Contro la violenza: per il 25 Novembre le donne chiamano in difesa del Pianeta

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Nel testo citato dall’articolo che segue, Vandana Shiva scrive: “Ho più volte sostenuto che lo stupro della Terra e lo stupro delle donna sono intimamente connessi, sia metaforicamente, nel modo di cui si costruisce la visione del mondo, sia materialmente: nel modo in cui si costruiscono le vite quotidiane delle donne. La crescente vulnerabilità economica delle donne le rende più esposte a tutte le forme di violenza, inclusa quella sessuale”. Grazie alla Rete delle Reti Femminili per averlo segnalato, vale la pena di leggerlo integralmente, così come gli altri link riportati nel post. Attenzione però, scrivendo del manifesto qui accanto, al rispetto delle parole. “Inequality” vuol dire “diseguaglianza” e la sfida comprende la “disparità di genere”, ma non si identifica né si esaurisce con questa (nandocan).

***di Rete delle Reti Femminili, 23 novembre 2014 – E’ stato un tamtam salito dal basso. Il comunicato che ne è uscito non ha firme: è un prodotto anonimo e collettivo, come era nel costume dei movimenti degli anni 70: quando ancora gli hashtag non esistevano – questa volta si, e sono: #25novDonnePianeta e #25novWomen4Planet

Che significa? che le donne, in vista del prossimo 25 novembre contro la violenza, decidono di mettere a tema la connessione che esiste fra la violenza contro le donne, e quella contro il Pianeta. Un’idea per i più di difficile comprensione, eppure non è né bizzarra né nuova: ben trattata (ad esempio) dalla Nobel per la Pace Jody Williams ma anche in questa lecture di Lee Maracle

Un concetto sviluppato qui da Vandana Shiva in relazione a quello di “crescita economica”, e infine ben rappresentato dalla profetica Dichiarazione (integralmente recitata in italiano anche in questo video) lanciata un anno fa dell’International Women’s Earth and Climate Summit: una denuncia con un programma di proposte concrete che è uno strumento di vera informazione.

L’hashtag è stato lanciato ieri, nella Giornata Internazionale per i diritti dell’Infanzia, ricordando che ai nostri bambini stiamo togliendo il futuro, ed è stato comunicato richiamando il gravissimo ultimo allarme dell’ONU.

Un allarme tranquillamente ignorato dai potenti della Terra che però (come ha dettoWinnie Byanyima bacchettando il #G20) non possono più permettersi di ignorare che le 2 maggiori sfide del nostro tempo sono la disparità di genere e il cambio climatico. Bene: è ora di riconoscere, dice questo messaggio, che la cultura dello stupro delle donne e quella del Pianeta sono la  stessa cosa. Un messaggio che dal basso vuole alimentare una spinta che induca a ragionare i Governi. A partire dal nostro: che con lo SbloccaItalia ha deciso di puntare su petrolio e cemento, dimenticando ambiente e green economy.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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