Congo dove tutto è PIÙ: risorse naturali, virus, malgoverno, terrorismo e fame

da Remocontro, 14 gennaio 2022

Nel Paese dell’Africa centrale dalle clamorose risorse e delle emergenze continue. Una crisi sanitaria tra le più serie del continente si unisce alle violenze di gruppi jihadisti, alla fame, alla lotta per il controllo delle risorse naturali. L’avanzata della Cina.
E il petrolio, i diamanti, l’oro e il cobalto diventano la tragedia per la vita dei congolesi.

Miniere clandestine di cobalto

Emergenza Congo dove tutto è iper

Repubblica Democratica del Congo, dove la democrazia, se mai è passata, è scappata di corsa. «Qui, nel quasi totale silenzio della politica mondiale, si sta consumando un’emergenza umanitaria di livelli spaventosi, mescolandosi, zona per zona, a una profonda insicurezza dei territori a Est del Paese, che rimangono preda di violenti gruppi armati, cioè bande locali legate al controllo di un territorio che è fuori controllo», denuncia Dorella Cianci su Avvenire.

Le ricchezze nascoste e rapinate

Oro nell’Ituri e nel Sud Kivu, diamanti a Kisangani, uranio, rame e cobalto nel Katanga, senza contare il legname pregiato un po’ ovunque. Nel Nord Kivu il coltan, la columbo-tantalite da anni l’oro delle nuove tecnologie la cui estrazione clandestina finanzia i gruppi armati locali, che la contrabbandano in cambio di denaro o di armi. Poi gli idrocarburi: petrolio all’interno del Parco Nazionale dei Virunga, casa degli ultimi gorilla di montagna. E gas naturale sul fondo del lago Kivu, condiviso col Ruwanda. Valore di ricchezze incalcolabile.

Coprifuoco da Covid e bande armate

In diverse regioni dell’enormità territoriale Congo, è in vigore il coprifuoco per i contagi Covid che stanno facendo strage in tutta l’Africa centrale, ma anche per le violenze di gruppi jihadisti e filo ruandesi. Regole anti virus decisamente blande e inosservate. Incontenibili più del Coronavirus, «la violenza delle milizie spesso sostenute da potenti e velati interessi esteri. La loro violenza, priva di ogni scrupolo, si manifesta in molti modi, ma le vittime principali di questo delirio della forza sono le giovani donne, che – con sotterfugi e un po’ di fortuna – dopo gli stupri qualche volta riescono a rivolgersi alle organizzazioni umanitarie per delle visite ginecologiche».

Terribile crisi alimentare

Quasi 7 milioni di persone, il 25% della popolazione nazionale , sopravvivono in uno stato di ‘insicurezza alimentare’. In Congo la fame è una condizione cronica da anni, una crisi umanitaria definita “diffusa” dagli analisti geopolitici, perché i conflitti armati si sommano ai disastri naturali, alle epidemie costanti e alla scarsità di cibo. «Negli ultimi 3 anni, nelle regioni orientali si stanno verificando migrazioni di massa a seguito di atti violenti di guerriglia ad opera di gruppi etero guidati da interessi stranieri». Solo il 7% della popolazione vaccinata contro il Covid, ma colpiscono anche morbillo, colera, ebola. Rapporto ufficiale del Congo Research Groupdella la New York University: «Sistema sanitario, carente e sotto finanziato». E cattiva gestione delle ridotte risorse finanziarie.

Sfera di influenza occidentale a perdere

«Negli ultimi 3 anni, nelle regioni orientali, si stanno verificando migrazioni di massa a seguito di atti violenti di guerriglia ad opera di gruppi jihadisti in realtà eteroguidati da interessi stranieri, Cina e Turchia in primis, sui giacimenti di terre rare, coltan, oro». Guerra per il controllo del cobalto, miniere a cielo aperto dove lavorano i bambini anche di sei e sette anni, morti per incrementare il mercato congolese nella corsa alle forniture di cobalto di cui abbiamo detto all’inizio. Il Paese è appartenuto alla sfera d’influenza occidentale ed è rimasto un componente fondamentale dell’economia internazionale.

Congo indipendente anni ’60 tra Usa e Urss

Divenuto indipendente nel ‘60, il Congo fu al centro di un sanguinoso scontro tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Furono gli Usa a vincere la partita, instaurando il regime del generale Mobutu, tra i più i più sanguinari del continente. Da sempre obiettivo sfruttamento delle sue risorse, del più feroce colonialismo europeo nel ‘Congo Belga’. Risorse strategiche o spesso mortali. Passando dal produrre gomma per la guerra mondiale all’esportazione dell’uranio, necessario per la produzione delle prime bombe atomiche.

Il nuovo colonialismo asiatico

Oggi un consorzio di società statali cinesi hanno firmato un accordo per diritti di estrazione di 10 milioni di tonnellate di rame e 600 mila tonnellate di cobalto in 25 anni, per un valore tra i 40 e gli 84 miliardi di dollari. In cambio la Cina si sarebbe impegnata ad investire oltre 6 miliardi di dollari nel miglioramento delle tecniche estrattive. Questioni sociali non previste nell’accordo commerciale.

Ad oggi si registra solo sfruttamento, con capitali che vanno esclusivamente all’estero, lasciando la popolazione spesso persino senza energia elettrica.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: