sogni, all’interpretazione dei quali e’ dedicata infatti gran parte del processo psicanalitico.

FERNANDO Ma si tratta appunto di una speranza, destinata nella maggior parte dei casi ad andare delusa.

MASSIMO Per te, dunque, al di la’ di qualunque intenzione volontaria, al di la’ di qualunque terapia psicanalitica, esistono elementi che non possono mai essere portati alla luce, condannati ad essere avvolti nel mistero. Certo, è innegabile che eseguiamo giornalmente una gran quantità di atti automatici e che senza l’inconscio il cervello (o la mente) non potrebbe nemmeno funzionare. Vi sono pero’ fondate speranze di portare a coscienza, momentaneamente e in fasi successive, quegli elementi che di solito appartengono a una dimensione piu’ profonda e nascosta.

MASSIMO Per me esiste una differenza fra inconscio e inconoscibile. L’inconscio di cui parla la psicanalisi si puo’ accettare con fondamento, appigli percettivi ve ne sono eccome. L’esistenza stessa della psicanalisi è fondata sulla speranza di portare a coscienza determinati elementi inconsci.

FERNANDO Soltanto alcuni elementi e con molta fatica. Non ti insospettisce il fatto che anche a prescindere dalle rimozioni che avvengono a qualsiasi eta’, la conformazione decisiva del nostro cervello e’ avvenuta in un’epoca ( i primi mesi, i primissimi anni di vita) di cui non ricordiamo nulla o quasi?

MASSIMO Per me, comunque, il libero arbitrio esiste, ed e’ il prodotto della consapevolezza e del pensiero. Grazie ad essi mi si offrono piu’ alternative che se ne facessi a meno e dunque sono relativamente piu’ libero.

Non c’è un binario unico, i binari sono tanti e questa è la libertà oggettiva

FERNANDO Forse dovresti dire: mi sento relativamente piu’ libero. Anche per me la liberta’ esiste, ma in senso oggettivo. L’offrirsi di piu’ alternative e’ estremamente importante per consentire anche ad una volonta’ non libera di esprimersi nel modo piu’ coerente. L’immaginazione, la capacita’ di associare idee, il cervello umano funzionano al meglio in presenza del massimo pluralismo possibile. Per questo le liberta’ civili e politiche sono cosi’ importanti, per questo la loro assenza impoverisce la societa’.

Ma per ritenerti personalmente libero dovresti dimostrare almeno la probabilità che quella che consideri una libera scelta abbia avuto concretamente un’alternativa. Ci sono più alternative, è vero. Ma saresti davvero libero solo se, nonostante tutti i condizionamenti, tu potessi realmente e concretamente scegliere diversamente da come finirai per decidere… Provo a spiegarmi con una metafora: non c’e’ un binario unico, i binari sono tanti ma una serie di scambi azionati da controllori sconosciuti porteranno inevitabilmente il tuo treno su uno solo di essi…

MASSIMO Se sono cosciente del motivo alla base della mia azione posso scegliere se farmene determinare o meno. Seguendo la tua metafora, se sono cosciente che gli scambi obbligano il mio treno in una direzione che non voglio, vado nella “stanza dei bottoni” e modifico la situazione. Certo, dietro ogni volere si può celare una motivazione inconscia che tuttavia può essere resa conscia e assecondata al volere e cosi’ via all’infinito.

FERNANDO Il difetto di questo ragionamento sta nel fatto che tu distingui il tuo “volere” dalla sua causa inconscia, affermi che la causa inconscia del tuo volere puo’ essere resa conscia – cosa tutta da dimostrare, ma lasciamo perdere – per poi essere “assecondata” al tuo volere. Ma il tuo volere non esiste senza la sua causa inconscia.

MASSIMO Certo, tutto e’ relativo. Confrontato con “l’uomo dei binari”, “l’uomo dei bottoni” risulterà sicuramente più libero e se confrontiamo quest’ultimo con uno che può scegliere di viaggiare in macchina apparirà ancora confinato entro limiti ben precisi. Tuttavia il semplice fatto che possano esistere livelli diversificati di consapevolezza mi sembra sufficiente per parlare di libertà relativa.

FERNANDO Secondo me, l’”uomo dei bottoni” non sara’ piu’ libero dell’”uomo dei binari” se non nel senso che la presa di coscienza di quella determinata causa entrera’ a far parte della sua storia personale che determinera’ il suo comportamento successivo, arricchendolo di possibilita’ oggettive, non soggettive.

MASSIMO La mia ipotesi e’ che il cervello (o lo spirito) dell’uomo e’ infinitamente “elastico”. Solo questione di tempo ed esso potra’ portare a coscienza qualunque causa nascosta e fondare cosi’ sempre meglio il suo libero arbitrio. Perché poi non considerare positivamente anche una libertà relativa? Tutto e’ relativo, questo e’ valido per ogni cosa, dunque perche’ tenerne conto? Ritenere “vera” solo la liberta’ assoluta e’ come lamentarsi che l’uomo non puo’ sbatter le braccia e volare: a che serve? Per me dire che l’uomo possiede una liberta’ relativa e’ come dire che di fatto possiede la liberta’ ed il libero arbitrio, farei a meno di riferimenti all’assoluto.

L’errore di Cartesio

FERNANDO Ma certo, nessuno sano di mente pensa che, almeno su questo pianeta, possa esservi una liberta’ assoluta. Libertà assoluta sarebbe la capacita’ dell’uomo di autodeterminarsi “in toto”, ma mettiamola da parte, visto che non ci crediamo né tu né io. Intendiamo per libertà soltanto la libertà relativa, che presuppone comunque una capacità di autodeterminazione. Ad esempio: l’uomo e’ condizionato dall’istinto sessuale, ma con l’uso della ragione riesce a controllarlo o sublimarlo. Oppure: l’uomo e’ condizionato dalla sua ignoranza, ma può comunque scegliere in base al buon senso la soluzione che ritiene più valida.

E’ questo che intendi quando parli di liberta’ relativa, no? Resta il fatto che:

  1. Qualunque scelta implica una motivazione.
  2. In presenza di piu’ motivazioni, l’uomo sceglie necessariamente quella che, coscientemente o meno, “sente” come la più vantaggiosa o la meno rischiosa.
  3. Non esiste una volonta’ “pura” che possa prescindere da questo “sentire”. Ad ogni situazione, reale o immaginata, corrisponde la percezione, reale o immaginata, di un vantaggio o di un rischio per il nostro benessere, di una punizione o di una ricompensa.
  4. Poiche’ il nostro cervello ha memorizzato soprattutto durante la nostra infanzia e adolescenza ma poi anche successivamente le emozioni piacevoli o spiacevoli che hanno accompagnato le nostre esperienze di vita, e’ molto probabile che siano queste emozioni a decidere dei nostri comportamenti futuri. Ogni volta che i nostri ragionamenti richiameranno alla mente, direttamente o indirettamente, immagini o scenari associati a quelle esperienze. Argomento, questo, che puoi trovare assai meglio spiegato nel capitolo su “l’ipotesi del marcatore somatico” di Antonio Damasio (“L’errore di Cartesio”, Adelphi).

MASSIMO Insomma, tu non ammetti una relazione fra coscienza e liberta’.

FERNANDO Sono un incompetente e attendo lumi. Ti sarai accorto, mi auguro, che non e’ nella mia natura fare affermazioni categoriche. Se qualcuno e’ in grado di dimostrarmi che all’evidente capacita’ della mente umana di associare idee anche in modo imprevedibile – dunque non in modo meccanicistico – corrisponde l’intervento di una volonta’ allo stato puro per scegliere autonomamente un’alternativa piuttosto che un’altra, sono pronto a ricredermi. Non penso che l’uomo sia determinato soltanto dai suoi istinti, penso che la coscienza sia “efficace”, il fatto e’ che si tratta di una coscienza “formata”.

Se metto insieme il patrimonio genetico, il ruolo degli istinti, l’inconscio, l’esperienza dei primi anni di vita, l’educazione ricevuta, la cultura ambientale, ecc. e soprattutto se considero la capacita’ che hanno tutte queste pulsioni di mimetizzarsi alla superficie della coscienza mediante razionalizzazioni di ogni tipo, non posso che mettere in dubbio la sopravvivenza di una volonta’ allo stato puro e la trasparenza delle sue motivazioni.

MASSIMO Oh, finalmente l’hai detta la parola magica! Parli di una volonta‘ allo stato puro, una volonta‘ assoluta! E’ chiaro che, nonostante le tue negazioni, pensi ad una liberta’ assoluta! Lo credo bene che dopo la puoi negare con facilita‘!

FERNANDO Non mi riferisco a una “volonta’ assoluta” ne’ a una “liberta’ assoluta”. Mi riferisco al concetto di libero arbitrio cosi’ come e’ stato storicamente inteso da quanti lo hanno posto a fondamento della responsabilita’ morale. Mi riferisco, cioe’, al concetto di libero arbitrio come “capacita’ della volonta’ umana di autodeterminarsi”, sottraendosi in tutto o anche soltanto in parte (liberta’ relativa) ai condizionamenti di qualsiasi tipo: consci o inconsci, percepibili o non percepibili, fisici o morali, individuali o sociali, ecc.

La capacità di abolire i condizionamenti

MASSIMO Per me il problema della liberta‘ riguarda la capacita‘ umana di abolire i condizionamenti percepibili, che contrastano il nostro volere percepibile: questo non e‘un problema banale in quanto si tratta di un risultato difficile da conseguire e tu stesso appunto lo riconosci, considerando la coscienza “efficace”. E come vedi non c’è nessun bisogno, in questo caso, di tirare in causa il funzionamento del nostro cervello.

FERNANDO E invece questo bisogno c’è, eccome, se è proprio con il funzionamento del cervello che nasce, si forma il nostro volere. Sottrarci soltanto ai condizionamenti percepibili può bastare a farci “sentire liberi”, non basta per essere liberi, non basta perché si possa parlare di libero arbitrio. Spinoza, che pur non sapendo niente di inconscio e di psicanalisi era molto meno dubbioso di me, diceva che anche una pietra che cade, se fosse cosciente del proprio movimento e nel contempo lo desiderasse, si riterrebbe libera. Quando parlo di “coscienza efficace” intendo dire che la coscienza e l’uso della ragione possono rendere l’uomo piu’ libero dai propri istinti (quando la ragione non interviene solo per razionalizzare la vittoria degli istinti) ma non, ad esempio, dalla particolare educazione che ha ricevuto, dalla particolare cultura in cui e’ cresciuto, ecc. ecc.

MASSIMO Se diciamo che l’uomo puo‘ essere libero dall’istinto, allora dici che rimangono i condizionamenti culturali. Se diciamo che l’uomo può liberarsi dai condizionamenti consci, dici che rimangono quelli inconsci. Quali sono allora i condizionamenti che possono coesistere con la libertà relativa? Viene da pensare che per te non ne esistano.

FERNANDO Se il condizionamento fosse soltanto parziale, allora tutti i condizionamenti potrebbero coesistere con una liberta’ relativa. Ma io – come avrai certamente capito – tendo ad escludere un condizionamento soltanto parziale, dunque anche la libertà relativa. In altre parole tendo a credere che il condizionamento sia totale e che il procedimento decisionale abbia sempre uno sbocco obbligato, anche se imprevedibile a causa dell’enorme complessita’ del cervello umano.

MASSIMO Ipotizzando un essere che conoscesse tutti gli accadimenti universali, tutto sembrerebbe determinato in precedenza e dunque il libero arbitrio non risulterebbe altro che un’ìllusione. Un simile essere però non esiste, né è ipotizzabile (oppure è Dio). Ne consegue che noi, se accettiamo veramente la relatività, dobbiamo cessare di giudicare a partire dalle cause dei fenomeni. Se continuiamo a cercare le cause, e se esse sono inconscie, queste ci conducono a un regresso all’ìnfinito, cioe‘ alla conoscenza totale. Bisognera‘ allora definire la liberta‘ al contrario, a partire dagli effetti! Questo era cio‘ che intendevo parlando dell‘uomo dei bottoni rispetto all’uomo dei binari. Se a questo punto introduciamo nuovamente le cause che condizionano l’uomo dei bottoni, dimostriamo di non aver compreso che ora bisogna giudicare dagli effetti e non dalle cause.

Come funziona il cervello quando prende una decisione?

FERNANDO Non confonderai per caso la liberta’ con il ventaglio di possibilita’oggettive? Non c’e’ dubbio che se la ricchezza, la cultura, l’organizzazione sociale allargano il numero delle possibilita’, la scelta avverra’ in un ambito piu’ allargato, ma sara’ comunque quella – e quella soltanto – che la sua mente calcolerà come la più vantaggiosa e la meno rischiosa, così come fa un’ape quando sceglie il fiore su cui posarsi per suggerne il nettare. Ovvio che l’uomo e’ cosciente e l’ape no, ovvio che il cervello dell’uomo e’ infinitamente piu’ complesso, ma cosi’ come l’ape non si posera’ mai sui fiori che non danno nettare cosi’ l’uomo non decidera’ mai di sua iniziativa l’azione che non riterra’ nella sua scala di valori, consapevolmente o meno, la piu’ vantaggiosa possibile.

Insomma, la domanda che non puoi non porti per stabilire se ”esiste veramente il libero arbitrio” e’ questa: come funziona il nostro cervello quando svolge il ragionamento che precede la decisione? Certo, e’ importante che il ragionamento umano, per quanto non libero, possa tener conto di un ventaglio piu’ ampio di possibilita’. La scelta risultera’ certamente migliore. Per questo, come ho gia’ scritto, le liberta’ civili sono importanti.

MASSIMO E io insisto sull’esistenza di questo “libero arbitrio concreto”, quello al quale si riferiva Elisa quando affermava: “Dallo stato di presa di coscienza si arriva alla liberta’ (se non conosco non posso scegliere), da qui al libero arbitrio. Sembra facile vero? Be’, e’ facile! Il difficile sta nel togliere tutto quello che non serve: E’ come la gentilezza: e’ molto facile essere gentili, basta non essere arroganti, violenti, presuntuosi, prepotenti, con idee preconcette,ecc”.

FERNANDO E’ difficile, anzi impossibile, fintanto che non sei motivato a farlo. E quello che dovresti togliere e’ proprio cio’ che per il momento ti motiva a non togliere. Puo’ capitarti domani che un’esperienza nuova, un incontro, un’emozione – non dipende direttamente da te – modifichi qualcosa nel tuo inconscio o nella tua coscienza motivandoti ad essere meno arrogante e piu’ gentile. Va da se’ che intanto pero’ dovrai rispondere della tua arroganza, anche se non sei ancora in grado di eliminarla.

La responsabilità individuale non può essere fatta discendere dal libero arbitrio

La responsabilita’ individuale non puo’ essere fatta discendere dal libero arbitrio ed e’ importante perche’ concorre a motivare la volonta’ e quindi il comportamento degli individui in direzione del rispetto di alcuni valori importanti per la societa’ e per gli individui medesimi. Ma, da questo punto di vista, la societa’ deve essere ritenuta responsabile nei confronti degli individui almeno quanto gli individui debbono essere ritenuti responsabili verso la societa’ .

MASSIMO Anche per me quello della motivazione puo‘essere considerato ” il vero ” problema della liberta‘. Ma è qualcosa che si svolge sul puro piano spirituale, qualcosa a cui e‘ del tutto indifferente il funzionamento del cervello, sia esso condizionante o no per tale piano spirituale. Sostenere che cio‘ e‘ solo liberta‘ apparente in rapporto al funzionamento del cervello non mi sembra invece che ci porti da qualche parte, indipendentemente dal fatto che l’affermazione sia vera o falsa.

FERNANDO Credo che conoscere se stessi e quindi, per quanto possibile, il funzionamento del proprio cervello, sia invece importante. Credo che conoscere i limiti oggettivi della liberta’ nostra e altrui aiuti a far crescere la comprensione e la tolleranza, pur tenendo ferma la responsabilita’ morale e civile, indispensabili per la difesa sociale. Credo che ridurre l’ignoranza e accrescere la consapevolezza significhi creare le condizioni piu’ propizie a un uso sempre piu’ largo della ragione che ha fatto evolvere gli uomini dalle bestie

Post in evidenza

Poesia e giornalismo

Santa Fiora, 6 agosto 2020 – Sergio Zavoli, un grande giornalista e per me anche un maestro. Da tv7 ai servizi speciali del Tg….fino alla selezione dei nuovi giornalisti RAI. Quanti anni al suo fianco nelle stanze di Via Teulada. Un privilegio la sua guida e la sua amicizia.

Non era difficile volergli bene, anche se non sempre andavamo d’accordo. Per molti come per me poesia e giornalismo erano e sono difficili da tenere assieme, per lui no. E il grande, meritato successo della sua personalissima comunicazione, rigorosa e al tempo stesso “lirica”, riusciva a dimostrarlo. Con il commento come con le immagini.

A differenza di tanti colleghi di ieri e più ancora di oggi, magari anche professionisti di prestigio, sapeva e insegnava che in un buon servizio televisivo parole e immagini dipendevano le une dalle altre. Al punto di non poter essere comprese se non insieme.

Ma soprattutto Zavoli è stato uno dei pochi giornalisti a trovarsi sempre perfettamente a suo agio sia dagli studi radiofonici o televisivi sia stando dietro a una telecamera. O a una cinepresa, l’Arriflex, che a quel tempo si usava per le riprese. E la sua penna di scrittore si intonava perfettamente con quella bella, inconfondibile voce di “commosso viaggiatore”, come con affettuosa ironia lo avevano ribattezzato alcuni. Una voce destinata a restare per sempre sia nel nostro ricordo che nella storia della grande radiotelevisione italiana.

Post in evidenza

Πάντα Ρεί (01:33)

videopoesia
Tutto scorre.


La Verità non c’è
e quando c’è puoi dire già che è falsa.
Ognuno crede quel che sa e che vuole.


La teologia che indaga
con l’analisi logica il mistero
contraddice se stessa.


L’aldilà non esiste
e dalla morte
non vi è resurrezione.


La vita eterna è questa
in cui viviamo
né mai lasciamo
se non quando ella stessa ci abbandona.


Mistico è il solo modo di smarrire
la religione serbando la fede,
e la fede si svela nell’amore.


Tutto scorre. Ma niente va perduto.


20 giugno 2020
Post in evidenza

Se vuoi un mondo nuovo

Protesta a Napoli per l’ambiente

inizia a chiederti cosa sei disposto a perdere

Un titolo che può sembrare una provocazione nel giorno in cui giornali e tv, a cominciare dal Sole 24ore informano che l’Istat prevede nel 2020 una “caduta” per i consumi delle famiglie (-8,7%) a cui si accompagna anche “il crollo” degli investimenti (-12,5%), a fronte di «una crescita dell’1,6% della spesa delle amministrazioni pubbliche». Infatti è raro che a questi dati si aggiunga l’indicazione di quali consumi e di quali investimenti. Un po’ meno inutile è considerato chiarire di quali spese sarà gravato il bilancio della P.A. Ma nessuno dubita che consumi e investimenti hanno il sacrosanto dovere di crescere e la spesa pubblica diminuire. A dire come provvederà il mercato nel primo caso, lo scontro politico nel secondo. E’ questa la “normalità” che la pandemia ha sconvolto e a cui conservatori e “moderati” si illudono di ritornare. Molti altri invece, come Giuseppe Manzo nell’articolo che segue, pensano che l’ora di cominciare a scegliere per cambiare è arrivata, ed è questa (nandocan)

Il mondo non è quello di febbraio

***di Giuseppe Manzo, 7 giugno 2020 – Tutto è tornato come prima ma il mondo non è quello di febbraio. L’ondata di proteste in America e nel mondo per la morte di George Floyd ci dicono questo. Diritti, ambiente ed economia sostenibile sono i pilastri della domanda per un mondo nuovo. A Napoli si sono svolte tre manifestazioni su questi temi e le abbiamo raccontate su sudreporter. Ma è sufficiente la domanda di un mondo nuovo senza “l’uomo e donna nuovi”?

Il nostro rapporto tra i consumi e l’ambiente

A inizio ‘900 le grandi ideologie abbracciavano soprattutto la sfera del cambiamento umano come prospettiva ideale di costruzione della società e della propria esistenza. Chiedere uguaglianza, diritti e libertà significa praticare quei valori prima che enunciarli. Oggi c’è una distanza tra quello che si professa e ciò che si è. “Il Covid-19 ci cambierà”, si diceva. Non è proprio così. La rivendicazione di un diritto passa per la costruzione pratica di esso nelle relazioni umane, sociali, di genere. Il nostro rapporto tra i consumi e l’ambiente è parte del ragionamento e del problema quando si rivendica economia sostenibile.

Un altro mondo possibile

I regimi, autoritari o “democratici”, si rafforzano quando dai movimenti viene meno l’idea dell’ “Uomo nuovo” mentre si rivendica un altro mondo possibile. Basta guarda come sia naufragata l’amministrazione “rivoluzionaria” di De Magistris o ciò che doveva essere il “neo municipalismo” della democrazia partecipata con la città di Napoli che oggi è orfana di una direzione, soprattutto tra le fasce più deboli delle periferie.

Cambiare l’approccio culturale, politico e sociale

Si guarda alle proteste negli Stati Uniti senza tener conto che nel nostro Paese quella partita si gioca, in proporzione, in tanti ambiti: i braccianti sfruttati nelle campagne dal caporalato, le condizioni dei centri di detenzione e di accoglienza straordinaria, la forbice tra Nord e Sud che ha creato un divario enorme di risorse e di investimento pubblico. C’è una incapacità di fondo di mettere mano dentro la carne viva delle contraddizioni e c’è la difficoltà di cambiare veramente approccio culturale, politico e sociale.

Cambiare prima noi stessi e poi veramente le cose

Intanto le piazze si infiammano e si affacciano i nuvoloni oscurantisti di concezioni autoritarie e discriminanti che alimentano ingiustizia sociale. No, non sarà una manifestazione o una tornata elettorale a cambiare le cose. Bisogna capire cosa siamo disposti a perdere per cambiare prima noi stessi e poi veramente le cose.

Post in evidenza

Il ginocchio sul collo

Roma, 31 maggio 2020 – La rabbia contro la polizia esplode in tutti gli Stati Uniti, fino a lambire la Casa Bianca. Incendi, saccheggi e, naturalmente, sparatorie. Dalla Associated Press si apprende che ieri sera a Oakland, in California, un agente è rimasto ucciso e un altro ferito da colpi di arma da fuoco durante queste violenze. A Detroit, in Michigan, è stato ucciso un ragazzo di 19 anni, colpito da spari provenienti da un Suv.

All’origine delle violenze non c’è soltanto la prevedibile reazione degli afroamericani all’orribile fine di George Floyd. Come è noto, incurante dei suoi lamenti (“I can’t breathe”), un poliziotto lo ha ucciso premendogli il ginocchio sul collo per nove lunghi minuti. L’avevano arrestato poco prima per avergli trovata indosso una banconota falsa da 20 dollari. Non è, lo sappiamo, il primo episodio del genere. Ma la notizia di oggi è la sicura partecipazione ai disordini di gruppi di bianchi razzisti (o se preferite “suprematisti”), gli stessi che un mese prima avevano invaso, armi alla mano, la Camera dei Rappresentanti del Michigan.

Commentando questi quattro giorni di violenze l’ex vice presidente Joe Biden ne ha attribuito il ripetersi lungo tutta la storia americana al “peccato originale della nostra nazione”, la schiavitù. E quindi, possiamo aggiungere, il ginocchio di un bianco sul collo di un nero acquista un terribile significato simbolico.

Potrebbe accadere, come suggerisce l’editoriale domenicale del direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, che con l’aggravarsi delle diseguaglianze in seguito alla crisi economica provocata dalla pandemia si aggravino anche le tensioni razziali. E analoghe diseguaglianze mettano “a rischio la convivenza civile” non solo negli Stati Uniti, paventa Molinari, ma anche in Europa.

A conclusione, una lettera aperta inviata oggi dall’amico collaboratore Massimo Marnetto all’ambasciatore USA in Italia, Lewis M. Eisenberg.

Ambasciatore Lewis M. Eisenberg,    (tramite Ada Messia – CNN –  cnnroma@turner.com)
come molte cittadine e cittadini italiani, sono indignato per come viene umiliata la comunità afroamericana negli USA.  L’orrenda morte di George Floyd ha ricordato al mondo come il razzismo sia ancora una ferita aperta nel suo Paese. Purtroppo, devo dirle che il Presidente Trump non si sta mostrando all’altezza della gravità della situazione. Incitare i sindaci ad “essere duri” o minacciare i dimostranti con i “cani feroci” come facevano i latifondisti schiavisti del Sud è un errore grave. A meno che Trump non voglia incendiare il Paese, per poi proporsi alle imminenti elezioni come uomo di “legge e ordine”. Questa mia dura critica si rivolge anche a chi – tra gli estremisti afroamericani – saccheggia e incendia negozi, ma la miope politica di mancanza di istruzione e opportunità per le comunità più emarginate presenta sempre il conto.

Ambasciatore Lewis M. Eisenberg, questa è una nota di protesta che invio, tramite i corrispondenti della stampa estera, al Presidente Trump, affinché riveda radicalmente il suo atteggiamento e scelga la via della pacificazione. La rabbia della frustrazione si spegne solo con la giustizia. Con vigilanza democratica, Massimo Marnetto – Roma

Post in evidenza

Chi ha creato Dio

***Roma, 11 maggio 2020 – “L’io, ha scritto ieri Scalfari sul quotidiano La Repubblica, crea Dio e ne è a sua volta creato”. Temo di non essere d’accordo. Penso che questo Io inteso come una monade sia poco più che un’illusione della coscienza. Piuttosto è il noi che vive in ogni persona da prima della nascita fino alla morte e sopravvive anche a quest’ultima nel ricordo e nelle conseguenze della sua vita terrena. Se è vero che siamo condizionati biologicamente nel dna e formati culturalmente nella famiglia, nella scuola e più in generale nell’ambiente naturale e sociale del tempo in cui viviamo. E badate, non è un’ovvietà’ e neppure si tratta di filosofia o di socialismo. Da Cartesio e Kant, prima a Freud e più recentemente a scienziati come Edelman e Damasio, ne è passata di acqua sotto i ponti.

Con quanto abbiamo appreso dalle neuro scienze anche il “libero arbitrio” risulta quanto meno molto ridimensionato. Se la società non può e non deve fare a meno di appellarsi al senso di responsabilità, sappiamo tutti che si tratta di una responsabilità oggettiva assai più che soggettiva, tanto da richiedere, in condizioni di vita diverse, un’educazione ed eventualmente una “rieducazione”.

Tornando alla frase di Scalfari, ci pare di poter dire che non è l’io ma “il noi” che crea Dio o meglio gli dei e ne è a sua volta creato e condizionato. Gli dei come le ideologie e in generale qualunque scelta che, coscientemente o meno, la conservazione del nostro equilibrio interiore ci induce a fare. Nel bene e nel male, anche quando l’individuo, non riconoscendosi come persona, si ritiene non credente e ateo. Così la pensiamo noi che abitiamo nel cervello di Fernando Cancedda pur sapendo che né questa nostra, né quella di Scalfari o di Papa Francesco o di chiunque altro è la Verità. In my (our) humble opinion.

Siamo tutti credenti

Ciò che non siamo, ciò che non sappiamo.

Dal buio del reale

ognuno si protegge con la fede,

tastando con le mani

un angolo, uno spicchio

e deducendo

da quello una visione universale.

La verità nessuno che ce l’abbia,

ma ognuno potrà dire con certezza:

io sono verità, vita, percorso.

Accade raramente

che un lampo venga a illuminar la scena

e il tuono annunci una rivoluzione.

Post in evidenza

Maledetta pandemia

Ma ci son giorni, questi,

che navigo felice lungo un fiume

ascoltando la musica dei passi

da un capo all’altro dello spazio tempo

di un andante con moto in corridoio

incrociando il tinello e la cucina

la camera da letto e poi lo studio

dove regno la sera e la mattina

accogliendo e mandandone ambasciate

oltre il confine delle strade vuote

di questa maledetta pandemia.

24 aprile 2020

Post in evidenza

L’occasione del virus

Roma, 8 aprile 2020 – Non manca, in queste settimane di necessaria sospensione della cosiddetta normalità, chi paventa un futuro catastrofico per le sorti della democrazia. Il prevalere di sovranismi e dittature porterebbe alla sconfitta definitiva dell’ideale europeo e al trionfo ovunque dei populismi di destra. E invocano come sempre il “pessimismo della ragione”.

Eppure soltanto qualche settimana fa ci rallegravamo per le piazze affollate di popolo che dimostravano la volontà di una democrazia rinnovata dalla partecipazione dei cittadini. Eppure anche i sondaggi danno in calo il consenso popolare a chi chiedeva in Italia i “pieni poteri”.


Io credo allora che questa interruzione senza precedenti di un vecchio modo di vivere e di governare offra anche l’occasione per ripensarlo e correggerlo. Credo, anzi voglio credere che il mondo potrebbe essere decisamente migliore, perché nessuna crisi mondiale come questa sta dimostrando il fallimento completo del capitalismo neoliberista.

Anche i meno preparati hanno potuto toccare con mano come il benessere individuale sia dipendente dal bene comune e la libertà individuale dalla solidarietà. Con maggiori investimenti pubblici nella sanità e nella scuola, nell’economia digitale come nelle energie alternative, il vantaggio comune non dovrà contare meno del profitto dell’impresa privata.

Le conseguenze dei tagli alla sanità dovrebbero aver chiarito a tutti che tocca alla politica guidare l’economia e non viceversa. E un po’ più di fiducia nel senso di responsabilità dei lavoratori aiuterebbe la sinistra a recuperare il consenso perduto.

Perciò, cominciando da subito, se di fronte alle maglie “troppo larghe” del decreto governativo i sindacati chiedono di avere voce in capitolo su che cosa va ritenuto o non ritenuto essenziale delle produzioni e delle attività in cui sono impegnati, diamo loro la nostra solidarietà.

Post in evidenza

Sorella aria (00:54)

Laudata sia Natura

per il dono che fa dell’aria pura.

L’aria che vivo, l’aria che respiro,

il primo dono avuto con la vita,

l’ultimo che godrò quand’è finita.

Respiro dunque sono

nel profumo e nel suono

quando dal petto vibra la mia  voce

o nell’udito mi sorprende il tuono.

Respiro dunque sono

 nel lamento

che viene con la musica del vento,

quando nell’aria fresca della sera

stormiscono le foglie in primavera.

26 marzo 2020

Post in evidenza

Pensare al vento (01:08)

Con i piedi per terra ho camminato

tutta la vita e con la testa al vento

delle parole che il tempo mi ha dato.

Come il cieco si appoggia ad un bastone

penso con quelle e la chiamo “ragione”

ma è quasi sempre solo un sentimento.

La tentazione c’è di rifluire

nello spazio confuso del sentire,

la sintassi ignorare del pensiero

e del presunto che è dato per vero.

La tentazione c’è di abbandonare

lo scambio incerto di parole avare

per affidarsi al gusto di avvertire

la sobrietà del vivere e morire.

11 marzo 2020

Post in evidenza

Per una Costituente della Terra

Roma, 24 febbraio 2020 – Una costituente per la Terra. Per ora soltanto un’associazione, l’avvio di una Scuola. Ma l’hanno fatto, l’abbiamo fatto. Venerdì 21 febbraio, nella splendida cornice della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Oltre 200 i promotori, fra cui personalità di prestigio come Raniero La Valle, Luigi Ferraioli, Valerio Onida, Adolfo Perez Esquivel, il vescovo Nogaro, Paolo Maddalena. Ma non è un ‘iniziativa di élite. Del resto chi di noi, tra il popolo di sinistra, credenti e non credenti, comunque toccati dai ripetuti inviti di Papa Francesco ad un nuovo modo di pensare la Terra e l’unità nella diversità dei suoi abitanti, chi di noi non ha pensato, davanti all’ondata recente di sovranismi e di razzismi per non dire di qualche rigurgito di nazifascismo, che in un un mondo globalizzato la difesa dei diritti umani dal privilegio e dall’arroganza dei pochi esige necessariamente il superamento politico e non soltanto economico degli Stati Nazione?

 E’ stata la stessa direttrice della Biblioteca Paola Paesano a introdurre l’incontro di venerdì mettendo in connessione “una scuola, una biblioteca, un’idea”. 

E’ stato poi il primo fra gli ideatori di questo progetto culturale e politico, il  giornalista ed ex senatore Raniero La Valle, a spiegare le ragioni di una Scuola che – ha precisato – è anche un’antiscuola, perché il suo scopo non è quello di insegnare o imparare un pensiero già noto, ma di suscitare un nuovo pensiero a cominciare dal pensiero politico dell’unità del popolo della terra. Ma è toccato all’altro promotore principale – il professor Luigi Ferraioli, giurista ed ex magistrato, ma anche il più importante allievo di Norberto Bobbio, autore di centinaia di saggi sulla democrazia nel diritto – il compito di spiegare  le motivazioni e la praticabilità, anche dal punto di vista giuridico, di  una  Costituente e di una Scuola per elaborare e diffondere il pensiero fondante di una “Costituzione della Terra”. E a questa spiegazione, sia pure ridotta ai minimi termini per consentirne la visione agli internauti più frettolosi, ho dedicato la gran parte del video.

Nella Scuola appena inaugurata verranno dunque affrontati e riesaminati, in aule scolastiche autentiche come in quelle virtuali del web, temi come le nuove frontiere del diritto, il superamento del neo liberismo, la liberazione di un lavoro oggi ridotto a merce e oggetto di dominio, l’enciclica  “Laudato sì” e l’ecologia integrale, il principio femminile come categoria per la rigenerazione del diritto, la critica delle culture ricevute, come passare dalla dialettica degli opposti all’armonia delle differenze, dalle culture di dominio e di guerra alle culture della liberazione e della pace. E tanti altri.

 

 

 

 

Post in evidenza

Meglio fare l’amore (0:48)

“Fai rumore” è il titolo della bella canzone di Diodato che ha trionfato ieri sera al Festival di San Remo. Ma lo spunto per questa videopoesia viene piuttosto dalla straordinaria esibizione, nella seconda serata del Festival, di Roberto Benigni, che commentava  una pagina biblica di duemila anni fa, il Cantico dei Cantici, come “la canzone delle canzoni” e delle canzoni d’amore in particolare. I miei versi sono dunque un invito a “fare l’amore” piuttosto che a “fare rumore”. Ovvio che la ballata di Diodato non perde niente per questo della sua suggestione romantica.

Post in evidenza

La casa del silenzio (01:03)

La casa del silenzio

è la cima di un monte senza strade 

dove il sole riposa nella notte 

e niente vale a disturbarne il sonno. 

Solo al mattino 

da quel silenzio nasce la parola  

che il vento dello spirito diffonde  

alla natura intorno,  

al fruscio delle piante, 

al mormorio dell'acque, 

ai versi degli uccelli  

e giù alla valle,  

che la parola spegne nel rumore.

 

Post in evidenza

Natale al Castello (03:51)

Roma, 2 gennaio 2020 – Migliaia di visitatori anche quest’anno a Bracciano per “Il presepe vivente degli Orsini”. L’ultima replica è attesa per il 6 gennaio, con l’arrivo dei Re Magi. Fra le torri del Castello Odescalchi, uno dei più belli di Europa e del mondo, oltre 200 figuranti inviati dalle associazioni storiche di diverse regioni italiane si aggiungono ai volontari della cittadina in costume medievale e rinascimentale  per dar vita in queste giornate di festa ad una spettacolare rievocazione storica, ambientata nell’anno del Signore 1481.

 

Post in evidenza

OM

 

Non so a qual dio ma grato sì alla vita
per gli sguardi donati alla bellezza
e le carezze a un’anima ferita
quando si arrende a quella dolce brezza
che placa le parole in un sospiro
e nel sorriso scioglie la tristezza.
A questa pace meditando miro
come tra il sole e l’ombra in primavera
e pioggia lieve a benedir la sera.

31 Dicembre 2019

Post in evidenza

Dal treno (video 00:29)

Al monotono ritmo dei binari

si dilegua una vista di fugaci apparenze.

Ricamate di nebbia mattutina

sfumano nel passato le colline:

sono e non sono,

sono e non sono…

Fuori passa l’inverno. Qui sul treno

timido il sole mi accarezza il viso.

(Firenze-Roma 2 gennaio 2014)

Post in evidenza

La sconfitta del mondo (videopoesia 01:16)

  • La sconfitta del mondo documentata oggi dal dramma dei migranti, perché coincide con le cause strutturali delle loro partenze forzate: impoverimenti, fame, penuria di acqua, di terra, di lavoro, di abitazioni, oppressione, violenza, guerre, disastri ambientali e climatici. E al tempo stesso con il fallimento della nostra cultura,  l’inadeguatezza della nostra politica e della nostra economia, morale e religione. Con la nostra disumanità.(nandocan)


Inaugurata da Papa Francesco nella scorsa Giornata del Migrante, una scultura in bronzo ed argilla dell’artista canadese Timothy Schmalz raffigura un barcone con a bordo 140 migranti di varie epoche e paesi di provenienza, dagli indigeni sudamericani agli ebrei perseguitati dal nazismo fino agli africani di oggi che fuggono dalle guerre e dalla fame. Il titolo è lo stesso di una mia breve poesia di qualche mese fa sul medesimo tema, che oggi ho trasformato in questo video, il commento musicale elettronico è stato da me composto con il software GarageBand di Apple.

 

Post in evidenza

Quella storia della salvezza (Dordrecht) – video 03:34

Dordrecht, la più antica città dell’Olanda anche se meno nota di altre al turismo internazionale. La chiesa gotico brabantina di Nostra Signora. Una chiesa fra tante, direte. Invece no perché è proprio qui che quattro secoli fa venne solennemente proclamata la dottrina della predestinazione. Dal novembre del 1618 al maggio del 1619, ventotto teologi delegati dalle chiese protestanti di tutta Europa disputarono e riaffermarono contro gli eretici arminiani, i cosiddetti rimostranti, che l’umanità si salva unicamente per la grazia di Dio e non anche, come sostenuto dai cattolici e da altre confessioni, per le opere buone compiute nel corso della vita terrena. Quanto una disputa religiosa come questa contasse anche politicamente, sia pure spesso come alibi, nel rapporto tra i principi e gli Stati di allora lo abbiamo tutti imparato a scuola dai nostri libri di storia. In quello stesso anno 1618 ebbe inizio la guerra dei trent’anni, la più sanguinosa delle cosiddette guerre di religione. Accompagnata da peste e distruzioni, contò molti milioni di morti.

Quattro secoli dopo…Le guerre di religione ci sono ancora purtroppo, ma scoppiano altrove. Anche un importante avvenimento storico come quello non basta più a incoraggiare il turismo. Così la città provvede egregiamente con altre iniziative come l’originalissima mostra sul pesce nella pittura che si è conclusa con successo nelle scorse settimane.

Post in evidenza

Due Novembre (videopoesia 00:56″)

Amore e bicicletta immortalati

sulla soglia di un parco

ma più vivo è quel ramo che si spoglia.

Resiste invano l’uomo al suo destino

di obbedienza al futuro,

né sa quale orizzonte è dietro il muro.

La vita gioca sempre con la morte

e nessuna guadagna la partita.

Così la foglia secca che si lava

alla pioggia d’autunno

cade nel fango a generare, ignara,

nuova esistenza.

2 novembre 2019

Post in evidenza

LA SCOMMESSA PERONISTA E’ SALVARE L’ARGENTINA

***da Livio Zanotti, 28 ottobre 2019 – C’è troppa ideologia e poco senso della realtà nel domandarsi se ora che stravinte le elezioni sarà il nuovo capo dello stato, Alberto Fernandez, a dettare la linea politica; o non prevarrà invece quella della sua vice, Cristina Fernandez de Kirchner, già vice di suo marito e poi presidentessa, più che nota per il suo irrefrenabile temperamento, moltiplicatore d’una dichiarata e praticata inclinazione per personalismi e soluzione radicali. La drammaticità della crisi argentina è tale da averle almeno finora imposto una drastica dieta oratoria. Che pone ulteriormente in risalto la cauta fermezza dei calibratissimi interventi del presidente eletto.

 

I quasi 12 milioni e mezzo di voti raccolti (48 e spicci per cento) contro i 10 milioni e mezzo (40 e spicci per cento) dell’uscente Mauricio Macri confermano tanto la popolarità di Cristina e la solidità del suo zoccolo duro elettorale, quanto la capacità e il fiuto politico di Alberto Fernandez, autore di una riunificazione della tellurica galassia giustizialista che appena un anno addietro nessuno credeva possibile. E’ un fronte che ha conquistato anche le amministrazioni locali più rilevanti, a cominciare da quella della provincia di Buenos Aires, di gran lunga la più ricca e popolata del paese, oltre alla maggioranza legislativa in almeno una delle due camere del Congresso nazionale. 

 

Non sembra retorico né circostanzialmente accattivante il presidente eletto, quando dopo le inevitabili asprezze della campagna elettorale che comunque s’è svolta in modo sostanzialmente ordinato in un paese che precipitava verso la povertà e il rischio d’un nuovo default, ricorda anche agli avversari la necessità di misurarsi con la drammaticità e l’urgenza della crisi. Persino prima di rivolgersi con una richiesta di disponibilità solidale a tutte le altre forze politiche e più ancora alla società civile, agli imprenditori, alla classe media che in misura rilevante non lo hanno votato, all’opinione pubblica tutta. Sapendo gli uni e gli altri che i prossimi mesi richiederanno sacrifici anche a quanti -e sono la grande maggioranza dei 45 milioni di argentini- già da tempo sono costretti a una rinuncia dopo l’altra.

 

Malgrado un indebitamento che ormai s’avvicina complessivamente al cento per cento del prodotto interno lordo (basti pensare ai 56 mila milioni di dollari presi in prestito stand-by un anno fa dal Fondo Monetario Internazionale), nelle casse del banco centrale le riserve sono al minimo. Inflazione e svalutazione hanno divorato il potere d’acquisto delle retribuzioni. Ventimila imprese, soprattutto ma non esclusivamente piccole e medie hanno chiuso per mancanza di credito. La produzione industriale è scesa dell’8,1% negli ultimi 12 mesi, quella dell’auto del 26,4%. La disoccupazione sfiora l’11%, la povertà si avvicina al 36%. Recuperare tante energie perdute è un’impresa che non consente distrazioni e meno ancora rivalse o vendette.

Non si vede molto spazio per una conflittualità tra i due Fernandez. Di sicuro non nel primo anno. Avranno entrambi piuttosto bisogno di alleati, a cominciare dall’ex ministro economico di Nestor Kirchner, Roberto Lavagna, terzo arrivato nella consultazione di ieri con qualcosa oltre il 6%. Dovranno con ogni probabilità inventarsi come riuscire a tassare l’export agricolo, unica via percorribile per reperire rapidamente la valuta pregiata indispensabile alla contenzione della piazza e a un minimo di ripresa produttiva. Senza rinnovare lo scontro che nel 2008 paralizzò il paese per 129 giorni, avviandolo alla frattura sociale che ha prima consentito a Macri di sostituire Cristina alla Casa Rosada, ma poi travolgendone la fallimentare politica neoliberista con il voto di ieri.

 

Un vero e proprio programma del prossimo governo non si conosce. Quanto populismo conterrà lo vedremo. Ma leggerlo fin d’ora come sovranismo, è una semplificazione di maniera molto vicina allo stereotipo, al pregiudizio eurocentrico. L’Argentina (l’America Latina tutta) si trova a dover coniugare una duplice realtà: la propria, determinata dall’incompiutezza dello sviluppo economico-industriale, dunque bisognosa di protezionismo (a cui -come vediamo già da qualche tempo- fanno ricorso persino le massime super-potenze), per sostenere occupazione e mercato di consumo interno; e quella della globalità contemporanea egemonizzata dall’economia finanziarizzata, da cui dipendiamo tutti. Non ha grande libertà di scelta.

 

Livio Zanotti

Ildiavolononmuoremai.it

Post in evidenza

Giornalismo da ieri al futuro (00:13:06)

Sergio Lepri, giornalista e saggista, storico direttore dell’Agenzia ANSA che ha guidato per quasi trent’anni, ha festeggiato il 17 ottobre scorso i suoi cento anni con gli studenti del Liceo classico “Terenzio Mamiani” di Roma. Nel corso di una lezione nell’aula magna dell’Istituto, ha ripercorso con straordinaria vivacità intellettuale e sguardo  critico e ironico ma aperto a tutte le novità sia la sua avventura professionale che quella del giornalismo italiano (e non solo)  dall’immediato dopoguerra ad oggi senza trascurare rischiose prospettive future, dalla nascita di un’opinione pubblica fondata sull’enfasi dei titoli piuttosto che su un’informazione corretta e imparziale alla possibile “fine della mediazione giornalistica”   che almeno in parte compensa ancora l’inaffidabilità delle fake news su internet. A nome dell’associazione Articolo 21, che ha promosso l’iniziativa in collaborazione con la preside Tiziana Sallusti, il collega Renato Parascandolo lo ha presentato a una folta platea di alunni delle classi superiori. Ma questo video è anche il mio personale omaggio a un grande giornalista che ho conosciuto e letto a Firenze quando avevo ancora  l’età di quegli studenti e un a decina di anni dopo sono entrato come praticante in quel “Giornale del Mattino” che aveva avuto lui come redattore capo nel quotidiano diretto da Ettore Bernabei. Grazie della tua lezione, caro Sergio, e ancora tanti di questi giorni..

Post in evidenza

Markthal Rotterdam

Rotterdam, ottobre 2019 – Se passate da Rotterdam non perdetevi lo spettacolo di Markthal, uno straordinario mercato alimentare alto quaranta metri e vasto come un campo di calcio, 95 metri quadri di bancarelle e negozi, ristoranti e birrerie, dove sarete avvolti da un gigantesco, coloratissimo murale raffigurante i prodotti in vendita all’interno.

&nbsp

Post in evidenza

Dal cielo sopra l’Olanda (02′:10”)

Non capita spesso di volare in un cielo così limpido e sgombro di nuvole sopra le terre e le acque dei Paesi Bassi, sulla geometria policroma dei campi e dei canali alternata al mosaico dei tetti e delle strade. Magari ripensando il paesaggio disegnato dai pittori fiamminghi e domandandosi perché quelle file di pale eoliche paiono meno attraenti dei mulini a vento di quattro secoli fa.
Nel video, gli anti scenari dipinti si alternano come fantasmi a quelli inquadrati dal finestrino dell’aereo. Sono quadri bellissimi esposti al museo di Dordrecht in una originalissima mostra sui pesci nella pittura. Il commento musicale è tratto dall’Allegro della sonata n.2 op.5 di Arcangelo Corelli. Una mia breve poesia introduce e conclude la breve sequenza.

Perché poi immaginare/in cielo il paradiso/se non per consacrare/l’eredità del bello/che la vita ha lasciato?

 

Post in evidenza

Passaggio ad Arles (02:55)


Nell’arena di Arles, città capoluogo della Provenza, il toro insegue una ventina di giovani scalmanati vestiti di bianco che a turno cercano di strappargli una piccola coccarda fissata alle sue corna. Sulla piazza principale si fa musica all’aperto, un cartello annuncia un’importante mostra fotografica, mentre all’uscita della Cattedrale e dall’Hotel de Ville si festeggiano due matrimoni. Un passaggio veloce (2’55”) non consente altro. Buona visione.

Post in evidenza

Mistero eloquente

Cerco

nel bianco e nero della mia memoria

il senso di una storia

e di una vita,

la sequenza infinita

delle occasioni avute

e di quelle afferrate,

godute e poi svanite

nell’eloquenza muta del mistero,

dove tutte le vite,

vissute e poi smarrite,

conversano tra loro nel pensiero.

 

***15 luglio 2019

Post in evidenza

Social, non social

Piace e offende

il buon selvaggio che addenta la mela

ostentando il suo rutto di piacere.

Piace e offende

come il tornare indietro alle maniere

di un branco non ancora società.

Madama Civiltà,

che insegnava a sbucciare le parole

come la frutta

ormai tace e si arrende.

Anche la scuola non ci fa più caso.

Pertanto il buon selvaggio

ammicca sghignazzando in un messaggio:

fossimo noi ad aver la puzza al naso?

***13 luglio 2019

Post in evidenza

Prologo

Amo il silenzio delle mie parole

nell’incanto notturno del pensiero

che si affaccia dal sogno

e componendo va la musica dei versi

fino al ritorno di una voce amica

che dica il quando e il come della mente.

A lei dono quei versi e a chi li ascolta.

 

***12 giugno 2019

 

(Nella foto un particolare del dipinto di Max Ernst “La realidad es un collage”. A quanti apprezzano le mie poesie l’omaggio di un piccolo ebook , intitolato “Pensando in versi (1988- 2018)” che può essere scaricato liberamente e senza pubblicità cliccando su www.nandocan.info)

Post in evidenza

Schianta la Storia

Schianta la Storia e cade, come il ramo
da un tronco antico rotto alle tempeste,
monumento del bosco che più amo.
All’ombra sua fiorivano le feste
e alla musica dolce dei fringuelli
ignare danze lieti ballavamo.
Eppure di quel tronco sapevamo
che  a quel suono marciavano gli insetti
divorandone il legno piano piano.
Ora che cade sulle nostre teste
li vediamo fuggire, poveretti,
ai nostri piedi e noi li calpestiamo.

6 giugno 2019

Post in evidenza

Keukenhof. Dove regnano i tulipani (02:44)

Con i suoi 7 milioni di fiori piantati ogni anno, Keukenhof è il parco di primavera più grande e più bello del mondo. Trentaquattro ettari di aiuole e serre meravigliosamente curate dove si possono ammirare non solo tulipani (quattro milioni) ma giacinti, narcisi, orchidee, rose, garofani, iris e molti altri fiori che all’ombra di grandi alberi, circondati da corsi d’acqua, offrono uno spettacolo indimenticabile di colori e profumi. Si trova a Lisse, nel cuore della regione dei bulbi tra Amsterdam e L’Aia e dal 21 marzo al 19 maggio è aperto tutti i giorni. Questo video è stato da me registrato con una videocamera Sony alla fine del mese scorso (Aprile 2019) e dura 2’45”.

Post in evidenza

Le anime di sabbia (02:52)

Roma, 11 aprile 2019 – L’antico, magnifico castello sul mare di Santa Severa ospita fino al 14 aprile la mostra di un singolare scultore romano, Alberto Ricci, il primo al mondo a creare sculture solide con la sabbia utilizzando materiali idonei a renderla compatta. Ha scoperto e ideato queste sculture nelle fonderie dove realizzava i suoi lavori in bronzo, le une come gli altri esposti nella mostra. Le opere in “sabbia scolpita” sono state modellate con la lima e sembrano avere la consistenza di una roccia sedimentaria. E in questi piccoli capolavori si possono ammirare gli effetti sorprendenti ed inusuali che le minuscole particelle di sabbia riescono ad offrire accanto alla meraviglia di riconoscere in esse quelle immagini che la fantasia del vento avrebbe potuto operare nel tempo.

Il video si conclude con una breve poesia da me scritta per l’occasione. Ecco il testo:

Siamo anche noi delle anime di sabbia

dono d’amore della terra all’aria

e dell’acqua alla terra

come i nostri castelli di fanciulli

abbandonati all’energia del vento

Morto all’età di 60 anni nel 2003, Alberto Ricci aveva già avuto modo di fare apprezzare la genialità delle sue creazioni in Italia e all’estero. In un manifesto esposto alla mostra, datato 1965, aveva anche indicato le idee a cui si è ispirato nelle righe che seguono:

Energia  “essenzialismo”. l’arte non morirà. Ogni essere, persona, tempo, sentimento, materia, mondo, universo, infinito…. Il tutto è subordinato ad essa: energia. L’arte è energia qualsivoglia. Ora io dico per quanto sopra descritto che l’energia è e rappresenterà il fulcro di ogni cosa. Quindi una scultura o pittura che si voglia fare ha sempre una sua caratteristica, propria di ogni persona che abbia potenzialmente acquistato una certa energia, infatti ogni essere che nasce e vive nel suo tempo acquista sin dalle origini un suo preciso timbro. E tutto ciò aumenta approfondendo esso. L’opera è sempre un’invenzione continua e valida, ciò che diventa sia la propria essenza. Ogni epoca avrà una precisa caratteristica affinché i figli, che sono di quel tempo, le opere li rappresentano. Per queste mie vedute e pensieri, emano, io  Alberto Ricci, il movimento universale “Energia dell’Essenzialismo”, in Roma fulcro, apice di tutto ad essa.

Post in evidenza

La sconfitta del mondo*

Cammina sulle acque

la sconfitta del mondo

ora sfidando

la presuntuosa gotica certezza

di verità consunte

e magnifiche sorti e progressive.

La vediamo affondare

nel gorgo secolare

del pregiudizio.

Aspettando la Storia.

***11 marzo 2019

 

  • La sconfitta del mondo documentata oggi dal dramma dei migranti, perché coincide con le cause strutturali delle loro partenze forzate: impoverimenti, fame, penuria di acqua, di terra, di lavoro, di abitazioni, oppressione, violenza, guerre, disastri ambientali e climatici. E al tempo stesso con il fallimento della nostra cultura,  l’inadeguatezza della nostra politica e della nostra economia, morale e religione. Con la nostra disumanità.

Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici

da Remocontro, 29 luglio 2021

È iniziato martedì, in Vaticano, un processo che non ha precedenti storici: a giudizio il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Per la prima volta un cardinale sarà giudicato da laici, nel procedimento sul più grosso scandalo finanziario recente del Vaticano. Mai prima d’ora, in epoca moderna, un cardinale era comparso in un processo se non davanti a suoi pari, e cioè ad altri cardinali

Speculazioni immobiliari con truffa

Becciu è accusato di peculato, abuso d’ufficio e subornazione, cioè l’offerta di denaro a un testimone per manipolarne la deposizione. Al centro del processo l’acquisto di un palazzo, ex grandi magazzini Harrods, in Sloane Avenue, a Londra, pagato molto di più del suo effettivo valore. Questo e altri investimenti sospetti che, secondo l’accusa, sarebbero stati effettuati o coperti da Becciu utilizzando soldi provenienti dall’Obolo di San Pietro, il fondo fatto di piccole e grandi donazioni che i fedeli affidano al Papa (in realtà alla Segreteria di Stato vaticana) per opere di carità.
Con Becciu sono a processo altre nove persone, personale ecclesiastico e laico della Segreteria di Stato e dirigenti della Autorità di Informazione finanziaria (l’antiriciclaggio vaticana), oltre a personaggi del mondo della finanza internazionale.

Motu Proprio di Papa Francesco

Era stato Papa Francesco il 30 aprile, a stabilire che anche cardinali e vescovi possano essere processati dal tribunale ordinario, composto da giudici laici, con l’assenso del Papa. Prima venivano giudicati solo da una giuria composta da altri cardinali. La sintesi delle accuse da parte della sala stampa vaticana: «Le attività istruttorie, svolte anche in numerosi paesi stranieri (Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo Slovenia, Svizzera), hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre».
«L’iniziativa giudiziaria è direttamente collegabile alle indicazioni e alle riforme di Sua Santità Papa Francesco, nell’opera di trasparenza e risanamento delle finanze vaticane».

L’Obolo di San Pietro

Un’indagine che i magistrati vaticani sulla destinazione effettiva dei fondi dell’Obolo di san Pietro, che viene raccolto in tutte le chiese il 29 giugno, giorno di San Pietro e Paolo. Una somma che negli ultimi anni è costantemente diminuita fino ad arrivare a circa 45 milioni di euro. Gli uomini della finanza vaticana investono dove pensano logicamente di poter trarre maggior guadagno. I soldi, frutto di quegli investimenti speculativi, assieme a quelli dell’investimento iniziale, servono sì a opere di carità decise direttamente dal Papa. Ma soprattutto, per la maggior parte, vanno a ripianare il deficit delle finanze vaticane e a mantenere la mastodontica macchina della Chiesa universale, dagli uffici dei cardinali alle nunziature in ogni parte del mondo, fino ai vari dicasteri.
Dietro alcune operazioni di investimento la magistratura vaticana aveva iniziato a intravvedere possibi reati gravi come truffa e corruzione.

Operazioni ad alto rischio e peggio

L’operazione su cui i magistrati del Vaticano hanno posto maggiore attenzione è l’investimento nel fondo Athena Capital Global Opportunities Fund del finanziere Raffaele Mincione. La società finanziaria, oltre ad acquistare l’edificio, utilizzò il denaro per operazioni ad alto rischio, tra cui tentativi di scalate a istituti bancari come la Banca Carige (La cassa di risparmio di Genova). Fu a quel punto che la Segreteria di Stato decise di uscire dall’investimento ed entrare in possesso dell’immobile. Per farlo si affidò a un altro finanziere, Gianluigi Torzi, che però con una serie di operazioni riuscì a sottrarre al Vaticano il controllo del palazzo di Sloane Avenue.

Il gatto e la volpe attorno a Pinocchio

I pubblici ministeri che formulano l’accusa nel processo a Becciu e agli altri nove imputati individuano in Enrico Crasso, banchiere vaticano, e Fabrizio Tirabassi, commercialista che aveva acceso alle casse del Papa, le figure che, ottenendo provvigioni, avevano introdotto Torzi e Mincione (entrambi imputati nel processo) negli ambienti vaticani. Per restituire la piena disponibilità del palazzo al Vaticano, secondo l’accusa, Torzi volle una sorta di buonuscita di 15 milioni di euro: è accusato infatti di estorsione.
Stando alle ricostruzioni delle indagini, in tutta l’operazione di Sloane Avenue il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, sarebbe stato all’oscuro: mentre secondo i pubblici ministeri era ben informato Becciu.

La nuova magistratura laica vaticana

I tre pubblici ministeri vaticani, Gian Piero Milano, Alessandro Diddi e Gianluca Perone, conducono l’accusa. Giuseppe Pignatone, ex procuratore della Repubblica di Roma, è il presidente del tribunale chiamato a giudicare Becciu e gli altri nove imputati. La Segreteria di Stato vaticana si è costituita parte civile ed è rappresentata dall’ex ministro della Giustizia del governo Monti, l’avvocata Paola Severino.

La cronaca dall’interno

Maria Antonietta Calabrò dal Vaticano sull’HuffPost. «9.17 nell’Aula nuova del Tribunale vaticano il cardinale Angelo Becciu, arriva silenzioso e si siede all’ultimo “banco” insieme ai suoi avvocato. È sereno, ma evidentemente provato da quanto è successo quasi un anno fa a settembre dell’anno scorso, quando il Papa gli ha tolto i diritti connessi alla porpora cardinalizia, primo tra tutti quello di entrare in Conclave».
Alla fine, Becciu dichiara ai giornalisti che è presente in Aula in quanto “obbediente al Papa che mi ha rinviato a giudizio”. Oltre alla sua certezza di veder riconosciuta la sua innocenza. «Ma al tempo steso annuncia querela contro i suoi due grandi accusatori: il suo ex braccio destro, il monsignore Alberto Perlasca, per decenni a capo della sezione amministrativa della segreteria di Stato (di cui Becciu era il numero due) e Francesca Immacolata Chaouqui, “la papessa” che è stata condannata alla fine del processo Vatileaks2 per la rivelazione di segreti d’ufficio, quando venne arrestata».

La ‘papessa’, la spia Aise e il segreto Nato

Istanze contrapposte tra accusa e difesa, processo che riprenderà dopo la pausa estiva per consentire alle parti tutti gli accertamenti necessari. Ma intento cresce il folklore spionistico reale o costruito attorno a tutta la vicenda. Oltre alla figura equivoca di Francesca Immacolata Chaouqui, coinvolta nello scandalo Vatileaks2, il Tribunale dovrà esaminare anche la richiesta di Cecilia Marogna di vedere la sua posizione stralciata e sospesa in attesa che venga liberata dal segreto di Stato (italiano, dopo istanza al DIS e all’AISE). E il suo avvocato, ha parlato addirittura di ‘segreto Nato’. I segreti sugli armamenti delle guardie svizzere?

Forse anche un spiegazione governativa italiana su una presenza spionistica in Vaticano, se ufficiale o meno, potrebbe essere opportuna.

Articoli recenti:

  • Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici
    da Remocontro, 29 luglio 2021 È iniziato martedì, in Vaticano, un processo che non ha precedenti storici: a giudizio il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Per la prima volta un cardinale sarà giudicato da laici, nel procedimento sul più grosso scandalo finanziario recente del Vaticano. Mai primaContinua a leggere “Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici”
  • Patriottismo sanitario
    ***di Massimo Marnetto, 29 luglio 2021 – Vaccinarsi è un gesto di patriottismo sanitario. Perché porta più vantaggio alla collettività che al singolo. Che rimane comunque esposto al contagio, ma in misura drasticamente ridotta sia nella probabilità che questo si verifichi, che nell’intensità dei suoi effetti (non va in intensiva). Insomma, dalle notizie che arrivanoContinua a leggere “Patriottismo sanitario”
  • La deriva cubana
    ***di Livio Zanotti, 29 luglio 2021 – Si sfalda la singolarità cubana. Non basta a dissimularlo la comparazione con gli ancor più infelici vicini centroamericani. Il regime castrista non cadrà domani né il giorno seguente. Sta franando però quel sentimento identitario in qualche modo legato alla Revolución, che ha tenuto insieme la massa del popoloContinua a leggere “La deriva cubana”
  • Abolire il nemico
    *di Raniero La Valle, 28 luglio 2021* – Nell’aspro dibattito innescato  in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato  Luigi Ferrajoli nel recente congresso di MagistraturaContinua a leggere “Abolire il nemico”
  • Il merito del caso
    I fantasmi che guidano la mente non rispondono ai sensi ma non per questo sono meno veri e giorno e notte incrociano i pensieri.

Patriottismo sanitario

***di Massimo Marnetto, 29 luglio 2021 – Vaccinarsi è un gesto di patriottismo sanitario. Perché porta più vantaggio alla collettività che al singolo. Che rimane comunque esposto al contagio, ma in misura drasticamente ridotta sia nella probabilità che questo si verifichi, che nell’intensità dei suoi effetti (non va in intensiva). Insomma, dalle notizie che arrivano dal fronte-Covid19 ce n’è abbastanza per dire che – per batterlo – occorre fare massa comune con il vaccino. 

In questa situazione, parlare di rifiuto del siero o del green-pass è un gesto di diserzione. Un mettere prima l’ “io” del “noi”. Infatti, la nostra cessione di libertà personali è il prezzo per togliere carne fresca al virus non solo per propagarsi, ma anche per evitare che assuma nella replica nuove conformazioni, perché le varianti nascono proprio dal “dinamismo” dei contagi.

Mi spiace sentire Cacciari restio alla mobilitazione generale contro l’ “invasore”, ma trovo ancora più contraddittoria la posizione della destra sovranista. Che straparla di “Patria” due volte al dì prima dei pasti e poi liscia il pelo alla diserzione vaccinale e del green-pass. 

 

Articoli recenti:

  • Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici
    da Remocontro, 29 luglio 2021 È iniziato martedì, in Vaticano, un processo che non ha precedenti storici: a giudizio il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Per la prima volta un cardinale sarà giudicato da laici, nel procedimento sul più grosso scandalo finanziario recente del Vaticano. Mai primaContinua a leggere “Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici”
  • Patriottismo sanitario
    ***di Massimo Marnetto, 29 luglio 2021 – Vaccinarsi è un gesto di patriottismo sanitario. Perché porta più vantaggio alla collettività che al singolo. Che rimane comunque esposto al contagio, ma in misura drasticamente ridotta sia nella probabilità che questo si verifichi, che nell’intensità dei suoi effetti (non va in intensiva). Insomma, dalle notizie che arrivanoContinua a leggere “Patriottismo sanitario”
  • La deriva cubana
    ***di Livio Zanotti, 29 luglio 2021 – Si sfalda la singolarità cubana. Non basta a dissimularlo la comparazione con gli ancor più infelici vicini centroamericani. Il regime castrista non cadrà domani né il giorno seguente. Sta franando però quel sentimento identitario in qualche modo legato alla Revolución, che ha tenuto insieme la massa del popoloContinua a leggere “La deriva cubana”
  • Abolire il nemico
    *di Raniero La Valle, 28 luglio 2021* – Nell’aspro dibattito innescato  in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato  Luigi Ferrajoli nel recente congresso di MagistraturaContinua a leggere “Abolire il nemico”
  • Il merito del caso
    I fantasmi che guidano la mente non rispondono ai sensi ma non per questo sono meno veri e giorno e notte incrociano i pensieri.

La deriva cubana

***di Livio Zanotti, 29 luglio 2021 – Si sfalda la singolarità cubana. Non basta a dissimularlo la comparazione con gli ancor più infelici vicini centroamericani. Il regime castrista non cadrà domani né il giorno seguente. Sta franando però quel sentimento identitario in qualche modo legato alla Revolución, che ha tenuto insieme la massa del popolo cubano attraverso sessant’anni di sfide (volere è potere…), sacrifici, avversità e delusioni sismiche.

Salvo momenti eccezionali, il metodo del controllo porta a porta aveva permesso finora al regime di filtrare la repressione del pur crescente dissenso, senza dover mandare le truppe speciali a ripulire le strade dai manifestanti. Le proteste dell’11 luglio scorso, una domenica d’incontenibili passioni, ha mutato il rapporto tra governo e governati. 

Era un sentimento via-via sempre più contraddittorio, a cui orgoglio nazionale e furbizie quotidiane, solidarietà e mercato nero, magniloquenza e piccoli tradimenti andavano togliendo il respiro. Le periodiche penurie di cibo, farmaci e prodotti di prima necessità, le interminabili code per accedervi, ormai obbligate e semi-permanenti (tanto che l’irriducibile ironia cubana le diceva sostitutive di quelle che un tempo furono le riunioni politiche di base), i traffici minimi d’ogni giorno necessari alla sopravvivenza, l’hanno corroso dall’interno. Il COVID con le sue vittime (i morti, innanzi tutto, sebbene meno numerosi che nei paesi circostanti; e non meno letale, la paralisi del turismo, voce numero uno dell’economia cubana) l’hanno fatto scoppiare.

Non più revoluciòn ma immobilismo e regressione

Prima o poi doveva accadere. Dimas Castellanos, politologo indipendente di tendenza cristiano-sociale (ma decenni addietro ha insegnato anche marxismo nelle scuole tecniche), un dissidente finora tollerato dal regime, ha distillato un’analisi perentoria delle trasformazioni avvenute nell’isola: per definizione -afferma-, la revolución consiste in un cambio radicale del sistema di potere. Dura il tempo che intercorre nella sostituzione delle strutture istituzionali esistenti con quelle funzionali al progetto rinnovatore. Tale processo a Cuba è risultato particolarmente prolungato. Aperto nel 1959, ha raggiunto il culmine con la Costituzione del 1976. Da questa data in avanti a Cuba non c’è più una revolución, ci sono – al contrario – immobilismo e regressione.

La specificità della rivoluzione castrista, creatività, contraddizioni, l’abilità mimetica, non ne disconosce l’epos, che però -forse per la scomparsa dei suoi maggiori protagonisti, da Fidel, a Camilo, al Che; certamente per il cambiamento d’epoca- adesso non accompagna il suo tramonto. L’audacia ma anche le ambiguità di Fidel, dall’assalto al Moncada allo sbarco del Granma e alla guerriglia sulla Sierra Maestra, fino al trionfale ingresso all’Avana del gennaio 1959, resero possibile la sconfitta del dittatore Batista.

La revolución ebbe dalla sua la grande maggioranza dei cubani, sommando ai ribelli combattenti l’opinione dei favorevoli e di quanti si limitavano a non essere contrari. Oggi, solo una maggioranza analoga potrà permettere il superamento della crisi interna che soffoca l’isola non meno del maldito bloqueo che la rialimenta.

Le ostilità degli Stati Uniti

Le attuali ostilità degli Stati Uniti non sono comparabili a quelle della coppia Richard Nixon-John Foster Dulles, che spinsero il presidente Eisenhower anche oltre le sue intenzioni di rivalsa per le nazionalizzazioni castriste dei beni americani a Cuba. Non vanno tuttavia sottovalutate. Ci sono infatti motivi per ritenere che Biden non si opporrebbe a un alleggerimento delle sanzioni, in particolare a una sospensione della legge Helms-Burton imposta nel 1996 a Bill Clinton da un Congresso dominato dai repubblicani. Poichè le conseguenze nell’intero continente americano di una crisi cubana fuori controllo lo preoccupano. Ma non fino al punto da indurlo a sostenere una battaglia politica che si prospetta molto difficile tanto al Congresso quanto nel paese per evitarle. 

Dovrebbe essere quindi il governo cubano ad assumere l’iniziativa di favorire le condizioni necessarie affinchè una sospensione delle misure più odiose delle sanzioni appaia difendibile, di fronte alla più che certa opposizione della destra repubblicana. Avviando quindi un processo che preveda profonde riforme strutturali nel sistema economico e un concreto riconoscimento di più ampi diritti individuali agli 11 milioni di cubani.

Sono le aperture di carattere liberale di cui l’isola  discute ormai da decenni, con contrasti interni sia al partito, sia all’amministrazione diretta dello stato. Mai resi noti in misura sufficiente a valutare le forze delle tendenze in campo. Conosciamo però i risultati, fino a oggi sempre al di sotto delle necessità. Per la revolución, la lotta comunque in atto per chi assumerà la guida del suo inevitabile Termidoro sembra l’ultima sfida.

Articoli recenti:

  • Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici
    da Remocontro, 29 luglio 2021 È iniziato martedì, in Vaticano, un processo che non ha precedenti storici: a giudizio il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Per la prima volta un cardinale sarà giudicato da laici, nel procedimento sul più grosso scandalo finanziario recente del Vaticano. Mai primaContinua a leggere “Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici”
  • Patriottismo sanitario
    ***di Massimo Marnetto, 29 luglio 2021 – Vaccinarsi è un gesto di patriottismo sanitario. Perché porta più vantaggio alla collettività che al singolo. Che rimane comunque esposto al contagio, ma in misura drasticamente ridotta sia nella probabilità che questo si verifichi, che nell’intensità dei suoi effetti (non va in intensiva). Insomma, dalle notizie che arrivanoContinua a leggere “Patriottismo sanitario”
  • La deriva cubana
    ***di Livio Zanotti, 29 luglio 2021 – Si sfalda la singolarità cubana. Non basta a dissimularlo la comparazione con gli ancor più infelici vicini centroamericani. Il regime castrista non cadrà domani né il giorno seguente. Sta franando però quel sentimento identitario in qualche modo legato alla Revolución, che ha tenuto insieme la massa del popoloContinua a leggere “La deriva cubana”
  • Abolire il nemico
    *di Raniero La Valle, 28 luglio 2021* – Nell’aspro dibattito innescato  in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato  Luigi Ferrajoli nel recente congresso di MagistraturaContinua a leggere “Abolire il nemico”
  • Il merito del caso
    I fantasmi che guidano la mente non rispondono ai sensi ma non per questo sono meno veri e giorno e notte incrociano i pensieri.

Abolire il nemico

*di Raniero La Valle, 28 luglio 2021* –

Nell’aspro dibattito innescato  in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato  Luigi Ferrajoli nel recente congresso di Magistratura Democratica (nella foto)proponendo un ripensamento profondo della giurisdizione penale: perché sia conforme ai due principi imprescindibili dell’indipendenza e dell’imparzialità, ci sono due riforme da fare.

Due riforme proposte da Ferrajoli

La prima è quella di sottrarla al condizionamento della carriera, che secondo la proposta radicale di Ferrajoli va addirittura soppressa, rendendo tutti i giudici eguali nella diversità delle funzioni, come vuole la Costituzione. La seconda è di liberarla dall’idea del Nemico. Oggi prevale la concezione della giustizia penale come lotta contro il crimine, e di fatto contro i loro autori. Al contrario, ha detto Ferrajoli, la giurisdizione non conosce – non deve conoscere – nemici, neppure se terroristi o mafiosi o corrotti, ma solo cittadini.

Per andare alle fonti della nostra cultura penalistica, si può citare Cesare Beccaria che chiamò “processo of­fensivo” quello nel quale “il giudi­ce diviene ne­mico del reo” e “non cerca la veri­tà del fatto, ma cerca nel pri­gioniero il delitto, e lo insi­dia, e crede di perdere se non vi riesce, e di far torto a quel­l’in­fal­libilità che l’uomo s’arroga in tutte le cose”. Secondo Beccaria, il processo deve consistere invece nell’“indifferente ricerca del vero”. Perciò si deve escludere ogni atteggiamento partigiano o settario, non solo da parte dei giudici ma anche dei pubblici ministeri.

E’ chiaro che questa concezione del processo, ha aggiunto Ferrajoli, esclude anche l’idea, frequente nei pubblici ministeri, che il processo sia un’arena nella quale si vince o si perde. Il  Pubblico Ministero non è un avvocato, e il processo non è una partita nella quale, l’inquirente perde se non riesce a far prevalere le proprie tesi. Qui siamo oltre il tema dell’efficienza. Rifiutare l’idea del Nemico significa infatti anche escludere il carattere vendicativo della giustizia penale, che intende la pena come un risarcimento del male compiuto mediante l’inflizione di una sofferenza al colpevole.

Una morale da Divina Commedia

In effetti nella percezione comune giustizia non è fatta se il reo non soffre; nel patimento la società troverebbe il suo compenso e l’offeso si appaga: la sofferenza diventa in tal modo un fine dell’ordinamento. Male per male: è una morale da divina commedia, anche se Dio non è così, la Commedia non doveva chiamarsi divina e la Costituzione ha tutt’altra idea della pena come rieducazione del condannato, anche se si tratta di un’idea spesso illusoria.

Ma ciò riguarda solo la giustizia penale? Ben oltre questa, l’abbandono della logica del Nemico avrebbe una portata epocale, Fin dal principio la società si è conformata a una lotta degli uni contro gli altri, un antico frammento di Eraclito faceva della guerra l’origine di tutte le cose, di tutti i re, e nella modernità è stato Carl Schmitt a sostenere che il confronto amico-nemico è il criterio e la sostanza stessa del politico.

La società dello scarto

La  competizione selvaggia dell’età della globalizzazione e il precipizio della politica nelle spire del bipolarismo, del maggioritario, della lotta al proporzionale, del populismo carismatico e dell’esclusione dei perdenti ne sono il prezzo. Gli sconfitti sono scartati, papa Francesco la chiama società dello scarto, perché i soccombenti, i poveri,  non solo vi sono sfruttati ma sono esclusi, non possono lottare, di fatto non ci sono: ai naufraghi e ai migranti sono negati i porti e la terra della loro salvezza, sono restituiti al mare o alle torture dei lager libici.

Il problema è però che l’ideologia del Nemico non è più compatibile con la conservazione della società umana. Nella condizione della lotta degli uni contro gli altri né la pandemia può essere fermata nelle sue estrose varianti, né il clima può essere governato in modo da preservare la vita sulla terra, né la guerra può essere ripudiata nella sua inesauribile proliferazione. E a questo punto l’uscita dalla sindrome del Nemico non è solo una questione di etica pubblica, è una questione di sopravvivenza e ci sfida a passare a un’altra antropologia. Mai nella storia si era dato quest’obbligo. Ma questo è il tempo che ci è toccato in sorte. Sta a noi prenderne atto.

Una conversione che chiama in causa la Chiesa italiana e il suo sinodo

Una tale conversione chiama in causa la Chiesa italiana e il suo prossimo Sinodo, di cui finalmente si è avviato il cammino. il cui Manifesto recita: “Annunciare il Vangelo in un tempo di rinascita”.  “Koinonia”, la rivista di padre Alberto Simoni, lo interpreta come l’atteso kairós o momento di grazia, nel quale il Vangelo sia riproposto come vino nuovo in otri nuovi.

La vera novità starebbe proprio nell’annuncio dell’amore dei nemici. Il Vangelo è l’unico codice che lo prescrive. Non potrebbe esserci oggi, per la vita delle persone e per la società tutta, un carisma più grande di questo. Se questa rivoluzione avvenisse, sarebbe stabilita la condizione dell’unità umana per salvare la terra, i populismi cadrebbero, nessuno sarebbe scartato. Sarebbe il dono fatto al mondo dalla Chiesa di papa Francesco.

*edizione grafica di nandocan

Articoli recenti:

  • Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici
    da Remocontro, 29 luglio 2021 È iniziato martedì, in Vaticano, un processo che non ha precedenti storici: a giudizio il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Per la prima volta un cardinale sarà giudicato da laici, nel procedimento sul più grosso scandalo finanziario recente del Vaticano. Mai primaContinua a leggere “Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici”
  • Patriottismo sanitario
    ***di Massimo Marnetto, 29 luglio 2021 – Vaccinarsi è un gesto di patriottismo sanitario. Perché porta più vantaggio alla collettività che al singolo. Che rimane comunque esposto al contagio, ma in misura drasticamente ridotta sia nella probabilità che questo si verifichi, che nell’intensità dei suoi effetti (non va in intensiva). Insomma, dalle notizie che arrivanoContinua a leggere “Patriottismo sanitario”
  • La deriva cubana
    ***di Livio Zanotti, 29 luglio 2021 – Si sfalda la singolarità cubana. Non basta a dissimularlo la comparazione con gli ancor più infelici vicini centroamericani. Il regime castrista non cadrà domani né il giorno seguente. Sta franando però quel sentimento identitario in qualche modo legato alla Revolución, che ha tenuto insieme la massa del popoloContinua a leggere “La deriva cubana”
  • Abolire il nemico
    *di Raniero La Valle, 28 luglio 2021* – Nell’aspro dibattito innescato  in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato  Luigi Ferrajoli nel recente congresso di MagistraturaContinua a leggere “Abolire il nemico”
  • Il merito del caso
    I fantasmi che guidano la mente non rispondono ai sensi ma non per questo sono meno veri e giorno e notte incrociano i pensieri.

Il merito del caso

I fantasmi che guidano la mente

non rispondono ai sensi

ma non per questo sono meno veri

e giorno e notte incrociano i pensieri.


Come avviene per caso alle persone

d'incontrarsi e di prendersi a braccetto,

andare in questa o in quella direzione

e innamorarsi senza alcun sospetto,


così alla mente nascono le idee

da padre ignoto e da madre ragione,

fiori di campo o splendide azalee,

il merito è soltanto un'occasione.

28 luglio 2021


Articoli recenti:

  • Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici
    da Remocontro, 29 luglio 2021 È iniziato martedì, in Vaticano, un processo che non ha precedenti storici: a giudizio il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Per la prima volta un cardinale sarà giudicato da laici, nel procedimento sul più grosso scandalo finanziario recente del Vaticano. Mai primaContinua a leggere “Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici”
  • Patriottismo sanitario
    ***di Massimo Marnetto, 29 luglio 2021 – Vaccinarsi è un gesto di patriottismo sanitario. Perché porta più vantaggio alla collettività che al singolo. Che rimane comunque esposto al contagio, ma in misura drasticamente ridotta sia nella probabilità che questo si verifichi, che nell’intensità dei suoi effetti (non va in intensiva). Insomma, dalle notizie che arrivanoContinua a leggere “Patriottismo sanitario”
  • La deriva cubana
    ***di Livio Zanotti, 29 luglio 2021 – Si sfalda la singolarità cubana. Non basta a dissimularlo la comparazione con gli ancor più infelici vicini centroamericani. Il regime castrista non cadrà domani né il giorno seguente. Sta franando però quel sentimento identitario in qualche modo legato alla Revolución, che ha tenuto insieme la massa del popoloContinua a leggere “La deriva cubana”
  • Abolire il nemico
    *di Raniero La Valle, 28 luglio 2021* – Nell’aspro dibattito innescato  in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato  Luigi Ferrajoli nel recente congresso di MagistraturaContinua a leggere “Abolire il nemico”
  • Il merito del caso
    I fantasmi che guidano la mente non rispondono ai sensi ma non per questo sono meno veri e giorno e notte incrociano i pensieri.

Il Buddha sorride

Meditando Panikkar – 7 .Il mistico non è insensibile al dolore umano, però è realista e non ammette la tragedia, soprattutto quella della morte...La morte è la fine temporale dell’individuo e l’immortalità è l’esperienza tempiterna di una vita che non muore – sempre che non pretendiamo di esserne i proprietari privati. L’esperienza dell’eternità in ogni momento temporale della nostra esistenza.In queste pagine ho messo una serie di pensieri e massime che ho liberamente estratto dal libro di Raimon Panikkar “Mistica pienezza di vita”, dove per mistica si intende l’esperienza personale del mistero che avvolge tutti, credenti e non credenti.*

Far partecipare il corpo alla felicità dello spirito e associare lo spirito al piacere del corpo è un’arte mistica

Ogni uomo è potenzialmente un mistico in quanto ogni essere umano è capace di scoprire la realtà intera in ciascuna delle sue particelle. L’oggetto in quanto tale non sta in me. La sua conoscenza esige però di assimilarlo, cioè di convertirlo in soggetto e per questo bisogna anche amarlo. Un’esperienza corporale, mentale e spirituale – in unione advaita.

Nella realtà non vi è niente che prevale: non i sensi sull’uomo (materialismo), non la mente sui sensi, come voleva Platone, né la fede sull’intelletto come voleva una certa teologia medievale.

Una comunione mistica con tutta la realtà e in particolare con gli uomini, che non è comunità di idee o di ideali, ma comunione nell’esperienza della Vita. Per questo amore di Dio e amore del prossimo sono lo stesso amore.

Il fine proprio di ogni filosofo è l’intuizione “mistica” (Nietzsche).

La mistica ci dice che nella realtà c’è qualcosa che non è subordinato alla ragione e non è tenuto a rispettare il principio di non contraddizione. Un tocco (immediato) con tutta la realtà attraverso un’esperienza concreta, che può assumere varie forme.

La contemplazione del bello ci trasforma e divinizza. E’ un’esperienza mistica quando è il tocco completo con il reale. Far partecipare il corpo alla felicità dello spirito e associare lo spirito al piacere del corpo è un’arte mistica. Tuttavia chi ha più sviluppato il senso mistico gode di più, ma anche soffre di più.

Il fine proprio di ogni filosofo è l’intuizione “mistica” (Nietzsche). L’esperienza mistica abbraccia tanto la coscienza sensibile quanto quella intellettuale e spirituale in a-dualità armonica, sebbene in distinti gradi.

Chi conosce se stesso conosce tutte le cose (Meister Eckhart).

 Conosci un te stesso che abbracci tutta la realtà. Chi conosce se stesso conosce tutte le cose (Meister Eckhart).

La conoscenza e l’amore sono inseparabili…La visione mistica comprende sia l’Altro (alter) sia Me Stesso, sia l’Umanità e la Terra sia il Divino. E’ l’esperienza cosmoteandrica. Il resto è riduzionismo.

Il mistico soffre per l’ingiustizia e cerca di porvi riparo…si coinvolge nelle faccende umane con serietà ma con serenità, quasi giocando; anche se il gioco è “di vita o di morte”. Il mistico scopre la relatività (la relazionalità) di tutto, è un realista, non un relativista. Il mistico non perde la pace, non spera in un’altra vita, ma spera in essa; vive, cioè, la Vita – anche se soffre di non poterla vivere in costante pienezza (mentre la temporalità lo domina).

L’esperienza dell’eternità in ogni momento temporale della nostra esistenza.

Il Buddha sorride; il taoista non accetta le regole del gioco sociale; il samnyāsin non offre il sacrificio né obbedisce alle norme della società, il santo è libero. Non possiamo negare né l’audacia né la pericolosità della via mistica. Senza purezza di cuore, insistiamo, la mistica può degenerare in anarchia – cessando quindi di essere mistica. La purezza di cuore, però, non è un “comandamento”, è una condizione. “I puri di cuore vedranno Dio”.

La religione è la coscienza di avere un legame e cioè la relazionalità del Corpo Mistico della realtà – la si chiami del Budda, di Cristo, karman o semplicemente solidarietà.

C’è un “regno”, una dimora interiore, nella quale la gioia è invincibile. Il mistico non è insensibile al dolore umano, però è realista e non ammette la tragedia, soprattutto quella della morte...La morte è la fine temporale dell’individuo e l’immortalità è l’esperienza tempiterna di una vita che non muore – sempre che non pretendiamo di esserne i proprietari privati. L’esperienza dell’eternità in ogni momento temporale della nostra esistenza.

  • Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici
    da Remocontro, 29 luglio 2021 È iniziato martedì, in Vaticano, un processo che non ha precedenti storici: a giudizio il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Per la prima volta un cardinale sarà giudicato da laici, nel procedimento sul più grosso scandalo finanziario recente del Vaticano. Mai primaContinua a leggere “Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici”
  • Patriottismo sanitario
    ***di Massimo Marnetto, 29 luglio 2021 – Vaccinarsi è un gesto di patriottismo sanitario. Perché porta più vantaggio alla collettività che al singolo. Che rimane comunque esposto al contagio, ma in misura drasticamente ridotta sia nella probabilità che questo si verifichi, che nell’intensità dei suoi effetti (non va in intensiva). Insomma, dalle notizie che arrivanoContinua a leggere “Patriottismo sanitario”
  • La deriva cubana
    ***di Livio Zanotti, 29 luglio 2021 – Si sfalda la singolarità cubana. Non basta a dissimularlo la comparazione con gli ancor più infelici vicini centroamericani. Il regime castrista non cadrà domani né il giorno seguente. Sta franando però quel sentimento identitario in qualche modo legato alla Revolución, che ha tenuto insieme la massa del popoloContinua a leggere “La deriva cubana”
  • Abolire il nemico
    *di Raniero La Valle, 28 luglio 2021* – Nell’aspro dibattito innescato  in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato  Luigi Ferrajoli nel recente congresso di MagistraturaContinua a leggere “Abolire il nemico”
  • Il merito del caso
    I fantasmi che guidano la mente non rispondono ai sensi ma non per questo sono meno veri e giorno e notte incrociano i pensieri.

Tunisia, una crisi dagli effetti imprevedibili alle porte di casa nostra

*** da Remocontro, 27 luglio 2021

Mosse da colpo di Stato spinte dal Covid. Il presidente anti-corruzione Saied manda in tilt la giovane democrazia. Un tentativo di risposta autoritaria al disagio di un popolo piegato dalla crisi economica e dalla incontenibile crisi sanitaria da pandemia. Per l’Italia la minaccia di una nuova ondata migratoria ai confini con la Libia. Poi la componente radicale islamica interna, da dove è partito il maggior numero di reclute del Maghreb per il Califfato ex Isis.

Colpo di Stato si o no? 

Colpo di stato istituzionale, colpo di stato di salute pubblica o semplicemente colpo di stato, e la scelta non è solo lessicale. Si tratta di definire l’azione del presidente tunisino Kais Saied di ricorrere all’articolo 80 della Costituzione tunisina per assumere i poteri straordinari previsti in caso di pericolo imminente per il paese.
«Domenica la piazza esprimeva il profondo disagio provocato dalla disastrosa situazione economica, causata dal venir meno degli introiti del turismo principale risorsa del paese a causa del Covid, e dalla crisi sanitaria per il diffondersi della pandemia che ha già fatto registrare 18.000 morti e rischia un’ecatombe per la mancanza di ossigeno e vaccini», sottolinea Giuliana Sgrena sul manifesto.
«Problemi aggravati da una crisi politica frutto di uno scontro tra il presidente della repubblica e il capo del governo Hichem Mechichi, nominato dallo stesso presidente, ma che è diventato ostaggio degli islamisti di Ennahdha che lo appoggiano e che sono il maggiore gruppo nel parlamento».

Popolo piegato dalla crisi economica e dal Covid

«Un paese sull’orlo di un fallimento economico che necessita almeno di 15/20 miliardi entro la fine dell’anno. Che ha visto la comunità internazionale voltargli le spalle sia per gli aiuti di carattere sanitario che per gli aiuti di carattere economico. Sui primi va detto che l’Italia ha fatto bene la sua parte», denuncia Bobo Craxi sull’HuffPost.
«Non c’è alcuna aspettativa particolare da parte dei dodici milioni di popolazione tunisina. Alle illusioni rivoluzionarie ha fatto seguito una lunga serie di aspettative frustrate dalla realtà. E’ un paese piccolo, orgoglioso, strategico ma che è rimasto povero e deve fare i conti con la concorrenza nordafricana, lo scomodo vicino libico, l’inquieta Algeria, la crescente disillusione della nuova generazione, attirata dalle luci dell’occidente. E la distrazione dei propri vicini di casa mediterranei, nonché la distanza dell’antica padrona di casa, la Francia, che sembra tenere ancora il broncio dopo gli anni della decolonizzazione ritenendosi un partner stra-privilegiato».

I fatti noti al momento

Più di una crisi politica: un terremoto istituzionale che – secondo i partiti di governo, licenziati in tronco – equivale a un colpo di Stato in piena regola. Ma non c’è una lettura univoca di quello che sta accadendo in Tunisia. Per Fabio Frettoli, analista freelance esperto di politica tunisina, sentito da Giulia Belardelli, «la svolta delle ultime ore gode del sostegno di buona parte della popolazione tunisina per un motivo molto semplice: la situazione socioeconomica è talmente grave che qualsiasi cambiamento è visto come un’opportunità».

«Quella di Saied è veramente una figura sui generis», spiega Frettoli. «É un accademico di stampo conservatore ma si è sempre tenuto lontano da posizioni radicali. Il suo cavallo di battaglia, da sempre, è la lotta alla corruzione. È un populista nei contenuti, ma non nei modi», prosegue il ricercatore.
«È un personaggio ibrido, viene soprannominato RoboCop per il suo modo di parlare scandito, solo in arabo standard. Questo gli dà l’aplomb di una figura molto rispettabile. Conosce perfettamente la legge e ha fatto parte del comitato che si è occupato di scrivere la Costituzione del 2014».

La crisi vista dall’Italia

Visto dall’Italia, il periodo di incertezza e probabili tensioni che si apre da oggi in poi rappresenta un’ulteriore incognita dall’altro lato del Mediterraneo. Se la situazione sfugge a livello di governo, ci potrebbe essere qualche ripercussione sui flussi migratori, il facile allarme. Ma la crisi tunisina era nota da tempo.
Chi ha buona memoria evoca un documento anonimo circolato mesi fa e diffuso dal media Middle East Eye (vicino al Qatar) che annunciava un imminente colpo di Stato programmato dalla presidenza.

Se l’origine del documento in questione non è chiara – sembra essere in qualche modo ricollegato a una società privata di consulenza, fa sapere il media tunisino Barr El-Aman in un lungo ‘fact-checking’ – costituisce una prova (almeno) della crescente tensione tra il partito di maggioranza in parlamento, gli islamisti di Ennahda, e il presidente della Repubblica. Che da mesi tentano di destabilizzarsi l’un l’altro.
Prova di forza i cui esiti non possono essere dati per scontati, nonostante il proclamato appoggio dell’esercito al presidente Saied. «Un punto positivo della Tunisia è che è sempre riuscita a gestire le sue crisi, in un modo o nell’altro».

Nord Africa e radicalismo islamico

L’attenzione internazionale più avveduta ha uno sguardo più ampio, sui rivolgimenti politici del 2011 che hanno messo in moto un lungo e incerto processo di transizione in Nord Africa, la fascia che parte dall’Egitto, e poi Tunisia, Marocco, Libia e Algeria. Crisi note e altre meno note, ma nessuna da sottovalutare.
E come, ricordava in un suo commento ieri su Geopolitica Remocontro lo studioso di cose arabe Giuseppe Santomartino«Ricordiamo che la componente radicale in Tunisia, che molti analisti si ostinano a definire “moderata” con una tassonomia priva di senso analitico, ha fornito il maggior contributo per i cosiddetti ‘Foreign Fighters’», il più alto numero di reclute per l’Islamic State tra i Paesi del Maghreb.

Articoli recenti:

  • Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici
    da Remocontro, 29 luglio 2021 È iniziato martedì, in Vaticano, un processo che non ha precedenti storici: a giudizio il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Per la prima volta un cardinale sarà giudicato da laici, nel procedimento sul più grosso scandalo finanziario recente del Vaticano. Mai primaContinua a leggere “Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici”
  • Patriottismo sanitario
    ***di Massimo Marnetto, 29 luglio 2021 – Vaccinarsi è un gesto di patriottismo sanitario. Perché porta più vantaggio alla collettività che al singolo. Che rimane comunque esposto al contagio, ma in misura drasticamente ridotta sia nella probabilità che questo si verifichi, che nell’intensità dei suoi effetti (non va in intensiva). Insomma, dalle notizie che arrivanoContinua a leggere “Patriottismo sanitario”
  • La deriva cubana
    ***di Livio Zanotti, 29 luglio 2021 – Si sfalda la singolarità cubana. Non basta a dissimularlo la comparazione con gli ancor più infelici vicini centroamericani. Il regime castrista non cadrà domani né il giorno seguente. Sta franando però quel sentimento identitario in qualche modo legato alla Revolución, che ha tenuto insieme la massa del popoloContinua a leggere “La deriva cubana”
  • Abolire il nemico
    *di Raniero La Valle, 28 luglio 2021* – Nell’aspro dibattito innescato  in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato  Luigi Ferrajoli nel recente congresso di MagistraturaContinua a leggere “Abolire il nemico”
  • Il merito del caso
    I fantasmi che guidano la mente non rispondono ai sensi ma non per questo sono meno veri e giorno e notte incrociano i pensieri.

Chi è il filosofo per me?

***di Giovanni Lamagna, 27 luglio 2021 – Più ci penso, più leggo cose su di lui, e più si rafforza in me la considerazione che Socrate sia il prototipo del vero filosofo.

Ovverossia un “uomo comune” tra uomini comuni, che parla (o, meglio, dialoga) con tutti quelli che incontra e non solo (anzi non tanto) con gli accademici.

E in genere non a partire dai massimi sistemi, ma molto spesso da questioni minime e, però, concrete, inerenti la vita di tutti i giorni.

Per arrivare poi, gradualmente e solo attraverso ragionamenti progressivi, a formulazioni di carattere generale.

Mosso dall’odio verso i luoghi comuni, dell’opinione prevalente (doxa), del pensiero comodo, tranquillizzante e, perciò, banale.

Spinto, invece, dallo speculare amore per la Sapienza, la cui ricerca è fatica, sforzo, cammino sempre in salita.

Sapienza, ritenuta il Bene supremo: più importante delle ricchezze, della fama, del potere.

Ecco chi è il filosofo per me: è Socrate e chiunque gli assomigli o a lui si ispiri.

Articoli recenti:

  • Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici
    da Remocontro, 29 luglio 2021 È iniziato martedì, in Vaticano, un processo che non ha precedenti storici: a giudizio il cardinale Angelo Becciu, ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Per la prima volta un cardinale sarà giudicato da laici, nel procedimento sul più grosso scandalo finanziario recente del Vaticano. Mai primaContinua a leggere “Lo storico processo in Vaticano al cardinale giudicato da laici”
  • Patriottismo sanitario
    ***di Massimo Marnetto, 29 luglio 2021 – Vaccinarsi è un gesto di patriottismo sanitario. Perché porta più vantaggio alla collettività che al singolo. Che rimane comunque esposto al contagio, ma in misura drasticamente ridotta sia nella probabilità che questo si verifichi, che nell’intensità dei suoi effetti (non va in intensiva). Insomma, dalle notizie che arrivanoContinua a leggere “Patriottismo sanitario”
  • La deriva cubana
    ***di Livio Zanotti, 29 luglio 2021 – Si sfalda la singolarità cubana. Non basta a dissimularlo la comparazione con gli ancor più infelici vicini centroamericani. Il regime castrista non cadrà domani né il giorno seguente. Sta franando però quel sentimento identitario in qualche modo legato alla Revolución, che ha tenuto insieme la massa del popoloContinua a leggere “La deriva cubana”
  • Abolire il nemico
    *di Raniero La Valle, 28 luglio 2021* – Nell’aspro dibattito innescato  in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato  Luigi Ferrajoli nel recente congresso di MagistraturaContinua a leggere “Abolire il nemico”
  • Il merito del caso
    I fantasmi che guidano la mente non rispondono ai sensi ma non per questo sono meno veri e giorno e notte incrociano i pensieri.

Relazione duratura e modello matrimoniale

Nei suoi “frammenti di pensiero”, Lamagna ci parla oggi del “poliamore”. Non è d’accordo, scrive, “che l’amore – per essere vero amore – debba essere necessariamente monogamo e – meno che mai – che debba – per forza di cose e senza alternative – realizzarsi secondo il modello del matrimonio classico, tradizionale”. Si può convenire o meno, sempre ovviamente che anche il partner sia del medesimo avviso – ciò che in questi casi non capita spesso – e soprattutto che l’uno e l’altro tengano conto della sensibilità di eventuali figli al riguardo (nandocan)

***di Giovanni Lamagna, 25 luglio 2021 – E’ molto vero (anche se non per tutti scontato) quello che sostiene Frankl (pag. 184 del suo “Logoterapia e analisi esistenziale”; Morcelliana) che il sesso nell’uomo non ha solo (ed io aggiungo: soprattutto) “il compito di servire alla procreazione”, ma anche (ed io dico: innanzitutto) “di incrementare la relazione tra i partner”. Ed è vero anche quello che sostiene Eibl-Eibesfeldt che “l’uomo è disposto, per natura, a una relazione duratura”.

Ma non è vero affatto – a mio avviso – che questa relazione duratura debba necessariamente realizzarsi – come sostiene Eibl-Eibesfeldt – “secondo il modello matrimoniale”. Io sostengo, anzi, che il modello matrimoniale – almeno per come lo abbiamo conosciuto finora – tende a mortificare la relazione tra i partner e ad uccidere col tempo la componente erotica in questa relazione.

Il che non significa che bisogna “spersonalizzare” le relazioni sessuali, privandole della dimensione dell’amore, come teme Frankl. E come (anche con delle ragioni solide, per carità!) temono molti psicologi, che si occupano di queste problematiche; ne cito solo due, a mo’ di esempio, ben noti ai lettori italiani: Umberto Galimberti e Massimo Recalcati.

Poliamore

L’alternativa al matrimonio non è dunque (almeno per me) il sesso anonimo e privo di amore. E’ possibile, infatti, immaginare un sesso libero e poligamico (aggettivi che non sono sinonimi di “libertino” e di “promiscuo”) dove sia presente l’amore: quello che oggi viene definito con un neologismo, ancora non riconosciuto dai vocabolari ufficiali: quello di “poliamore”.

Perché io sono d’accordo che “la morte dell’amore porterebbe con sé… anche una diminuzione del piacere” sessuale. Ma non sono d’accordo che l’amore – per essere vero amore – debba essere necessariamente monogamo e – meno che mai – che debba – per forza di cose e senza alternative – realizzarsi secondo il modello del matrimonio classico, tradizionale.

Il no alla riforma Cartabia è di sinistra

Un appello di Marnetto alla sinistra perché non voti la fiducia “se il lodo Cartabia rimane così”. Cambierà, questo è certo. Bisognerà vedere quanto e come. Qualche “aggiornamento tecnico” in Parlamento è già dato per scontato anche dal ministro. Il segretario del PD, Letta ha chiesto di escludere dalla prescrizione i delitti di mafia ma ce ne sono altri, ugualmente importanti, che finirebbero nel nulla.

Una proposta di mediazione di cui si è letto sui giornali qualche giorno fa è quella di differire le dichiarazioni di improcedibilità eventuale dei processi d’appello al 2026, così da consentire al parlamento il tempo necessario a rimuovere le vere cause della lentezza della giustizia civile e penale (insufficienza degli organici giudiziari, proliferazione e farraginosità delle leggi e delle procedure, ecc) (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 25 luglio 2021 – Una crisi di Governo sulla riforma della giustizia sarebbe un fatto gravissimo per l’economia. Eppure ne varrebbe la pena, perché le modifiche introdotte dalla Cartabia – che azzerano circa 150 mila processi all’anno per scadenza dei termini – sarebbero socialmente insostenibili.

Infatti, dietro ogni processo fallito c’è una vittima che si sentirebbe abbandonata dallo Stato e così diventerebbe nemica dello Stato. Il trauma di un no a Draghi sarebbe enorme, ma si eviterebbe di consegnare il Paese a mafiosi e corrotti. Che già stanno cercando di rientrare nelle aule di governo da condannati, con il referendum per l’abolizione della Severino. 

Ma guai a mettersi dalla parte delle parti lese, perché arriva subito l’accusa di “giustizialista” e “manettaro”. Ovvero uno che pretende addirittura che i colpevoli siano puniti e le vittime risarcite. Faccio allora un appello alla sinistra, da elettore di sinistra: se il lodo Cartabia rimane così, non votate la fiducia. Meglio una crisi di Governo, che una crisi dello Stato di diritto. L’unico ordinamento che protegge i deboli dai prepotenti.