“Contro la Dea tangente”, la corruzione è una droga. L’ anatema di Papa Francesco.

di Roberto Reale, 8 novembre 2013* – In un paese dove i ministri della giustizia telefonano ai parenti di chi è appena finito in carcere (essendosi appropriato di soldi non suoi) e gridano (i ministri) che l’arresto degli accusati “Non è giusto, non è giusto”, si leva oggi nuovamente la voce di papa Francesco che denuncia senza mezzi termini il dilagare della papa francescocorruzione e chiede di pregare per far cambiare strada ai corrotti

“Pregare perché il Signore cambi il cuore di questi devoti della dea tangente e perché si accorgano che la dignità viene dal lavoro degno, dal lavoro onesto, dal lavoro di ogni giorno e non da queste strade più facili che alla fine ti tolgono tutto”

L’anatema arriva in una giornata in cui le ultime notizie ci danno consiglieri regionali arrestati in Sardegna, un sindaco leghista (Adro, Brescia) ai domiciliari per appalti truccati, una mega azienda romana (Atac) dove si ipotizzano fondi neri a vantaggio di politici. Papa Francesco non fa sconti e dice che la corruzione è come una droga, si comincia con una piccola bustarella, ma poi si entra in una spirale senza fondo al termine della quale c’è la totale perdita di dignità dell’individuo come dell’intera comunità.
Per giustificare il fatto che da noi non valgono le regole usate negli Stati Uniti (per frode fiscale anche 20 anni di galera) o in Germania ( ci si dimette per una tesi copiata), gli imbroglioni di casa nostra chiamano sempre in causa la “morale cattolica”, più permissiva e incline al perdono. Papa Francesco intende voltare pagina. Non è detto che ci riesca (anche perché crescono gli “anticorpi” nella società italiana come in Vaticano). Ma qualcosa sta cambiando. Se non lo fermeranno, “sconvolgerà” in positivo pure la nostra vita pubblica.

*da Scenari News, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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