Costituzione, legge elettorale e RAI. Proposte (e contro-proposte).Caffè 9 marzo

 Se si tratta soltanto di sognare vorrei qualcosa di meglio delle proposte di Corradino. 1)Riforme: all’abolizione del Senato preferisco il bicameralismo imperfetto, che assegna al Senato elettivo un ruolo di vigilanza operativa sugli equilibri istituzionali e i diritti ma riserva alla Camera la fiducia al governo e  tutte le leggi ordinarie, compresa la finanziaria. 2)Quanto all’elezione del Presidente della Repubblica, mi pare che Mineo chieda di rovesciare il sistema di governo previsto dalla Costituzione, dando addio a un Capo dello Stato arbitro e rappresentante dell’unità nazionale. La sua proposta, se accolta, porterebbe dritti al presidenzialismo, con la maggioranza di governo che, ove non riuscisse ad avere i due terzi del parlamento, punterebbe subito al plebiscito popolare sul suo candidato. E con il presidenzialismo anche un compromesso altrimenti accettabile come quello che Mineo propone sull’Italicum non salverebbe dalla “democratura”. 3) Proposta per la RAI: se perfino Mineo si arrende al ritorno del super manager scelto dal governo (modello Bernabei, per capirci), chi ci salverà? Come D.G. Bernabei ci sapeva fare, ma a comandare era sempre lui, anche quando gli avevano messo a fianco un amministratore delegato liberale (Granzotto) o socialista (Paolicchi ). I cinque controllori indipendenti” a cui pensa Corradino riuscirebbero a condizionare un A.D. con pieni poteri (modello Marchionne, per intenderci) e alle spalle il governo con la maggioranza del Parlamento? Se si tratta di sognare, meglio allora, molto meglio la fondazione  prevista dal progetto appena presentato con Move on (nandocan).
***di Corradino Mineo9 marzo 2015 – “La Grecia scuote l’Europa”, Corriere della Sera. “La lista delle misure adottate da Atene è ben lontana dall’essere completa”. Di conseguenza “Bruxelles blocca gli aiuti di marzo”. Ci risiamo: Bruxelles e Francoforte mantengono un filo di dialogo con Tsipras ma vorrebbero sbarazzarsi di Varoufakis. La minaccia di indire un referendum, per contrapporre δῆμος e κράτος, la volontà dei Greci al potere dell’Europa tedesca, rischia di oltrepassare il punto di non ritorno. Ifigenia (la Grecia) sarà offerta in sacrificio ad Artemide (Merkel) perchè il bazooka di Draghi permetta alla flotta (europea) di spiegare le vele? Che tragedia!

“La Russia accusa 5 ceceni dell’assassinio del leader dell’opposizione”, El Pais. Uno avrebbe confessato, un sesto si sarebbe fatto saltare. Avrebbero agito per denaro (di chi?), si fa intendere che sarebbero islamisti (Nemtsov aveva difeso Charlie Hebdo) ma uno almeno era stato premiato da Putin per aver fatto parte di un battaglione filo russo, specializzato in tortura ed eliminazione di islamisti.: “Trama troppo semplice -Frederick Forsyth a Repubblica- sembra scritta dal potere, i russi non devono fidarsi”.

Riforme. Berlusconi domani dirà no alla Riforma votata in Senato. Renzi ha detto l’altro ieri di contare sull’appoggio del Verdini. Ieri ha ripetuto di puntare al referendum: “volete, voi Italiani, mantenere senatori eletti e pagati, o accettate di rottamare Razzi e Scilipoti?”

Penso che un Senato nominato dai partiti nei consigli regionali non serva a niente. Che sul titolo V Boschi e Finocchiaro abbiano combinato un gran pasticcio, per cui il contenzioso Stato Regioni crescerà ancora. Temo molto che, con un mini Senato (95 consiglieri) e una maxi Camera (630 deputati) selezionata con premio di maggioranza, Presidente dellla Repubblica e Corte Costituzionale (istituzioni di garanzia) diverrebbero bottino del premier vincente. Propongo dunque: a) di abolire il Senato. Ci faremo bastare una Camera; b) di eleggere il Presidente della Repubblica con il quorum dei due terzi. Qualora tale quorum non fosse raggiunto, sarà il corpo elettorale (elezione a suffragio universale diretto) a scegliere tra il primo e il secondo dei più votati in Parlamento; c) per salvare l’Italicum (senza riscriverlo del tutto) propongo di introdurre la possibilità di coalizzarsi tra primo e il secondo turno e l’elezione, con il voto di preferenza, di tutti i deputati. Oppure l’elezione di un 75% di deputati in collegi uninominali e del restante 25% in una sorta di listino del premier, al secondo turno. Se la battaglia fosse impostata così, molto probabilmente Renzi dovrebbe venire a patti.

Infine, Repubblica lancia il cuore oltre l’ostacolo e annuncia la riforma della Rai. “I nuovi manager (saranno) scelti dal governo”. Si può fare. A condizione che il Parlamento approvi subito una legge contro il conflitto d’interessi e rigorose norme anti trust per informazione e audiovisivi. Il fatto che Berlusconi si avvii lungo il viale del tramonto (politico), non garantisce che non possa emergere un nuovo Berlusconi. Quanto ai 5 consiglieri controllori (del super manager scelto dal governo) , ne vorrei uno garante degli utenti (di chi, cioè, paga il canone), uno che rappresenti le maestranze (chi lavora in rai), un terzo gli autori di cinema e teatro, un quarto nominato dal Presidente della Repubblica, un quinto (con il quorum) dalla commissione cultura del Parlamento. Sogno?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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