Contagi di estrema destra in Germania

Uno studio mostra la correlazione tra AfD, l’Alternative für Deutschland, il partito politico tedesco di estrema destra e la diffusione dei contagi. Uno studio pubblicato dallo Spiegel e rilanciato da il Foglio. Il parallelo americano dei repubblicani ‘trumpiani’.

da Remocontro, 7 dicembre 2021

La Germania delle 3G che trema

Le terribili 3G del ministro della Salute Jens Spahn, che a fine inverno i tedeschi o saranno ‘geimpft, o genesen, o gestorben. Vaccinati, guariti o morti. La 3G sulla quale si basa l’attuazione del green pass in Germania. Berlino in piena quarta ondata, ieri i nuovi casi erano più di ventiseimila, e a soffrire dell’alto numero di ospedalizzazioni sono soprattutto tre Länder: Sassonia, Turingia e Baviera.

Più contagi a destra e ad est

Fatta eccezione per la Baviera, le altre due regioni sono tra quelle in cui il sostegno per il partito di estrema destra AfD è più alto e si trovano a est del paese (qualcosa di simile alla tragica prima ondata italiana nella Lombardia leghista e ora nel nostro nord est). Il settimanale Spiegel ha pubblicato i risultati di uno studio che ha cercato di individuare quali rapporti ci sono tra contagi e scelte politiche.

Sassonia e Turingia anti ‘dittatura sanitaria’

La ricerca ha rilevato che se l’AfD riceve un voto su dieci in un distretto e il doppio in un altro, il livello di infezione nel le due zone differisce in media del 22 per cento. Più AdF più contagi. I ricercatori non dicono quanta responsabilità abbia direttamente il partito e sottolineano come non tutti gli elettori dell’AfD siano contrari alle restrizioni sul coronavirus e siano No vax, ma il partito è stato tra i più grandi animatori delle proteste durante la pandemia, sempre pronto a denunciare la ‘dittatura sanitaria’.

Negli Usa i repubblicani ‘trumpiani’

Una correlazione simile si trova anche tra i repubblicani americani e il tasso di vaccinazione: gli stati democratici hanno un tasso di vaccinazione più alto, i repubblicani (soprattutto di vocazione trumpiana) più basso.

La vaccinazione e l’attitudine a evitare il contagio sono ormai diventati un segno distintivo dei partiti, e per questo la fine della pandemia è anche un problema politico.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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