Criminalità, arriva Direttiva europea sulla confisca dei patrimoni criminali

beniconfiscatimafiadi Franco La Torre, 21 gennaio 2014 – L’Unione Europea ha deciso di rafforzare, con misure legislative specifiche, la lotta al crimine organizzato. Su iniziativa di Cecilia Malmstrôm, la Commissaria europea agli Affari Interni, la Commissione Europea ha pubblicato, il 12 marzo del 2012, la proposta di Direttiva sulla confisca dei patrimoni criminali negli Stati Membri dell’Unione. Questa misura consentirebbe a gli Stati Membri di colpire le organizzazioni criminali, che, nel lontano 2001, hanno accumulato profitti pari a oltre 2 migliaia di miliardi di USD, pari al 3.6% del PIL globale. Se prendiamo in considerazione due Stati dell’Unione Europea, in Italia i profitti criminali nel 2011 ammontavano a 150 miliardi di euro e nel Regno Unito, nel 2006, a 15 miliardi di sterline.

Questa enorme quantità di denaro inquina l’economia globale quotidianamente, altera gli equilibri finanziari, distorce il libero mercato e danneggia le fasce più deboli della società. “Abbiamo il dovere di colpire le organizzazioni criminali dove possiamo danneggiarli maggiormente, seguendo i flussi di denaro e dobbiamo restituire i loro profitti all’economia legale, specialmente in questi tempi di crisi” ha affermato la signora Malmstrôm, aggiungendo che la nuova Direttiva semplificherà le regole esistenti e colmerà le lacune nei sistemi giudiziari delle legislazioni degli Stati Membri. L’obiettivo, secondo la Commissaria, è armonizzare strumenti più efficienti per la lotta al crimine organizzato e recuperare quei profitti e beni, acquisiti grazie ad attività illecite. Questa iniziativa europea può risultare ancora più importante in tempi di crisi, considerato che le risorse economiche recuperate possono essere utilizzate nei settori sociali, della salute, educazione ed istruzione o possono essere restituite alle vittime della criminalità organizzata. “Le autorità giudiziarie e chi applica la legge devono avere migliori strumenti per seguire il flusso del danaro”, ha affermato la signora Malmstrôm.

La Direttiva sulla confisca dei patrimoni criminali è stata proposta dalla Commissione Europea, grazie anche all’azione di numerosi Parlamentari Europei e di organizzazioni, come Libera e Flare, che si sono impegnate per anni nel sostenere la necessità di una normativa europea sulla confisca, quale strumento essenziale nella lotta al crimine organizzato. Grazie a questa Direttiva, il riciclaggio di denaro all’estero e gli investimenti, che ne conseguono, approfittando delle lacune giuridiche dell’Unione Europea, possono subire un colpo mortale. L’azione di Libera e Flare, verso i Parlamentari Europei, ha fatto si che, durante l’iter previsto (la Direttiva viene sottoposta al Parlamento Europeo ed al Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’UE, per la loro approvazione), il Parlamento Europeo abbia approvato l’emendamento che prevede il riutilizzo sociale dei beni confiscati, un ulteriore modo per aggredire le organizzazioni criminali, che vedrebbero i loro beni restituiti alle comunità, cui erano stati illegalmente sottratti, come previsto dalla legislazione italiana, grazie, anche in questo caso, all’azione di Libera.

A dicembre 2013, il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’UE ha licenziato un testo di Direttiva – sulla base del consenso raggiunto nel Consiglio, del negoziato, il cosiddetto “Trilogo”, tra Consiglio, Parlamento e Commissione europei e dell’approvazione del Comitato LIBE del Parlamento Europeo – che il Parlamento Europeo ha messo all’ordine del giorno della seduta di fine febbraio 2014.
Se il Parlamento Europeo approverà la Direttiva in “prima lettura”, ovvero senza emendamenti, questa verrà approvata.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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