Conflitto di interessi, l’audizione di Articolo21 alla Camera. Verso un confronto pubblico

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Il conflitto di interessi? Vincenzo Vita ha ragione a ricordarcelo, ognuno deve fare la sua parte. Anche se nel contesto politico attuale, con una maggioranza di centro destra (pardon, centro sinistra) al governo, parlare di una legge seria al riguardo può apparire accademico. Per questo la proposta avanzata da articolo 21 di aprire un confronto pubblico (bene, ma dove?) che in tempi migliori  sarebbe parsa dilatoria, nelle attuali condizioni è forse l’ultima carta da giocare per avere, attraverso i media, una mobilitazione adeguata degli elettori per una pressione efficace su i partiti e le istituzioni (nandocan).

***di Vincenzo Vita, 2 ottobre 2014* – Si è tenuta  presso la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati l’audizione di Articolo 21 sul conflitto di interessi. Infatti, è programmata per i prossimi giorni la (almeno formale) calendarizzazione in Aula dell’iter parlamentare. Sono 4 i testi in discussione: Bressa (n.275) e Civati(n.1832) del Partito democratico,Fraccaro (n.1059) del Movimento 5Stelle, Tinagli (n.1969) di Scelta Civica. Cui si dovrebbe aggiungere una proposta di Sinistra, Ecologia e Libertà. Nella veste di accademici assai qualificati sulla materia erano stati sentiti in precedenza anche Roberto Zaccaria e Andrea Pertici, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel definire le ipotesi di Articolo 21.

La ripresa dei lavoro avviene simbolicamente nel decennale di due leggi profondamente sbagliate: la l. n. 112  a firma Gasparri sul sistema radiotelevisivo e la l. n.215 dell’ex Ministro Frattini sul conflitto di interessi. Sulla prima c’è poco da aggiungere rispetto alle critiche fatte e alle battaglie condotte in questi anni. In sintesi, fu la definitiva ibernazione del predominio di Mediaset, con buona pace di ogni regola antitrust. E con la Rai relegata a fare da controfigura. Il cuore del testo fu la trovata del Sic (il sistema integrato delle comunicazioni), incalcolabile per i blandi tetti antitrust vista la volatilità della sua composizione. Meno nota, forse, ma tutt’altro che innocua la disciplina sul conflitto di interessi, meno di un’aspirina, a fronte della clamorosa vicenda Berlusconi. Dichiarata inadeguata già nel 2005 dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, la normativa in vigore è del tutto limitativa nella precisazione dei confini dell’argomento e blanda nelle sanzioni. Infatti, si ha notizia di qualche conseguenza rilevante avvenuta dopo l’approvazione? La legge fu messa in questione, tra l’altro, dal Presidente dell’Antitrust Pitruzzella  e dall’ex Presidente dell’Agcom Calabrò.

Del resto, la mancata soluzione del problema è una maledizione antica, che ci riporta agli anni ruggenti del centrosinistra (1996/2001), quando cedimenti e sottovalutazioni portarono dapprima a varare in prima lettura un testo troppo blando, reso poi di maggior cogenza nella lettura del Senato grazie alle modifiche apportate da Passigli e Villone: e qui avvenne la morte non accidentale. Fu un peccato mortale, di cui ancora paghiamo le conseguenze.

I punti posti nell’Audizione da Articolo 21 (con la partecipazione, oltre al sottoscritto, del segretario dell’associazione Tommaso Fulfaro): rendere chiaro il perimetro della legge, che deve riguardare membri dei governi nazionale e locali, nonché i parlamentari; introdurre sanzioni precise, ivi compresa la decadenza dalle funzioni pubbliche; definire chiaramente i compiti e tempi dell’intervento dell’Autorità competente; articolare con nettezza la categoria del “sostegno privilegiato”, che inerisce proprio a chi è proprietario di mass media e li utilizza per supportare la propria attività.

Articolo 21, però, ha posto pure un capitolo stringente: Il caso Berlusconi, o altri eventualmente simili (il rapporto tra media e politica si è assai integrato) non possono certo essere risolti con l’incompatibilità rilevata dopo l’avvenuta elezione (o nomina) o con il ricorso ad un “blind trust”. Quest’ultimo implica una proprietà azionaria diffusa, che un soggetto “cieco” potrebbe nascondere agli effettivi proprietari. Mentre la potente arma di consenso dei mezzi di comunicazione esige la propensione verso l’ineleggibilità: chiarendo una volta per tutte l’applicazione della legge del 1957.

Il panorama internazionale è in movimento e vale la pena di dare uno sguardo al villaggio globale. Forse il testo davvero utilizzabile nel dibattito italiano è la “Ley 5/2006” varata dal Governo Zapatero in Spagna.

Su tali argomenti, e con i presentatori delle proposte di legge, Articolo 21 vuole indire un confronto pubblico, perché il conflitto di interessi riguarda i diritti di uguaglianza tra i cittadini e non deve rimanere solo un confronto tra pochi esperti. Errare forse è umano, ma perseverare è tragicamente diabolico.

*da articolo21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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