Covid prima causa di morte in Europa. Dramma ad Est tra gli ex Paesi comunisti

da Remocontro, 2 dicembre 2021

I Paesi centro-orientali stanno affrontando un tasso di infezioni tre volte quello dell’Italia durante il picco della primavera 2020. Germania già con più di 300 morti al giorno, in Polonia i casi raddoppiano ogni settimana.
«Pressione elevata o estrema sulle unità di terapia intensiva in 49 dei 53 Paesi fra ora e il 1 marzo 2022», avverte l’OMS, che prevede un totale dei morti oltre i 2,2 milioni entro la primavera del prossimo anno, più di 700 mila in più rispetto agli 1,5 milioni di decessi registrati nel Vecchio continente dall’inizio della pandemia

Europa bersaglio e dramma ad est

Due anni dopo il maledetto marzo 2020 del nostro lockdown, almeno 2 milioni, 2,2 milioni di noi europei saranno morti di Covid. «La proiezione (che comunque comprende anche Russia e altri Paesi extra-Ue dell’area) è cupa, ma la distribuzione dei nuovi morti e dei nuovi contagi non è per ora uniforme», avverte il Corriere della sera. Come non lo è, del resto, l’aderenza alla campagna vaccinale.

Vaccini e la media del mezzo pollo a testa

Il 66% la media della popolazione UE vaccinata con almeno due dosi. Ma come tutte le statistiche, chi tanto e chi troppo poco. Dall’88% del Portogallo al 24% della Bulgaria. «E così il tasso di contagi giornalieri ogni milione di abitanti, discrimine che ha spesso deciso lockdown e coprifuochi nel continente, cresce a razzo, soprattutto in Europa centrale e orientale», segnalano Alessandra Muglia e Irene Soave.

Contagi giornalieri per 100mila abitanti

Lo scorso anno a ‘quota 800’, il reticente Boris Johnson chiuse il Regno Unito. Oggi in Ungheria la quota contagi è a 870. In Croazia a 1.106. In Olanda e Belgio a 1.160. In Austria, dove si è tornati in lockdown, a 1.500, e così in Repubblica Ceca. In Slovacchia a 1.800. Numeri mai registrati prima. A cui non tutti i governi rispondono più con politiche di contenimento e controllo dell’epidemia.

Austria e rivolta suicida

Da lunedì e fino almeno al 13 dicembre il Paese è in lockdown, dopo che le restrizioni solo per i non vaccinati non ha rallentato i contagi, raddoppiati in poco più di una settimana. Le terapie intensive, scrive il quotidiano Kurier, sono «vicine al collasso». I danni economici del lockdown saranno così ingenti che il governo aveva incaricato una commissione di quantificare l’impatto economico di un «bonus» di 500 euro da elargire ai non vaccinati per convincerli. Sarebbe costato meno di un lockdown.

Eppure il movimento dei no-vax austriaci, secondo il ministro degli Interni Nehammer, «è sempre più radicalizzato e furioso».

Belgio e Paesi Bassi

La rabbia irrazionale è spesso strumentalizzata della paura anche in Belgio e in Olanda, «dove i laboratori analisi non accettano più tamponi perché troppo pieni», ci informano. In Belgio, 16 mila contagi al giorno, persino il premier De Croo è in isolamento dopo avere incontrato l’omologo francese Jean Castex, anche lui positivo. Nei Paesi Bassi ci sono 20 mila contagi al giorno.

No vax di più frange ideologiche

L’opposizione ai vaccini in Europa sembra riunire più frange ideologiche. Componente più diffusa nell’ex blocco sovietico. Uno studio pubblicato ad aprile dalla London School of Economics, «mette in diretta relazione la scarsa aderenza alla campagna vaccinale nell’Est con l’abitudine a diffidare delle istituzioni pubbliche sviluppata durante il comunismo». Molti governi dell’area cavalcano questo sentimento.

Poi la cronica arretratezza e scarsità di risorse nella sanità dei Paesi dell’Est aggrava l’emergenza.

Orban elettorale ‘ci pensa su’

In Ungheria il presidente Orbán ha detto che «valuterà» nuove restrizioni dopo una supplica dell’ordine dei medici. I contagi sono 10 mila al giorno, vicini a un nuovo picco.

Slovacchia peggiore al mondo

In Slovacchia – rt 1,8, il peggiore del mondo – il premier Eduard Heger sta «valutando approfonditamente», un lockdown di tre settimane come nella vicina Vienna. Cautela di chiaro opportunismo politico, con 1.800 contagi al giorno per milione di abitanti, dovuta alla resistenza e a una popolazione vaccinata appena al 42%. Lo stesso ex primo ministro Robert Fico, ancora popolare, non si vaccina e va ai cortei dei no-mask.

Repubblica Ceca e orba, Slovenia un tampone negativo su due

In Repubblica Ceca, che la settimana scorsa riportava 22 mila nuovi casi al giorno, il 70% è tra i non vaccinati, con la cifra rovesciata del 70% di probabilità di contagio in più per i non vaccinati. Per non parlare della sopravvivenza al virus. In Slovenia, alle porte dell’Italia, ogni due tamponi uno è positivo e restavano liberi appena otto posti in terapia intensiva su 288. 

Polonia, atto di fede e lotteria

In Polonia i casi raddoppiano ogni settimana con scarse misure di contenimento. «Le autorità sono divise tra campagne pro-vaccino e ammiccamenti agli scettici». Il governo di Morawiecki è arrivato a promuovere una lotteria nazionale, «Vaccinati e vinci un milione di zloty». Ma dall’altra parte il presidente Andrzej Duda, contrario al vaccino obbligatorio, ha voluto far presente di non aver fatto l’antinfluenzale.

Romania e Bulgaria ultime e pericolose

Ultime in Europa sui vaccini, Romania e Bulgaria, «dove si concentra una parte della filiera produttiva della Ue». Per esempio, gran parte dei lavoratori dell’edilizia in Italia. Difficile ‘confinare’ il virus fuori dalla libertà di movimento prevista dalle regole europee. A Bucarest i contagi hanno superato il picco già il 22 ottobre. Ospedali e posti letto in terapia intensiva tutti occupati e gli obitori non sanno più dove mettere i cadaveri.

Emergenza, il presidente fa premier un generale

In Romania meno del 36% è vaccinato. In campagna i tassi di immunizzazione sono metà che nelle aree urbane, per l’influenza di leader locali e disinformazione sui social. E di fronte alla portata della crisi, il capo dello Stato Klaus Iohannis ha nominato premier il generale Nicolae Ciuca, che guiderà un governo di unità nazionale, con i due blocchi rivali storici, i liberali e gli ex comunisti sovranisti, per la prima volta insieme.

Bulgaria, mortalità più alta al mondo

Messa persino peggio è la Bulgaria: i decessi per Covid restano 20 volte quelli dell’Italia, 8 volte quelli della Germania. Il Paese meno vaccinato d’Europa (lo è solo un abitante su 4) ha la mortalità pro capite più alta al mondo: la malandata sanità pubblica ereditata dalla dittatura comunista è allo stremo. Ora la lotta alla pandemia è la priorità delle forze filooccidentali al potere che hanno scalzato l’uomo forte Borissov.

Il vento che soffia da Est è minaccioso: la vicina Ucraina ha contato ieri 800 morti in 24 ore, la Russia 1.200. In Europa, per l’Oms, il Covid è la prima causa di morte.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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