Corruzione. Gli appalti dei figli di papà.

Verdini***Roma, 27 ottobre 2016 – Un terremoto come quello di ieri sera, che dicono sia stato avvertito non solo nell’Italia centrale ma lungo tutta la penisola, meritava l’apertura dei quotidiani di oggi. Non credo di esagerare, però, se penso che abbia procurato più danni la serie scandalosa di episodi di corruzione emersa con le decine di arresti eseguiti nella stessa giornata.

Purtroppo la soddisfazione per l’accertamento di quei misfatti è stata subito raffreddata da un profondo senso di impotenza. Quello che prende alla notizia della prescrizione che cancella per l’ennesima volta una condanna per gli stessi reati. Questa volta a salvarsi è il grande estimatore e collaboratore del Premier, Denis Verdini, che aveva una condanna in primo grado a due anni  nella vicenda appalti per la Scuola Marescialli di Firenze. Auguriamoci che la recente approvazione della riforma, che sospenderà la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, ci risparmi per l’avvenire il rinnovarsi di questo sconcio. I magistrati, che  chiedevano il blocco e non la semplice sospensione, sembrano dubitarne.

Anche nella retata di ieri non mancano cognomi illustri tra gli arrestati. I figli di un ministro, Lunardi, e di un ragioniere generale dello Stato, Monorchio. “Gli appalti dei figli di Papà” titola il commento di Alberto Statera sulla Repubblica. “Ecco per gli italiani stanchi della burocrazia una storia istruttiva per aiutarli a capire da dove nasce il disastro di questo paese”,  annota Statera e aggiunge: “La debolezza e l’incompetenza dei partiti ha creato questo ceto di potenti di cui non si può fare a meno, perché sono gli unici in grado di scrivere una legge (male o a loro personale favore) o di interpretare una norma che essi stessi hanno scritto o collaborato a scrivere”.

“Si scrive corruzione. Ma si legge ricatto”, ribadisce  nella colonna a fianco Carlo Bonini. “I sistemi di relazioni, le parentele, le complicità, la distorsione generica del rapporto tra committente pubblico e appaltatore privato, il perenne e ‘ontologico’ conflitto di interesse che innerva il Paese in ogni sua articolazione e in ossequio al quale controllore e controllato sono la stessa persona e in ogni interesse pubblico se ne intravede uno privato, sono transitate indenni dalla Prima alla Seconda Repubblica”.

Completa tristemente il quadro la prospettiva inquietante di un’immunità retroattiva per i sindaci che diventeranno senatori se vincesse il Sì al referendum.  La giunta per le immunità del Senato si è appena espressa  contro la sindacabilità dell’ex sindaco di Milano e oggi  senatore Ncd nel processo per calunnia aggravata ai danni del Pm milanese Alfredo Robledo. Hanno votato contro solo i 3 senatori del Movimento 5 Stelle e Felice Casson del Pd. Tutti gli altri componenti della giunta, (Pd, Ap e il resto delle opposizioni compresa la Lega) hanno votato in suo favore. Da notare che in precedenza il Parlamento europeo si era espresso invece contro l’immunità  di Albertini proprio perché il reato a cui si riferisce l’accusa era stato commesso mentre era sindaco. Vedremo se l’aula del Senato confermerà .

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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